(Adnkronos) - Se vorranno raggiungere un accordo, gli Stati Uniti dovranno rinunciare alle loro "richieste eccessive", dopo i colloqui tra le due parti a Ginevra. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in una
telefonato con il suo omologo egiziano Badr Abdelatty. "Il successo in questo percorso - ha sottolineato il capo della diplomazia di Teheran - richiede serietà e realismo dell'altra parte, evitando qualsiasi errore di calcolo e richieste eccessive".
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump intanto continua a lasciare aperta l'ipotesi di un intervento militare che secondo alcune fonti Usa potrebbe essere più ampio dei bombardamenti dei siti nucleari effettuati lo scorso giugno. Ma il vicepresidente JD Vance rassicura sul rischio di escalation in Medio Oriente. Intervistato dal Washington Post a bordo dell'Air Force Two, Vance ha escluso che un intervento militare contro l’Iran possa trasformarsi in un conflitto prolungato: “Non c’è alcuna possibilità che saremo in guerra per anni senza fine” come quelli che il vice presidente in passato ha duramente criticato. Ed ha citato a sostegno non solo i raid in Iran dello scorso anno, ma anche l'operazione di inizio gennaio in Venezuela per la cattura di Nicolas Maduro, operazioni "molto chiaramente definite". Pur senza conoscere le mosse precise di Trump, Vance ha indicato le opzioni sul tavolo, dalla pressione militare mirata alla diplomazia, con l’obiettivo di fermare il programma nucleare iraniano.
Il 41enne vice presidente ha combattuto in Iraq e in un suo discorso al Senato disse che chi lo mando in guerra "mentì" sulle ragioni del coinvolgimento degli Usa nel conflitto. A chi gli ha ricordato questo intervento, Vance ha detto che ancora si considera "scettico di fronte agli interventi militari" e si è detto convinto che anche Trump condivida questa posizione. "Credo che tutti preferiremmo l'opzione diplomatica - ha concluso Vance - ma veramente dipende da quello che fanno e dicono gli iraniani".
