La Gioconda non è al sicuro', l'allarme dello storico Silvano Vinceti
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La Gioconda non è al sicuro', l'allarme dello storico Silvano Vinceti

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(Adnkronos) - Nonostante l’impiego di tecnologie di sorveglianza d'avanguardia - dai sistemi biometrici al riconoscimento facciale fino all'intelligenza artificiale - "la Gioconda continua a non essere al sicuro". A lanciare l'allarme

è Silvano Vinceti, storico e ricercatore tra i massimi esperti di Leonardo da Vinci, che denuncia una "cronica carenza nei sistemi di prevenzione e sicurezza del Louvre", messa a nudo dal clamoroso furto dei gioielli reali avvenuto in pieno giorno domenica 19 ottobre. 

L’opera più famosa del mondo, custodita nella Salle des États, attira ogni anno oltre nove milioni di visitatori e genera un indotto economico di enorme valore. "Il suo prezzo teorico supera il miliardo di dollari", spiega Vinceti all'Adnkronos, secondo cui "molti collezionisti privati sarebbero disposti a pagare cifre astronomiche pur di possederla, anche illegalmente".  

Per lo studioso, autore del volume "Il furto della Gioconda", la vulnerabilità del capolavoro leonardesco risiede proprio nella sua esposizione al pubblico: "Potrebbe apparire paradossale e non accettabile, ma forse l'unico modo per garantirne davvero la protezione sarebbe collocarla in un caveau inviolabile, accessibile a nessuno. I visitatori potrebbero ammirare una riproduzione in altissima definizione, accompagnata da spiegazioni sul perché l’originale non sia esposto". Vinceti ricorda inoltre l'esistenza di caveau svizzeri dove sono custodite opere di grandi maestri italiani e internazionali, spesso di provenienza controversa o confiscate durante il periodo nazista: depositi blindati ai quali pochissimi hanno accesso, ma che rappresentano, secondo l’esperto, "un modello di sicurezza assoluta per la tutela dei capolavori dell’arte mondiale". La denuncia è netta e senza appello: "Se la Gioconda venisse rubata, non ci sarebbero giustificazioni di alcun genere. La sicurezza del Louvre, ieri come oggi, resta un colabrodo". (di Paolo Martini) 

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