Iran, duemila morti nelle proteste. Pentagono presenta a Trump opzioni di attacco contro il regime
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Iran, duemila morti nelle proteste. Pentagono presenta a Trump opzioni di attacco contro il regime

Esteri
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(Adnkronos) - Il Pentagono sta presentando al presidente americano Donald Trump una vasta gamma di opzioni di attacco nei confronti dell'Iran, mentre continua a essere valutata la strada diplomatica. Lo scrive il New York Times citando

funzionari americani e spiegando che tra gli obiettivi potrebbero esserci i siti missilistici e il programma nucleare di Teheran, già colpito nella guerra dei 12 giorni a giugno. 

Un funzionario citato dal giornale afferma comunque che le opzioni più probabili restano un attacco informatico o un attacco contro l'apparato di sicurezza interna iraniano che sta usando la forza contro i manifestanti in piazza. Trump sarà informato delle varie opzioni in un briefing oggi, ma in ogni caso, scrive il New York Times, la risposta americana avverrà tra diversi giorni e potrebbe suscitare una rappresaglia iraniana. 

Sarebbero circa 2.000 le persone uccise nelle proteste in corso in Iran. Lo ha riferito un funzionario iraniano alla Reuters, rilanciata da Sky News, precisando che nel bilancio sono compresi anche membri delle forze di sicurezza e attribuendo le morti all’azione di "terroristi". 

Le ultime stime dell'ong statunitense Human Rights Activists News Agency riferivano di almeno 646 vittime, ma il blackout di internet che da giorni colpisce il Paese rende difficile ottenere dati completi e verificare in modo indipendente le informazioni. 

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato ad al Jazeera che l'Iran ha ordinato il blocco di internet da quando sono iniziate le "operazioni terroristiche" durante le proteste inizialmente scatenate da problemi economici il 28 dicembre a Teheran. "Il governo stava dialogando con i manifestanti. Internet è stato interrotto solo dopo che abbiamo affrontato operazioni terroristiche e ci siamo resi conto che gli ordini provenivano dall'esterno del Paese", ha sostenuto Araghchi. I gruppi per i diritti umani accusano l'Iran di aver bloccato Internet per mascherare la repressione. 

In Iran è tornata la possibilità di effettuare chiamate internazionali da alcuni telefoni cellulari, dopo che le autorità di Teheran hanno imposto un blackout delle comunicazioni mentre le proteste dilagano nel Paese. Lo riferiscono diversi account sui social e media citando un test effettuato dall'Ap. 

Emergono intanto dettagli sull'incontro di ieri. Non è (parzialmente) vera la notizia, diffusa dal ministero degli Esteri iraniano, secondo cui le autorità della Repubblica islamica hanno convocato gli ambasciatori e gli incaricati d'affari a Teheran di Italia, Francia, Germania e Regno Unito per protestare contro il sostegno dato dai quattro Paesi europei alle proteste antigovernative che dal 28 dicembre stanno scuotendo il Paese. Secondo quanto appreso dall'Adnkronos da fonti informate, si è trattato di un briefing generale, non di una convocazione nel senso tecnico, del ministero degli Esteri con tutti gli ambasciatori accreditati a Teheran.  

Non erano presenti quindi solo i quattro rappresentanti europei, come si evince anche da alcuni video dell'evento che mostrano una sala piena. Non sono chiari i motivi per cui chi ha fatto circolare la notizia abbia deciso di mettere in evidenza la presenza dei rappresentanti diplomatici di Italia, Francia, Germania e Regno Unito. Durante la riunione, le autorità iraniane hanno mostrato al corpo diplomatico accreditato dei video di quelle hanno descritto come "violenze da parte dei rivoltosi". 

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