Sembra un trader ma è il presidente degli Stati Uniti: tutti i dubbi sugli affari in Borsa di Donald Trump
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Sembra un trader ma è il presidente degli Stati Uniti: tutti i dubbi sugli affari in Borsa di Donald Trump

Esteri
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(Adnkronos) - Sembra un trader di successo ma è Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti. Gli affari in Borsa del tycoon fanno discutere da tempo, anche perché aumentano di valore sistematicamente seguendo le oscillazioni e

gli strappi prodotti sulle quotazioni dai suoi annunci, dalle fughe in avanti e dalle smentite di se stesso, che colleziona preferibilmente via Truth. Uno schema che ha sollevato proteste, iniziative dei Democratici americani e anche denunce circostanziate. A parlare più di ogni altro elemento sono i numeri. In particolare, quelli dei documenti depositati presso l'Office of Government Ethics, l'agenzia federale indipendente che vigila sui conflitti di interesse dei funzionari pubblici: bene, anzi molto male, tra gennaio e marzo il portafoglio azionario dichiarato da Trump comprende partecipazioni per un controvalore stimato tra 220 e 750 milioni di dollari. Nel primo trimestre del 2026 sono riconducibili a Trump più di 3.700 transazioni azionarie, con trenta operazione del valore almeno di un milione di dollari.  

Il Financial Times ha ricostruito anche la destinazione di questi investimenti, con transazioni su titoli come Tesla, Nvidia, Apple, Meta. Il conflitto di interesse non è solo potenziale ma plasticamente rappresentato nell'azione di governo. Basti pensare che i vertici delle stesse corporation hanno accompagnato il Presidente la scorsa settimana nel suo viaggio in Cina. Non solo, le stesse aziende e di conseguenza le azioni e il portfoglio di Trump stanno beneficiando di tutte le scelte fatte sullo scenario internazionale, e soprattutto del continuo tira e molla che le accompagna, dai dazi alla guerra in Medio Oriente.  

Pensare a un caso analogo in un altro paese occidentale sarebbe impensabile. Immaginate cosa vorrebbe dire per la premier Giorgia Meloni, o per qualsiasi altro primo ministro europeo, investire personalmente nelle azioni di aziende che hanno rapporti stretti con la politica del governo che guidano e, in ossequio alla trasparenza, rendere pubblici guadagni milionari riconducibili a una sistematica speculazione finanziaria.  

Le cronache che arrivano dagli Stati Uniti sono piene di casi spinosi. Il presidente americano ha l'abitudine, in particolare, di acquistare azioni di aziende poco prima, o in alcuni casi nello stesso giorno, di elogiarle pubblicamente. Va in visita negli stabilimenti di una grande azienda farmaceutica dopo averne comprate le azioni per decine di migliaia di dollari, investe su Apple nello stesso giorno in cui si spertica in elogi pubblici sulle sue perfofmance industriali, compra azioni Dell e poi invita gli americani a comprare computer Dell. E la lista può allungarsi a decine di altri casi. 

Va ricordato che la normativa americana non vieta al presidente in carica di detenere o negoziare azioni. Gli obblighi di trasparenza e rendicontazione pubblica, però, evidenziano che l'arrichimento personale nell'esercizio della funzione pubblica non è stato solo sdoganato ma è stato elevato a sistema. La Casa Bianca continua a respingere ogni accusa, ma sono in corso verifiche, soprattutto su presunti casi di insider trading: in genere, in un mondo normale, si indagherebbe per capire se qualcuno possa aver avuto accesso privilegiato alle decisioni governative, permettendo speculazioni prima della diffusione ufficiale delle informazioni. Nel caso di Trump, sembra sempre più evidente che l'insider trading possa essere immediato, diretto, perché sarebbe lo stesso Presidente a muoversi come un trader di successo, accumulando plusvalenze, grazie a una posizione di vantaggio che nessun altro può avere: quella di poter fare insider trading sulle proprie decisioni. (Di Fabio Insenga) 

 

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