Iran: "Usa vogliono iniziare una nuova guerra". Esercito Israele in stato di "massima allerta"
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
30
Sab, Mag

Abbiamo 5246 visitatori e nessun utente online

Iran: "Usa vogliono iniziare una nuova guerra". Esercito Israele in stato di "massima allerta"

Esteri
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Resta alta la tensione tra Iran, Stati Uniti e Israele. Teheran accusa Washington di voler riaprire lo scontro militare e di puntare ancora alla “resa” dell’Iran, mentre sul terreno diplomatico e militare si

moltiplicano segnali di allarme. 

Secondo il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, gli Stati Uniti starebbero cercando di “iniziare una nuova guerra”. In un messaggio audio diffuso dai media locali, Ghalibaf sostiene che “le mosse del nemico, sia palesi che clandestine, dimostrano che, nonostante le pressioni economiche e politiche, non ha abbandonato i suoi obiettivi militari”, aggiungendo che Washington e i suoi alleati punterebbero ancora a indebolire Teheran fino alla resa. 

Il dirigente iraniano ha inoltre ribadito che le forze armate della Repubblica islamica stanno preparando una “risposta energica” a eventuali attacchi di Stati Uniti e Israele, sottolineando che “l’Iran non cederà mai alle intimidazioni, in nessuna circostanza". 

Anche i Guardiani della Rivoluzione islamica iraniana (Pasdaran) hanno lanciato un avvertimento diretto: “Se l’aggressione contro l’Iran si ripeterà, la guerra si estenderà oltre i confini della regione”. Nel loro messaggio, riportato dalle agenzie iraniane, i Pasdaran hanno adottato un tono fortemente bellicoso, ribadendo la loro capacità militare: "Il nemico americano-israeliano parla ancora una volta di minacce. Noi siamo uomini di guerra. La nostra forza si vede sul campo di battaglia e non nelle vuote dichiarazioni e nei profili virtuali", hanno aggiunto i Pasdaran. 

A rafforzare il clima di tensione anche le dichiarazioni della Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, che sui social ha parlato di “resistenza storica e senza precedenti della nazione iraniana contro due eserciti terroristici globali". 

Sul fronte israeliano, il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha confermato che le Israel Defense Forces (IDF) sono in stato di massima allerta, pronte a “qualsiasi sviluppo” in uno scenario sempre più instabile. 

Intanto, secondo l’emittente Channel 12, ci sarebbe stato un colloquio telefonico “lungo e drammatico” tra il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, con entrambi i leader “sull’orlo di una decisione” riguardo all’Iran. Dalla Casa Bianca e da Israele, tuttavia, non arrivano conferme ufficiali sui contenuti della conversazione. 

Lo stesso Trump, parlando con la stampa, ha definito Netanyahu “un grande uomo” e ha lasciato intendere pieno sostegno, alimentando ulteriormente le speculazioni su possibili sviluppi militari o strategici nella regione. "Farà quello che voglio che faccia sull'Iran, è un grande uomo, è bravo".  

"Non ho fretta" di mettere fine alla guerra, ha poi detto il presidente americano sottolineando che raggiungere gli obiettivi prefissati è più importante che stabilire una data per la conclusione del conflitto. "Dovremmo aprire lo Stretto (di Hormuz), che si aprirebbe immediatamente. Quindi daremo a questa cosa un'unica possibilità", ha affermato, facendo notare che è meglio "vedere uccise poche persone anziché molte". Per poi aggiungere: "Potremmo farlo in entrambi i modi". 

Sul piano diplomatico, si registra un tentativo di mediazione con la visita a Teheran del ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi, impegnato in colloqui definiti “cruciali” con le autorità iraniane per sbloccare i negoziati.  

 

Lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il commercio globale del petrolio, resta il fulcro della crisi. "Nelle ultime 24 ore, 26 navi, tra cui petroliere, portacontainer e altre navi mercantili, hanno attraversato lo Stretto di Hormuz in coordinamento con e sotto la protezione della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie", rende noto la stessa Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Tra queste anche una petroliera sudcoreana. 

L’area rimane altamente instabile: negli ultimi mesi si sono registrati episodi di attacchi a navi commerciali e accuse reciproche tra Iran e Stati Uniti, con il rischio di blocchi o interferenze sulle rotte energetiche globali. 

Gli analisti ricordano che circa un quinto del petrolio mondiale passa attraverso questo passaggio strategico, rendendo qualsiasi escalation potenzialmente globale. 

 

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è stato invitato a New York per partecipare a una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla pace e la sicurezza internazionali fissata per il 26 maggio. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ismail Baghaei all'agenzia di stampa Isna. "Data la presidenza cinese del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e i suoi piani di tenere una riunione speciale dei ministri degli Esteri per discutere di pace e sicurezza internazionale, anche il ministro degli Esteri del nostro Paese è stato invitato a partecipare a questo incontro", ha dichiarato Baghaei all'Isna. "Questa riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è programmata per il 26 maggio. Tuttavia, data l'intensa agenda di lavoro del ministro degli Esteri, la sua partecipazione non è ancora stata confermata'', ha spiegato. 

 

Secondo indiscrezioni riportate dal New York Times, Israele e Stati Uniti avevano proposto all'ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad di sostituire la leadership del Paese dopo la guerra. Israele avrebbe elaborato l'ambizioso piano e Ahmadinejad avrebbe persino fornito consulenza in merito, ma la mossa si è presto arenata. Il primo giorno di guerra, Israele ha bombardato l'abitazione di Ahmadinejad, ferendolo, nel tentativo di liberarlo dagli arresti domiciliari. Secondo il quotidiano, dopo quell'attacco Ahmadinejad avrebbe "cambiato idea" riguardo all'intenzione di sostituire il governo. 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.