(Adnkronos) - Il presidente americano Donald Trump ha reso noto oggi, lunedì 1 giugno, di aver avuto un colloquio telefonico "molto produttivo" con il premier israeliano Benjamin Netanayhu, ricevendo rassicurazioni che "non ci sarà
alcun dispiegamento di truppe a Beirut e tutte le unità già in marcia sono state richiamate".
"Allo stesso modo - ha aggiunto su Truth Social - tramite rappresentanti di alto livello, ho avuto un colloquio molto positivo con Hezbollah, che ha accettato di cessare ogni tipo di scontro a fuoco: Israele non li attaccherà e loro non attaccheranno Israele".
In un post su Truth Social annuncia che i colloqui tra Stati Uniti e Iran "proseguono a ritmo spedito".
L'ambasciata libanese a Washington ha confermato l'accordo di cessazione reciproca degli attacchi tra Hezbollah e Israele, mediato dagli Stati Uniti. "Nel quadro degli sforzi intrapresi dallo Stato libanese per preservare la stabilità ed evitare al Libano un'ulteriore escalation - e a seguito del colloquio avvenuto tra il Presidente Joseph Aoun e il Segretario di Stato americano Marco Rubio - le autorità libanesi hanno ricevuto conferma dell'accettazione da parte di Hezbollah della proposta statunitense che prevede una cessazione reciproca degli attacchi", si legge in una dichiarazione.
"In base all’accordo proposto, gli attacchi israeliani alla periferia sud di Beirut cesserebbero in cambio dell'astensione di Hezbollah dal compiere attacchi contro Israele, con la portata del cessate il fuoco successivamente estesa fino a comprendere l'intero territorio libanese - riferisce Beirut -. Successivamente, il presidente Donald Trump ha telefonato all’ambasciatrice del Libano negli Stati Uniti, Nada Maawad, informandola di aver ottenuto l'assenso del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sull'accordo proposto. L’ambasciatrice Maawad ha riferito l’esito di queste discussioni al presidente Aoun, il quale, a sua volta, ha comunicato questa informazione a Hezbollah".
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato di aver avuto un colloquio telefonico con il presidente americano Donald Trump. "Se Hezbollah non smetterà di attaccare le nostre città e i nostri cittadini, Israele colpirà obiettivi terroristici a Beirut - ha scritto su X -. La nostra posizione rimane immutata. Parallelamente, le Forze di difesa israeliane continueranno a operare come previsto nel Libano meridionale".
Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha esortato il premier Benjamin Netanyahu a respingere la richiesta del presidente statunitense Donald Trump di rinviare eventuali attacchi israeliani contro Beirut e a procedere, invece, con l'azione militare annunciata contro Hezbollah.
"In passato hai detto che un primo ministro forte dice al presidente degli Stati Uniti 'sì' quando è possibile e 'no' quando è necessario. Ora è il momento di dire no al nostro amico, il presidente Trump", ha scritto Ben-Gvir. Il ministro ha aggiunto che "è il momento di fare ciò che è richiesto e necessario per colpire Hezbollah, sciogliere i vincoli che limitano l'azione dei nostri combattenti e ripristinare la sicurezza nel nord" di Israele.
Le forze armate statunitensi hanno coordinato nelle ultime tre settimane il transito attraverso lo Stretto di Hormuz di circa 70 navi commerciali, nonostante lo stallo nei negoziati per porre fine al conflitto con l'Iran. Lo riferiscono al New York Times funzionari americani, secondo cui la maggior parte delle imbarcazioni ha attraversato il passaggio con i transponder disattivati per evitare di essere individuate. Le autorità Usa non hanno precisato la tipologia delle navi coinvolte né i percorsi esatti, ma analisti del settore hanno evidenziato come almeno una delle navi si sia mantenuta più vicina alle coste dell'Oman e lontana da quelle iraniane.
Nonostante l'assistenza americana, il traffico marittimo resta ben al di sotto dei livelli precedenti all'escalation militare. Prima degli attacchi congiunti israelo-americani contro Teheran, lo stretto era attraversato ogni giorno da oltre 100 navi commerciali; oggi con i passaggi coordinati da Washington la media si attesta sui tre al giorno. La continuità delle traversate suggerisce comunque che ci siano armatori disposti ad assumersi il rischio per raggiungere o lasciare il Golfo Persico, dove risultano bloccate da settimane numerose unità. Il corridoio coordinato dagli Stati Uniti rappresenta inoltre un'alternativa per gli operatori che non intendono richiedere autorizzazioni all'Iran o pagare pedaggi per il transito.
Teheran ha il diritto di imporre alle navi una tassa ambientale per il transito nello Stretto di Hormuz, sostiene Arman Khorsand, capo del Centro iraniano per gli affari internazionali e le convenzioni ambientali, aggiungendo che l'inquinamento da petrolio, l'attività delle flotte militari straniere e i danni agli ecosistemi sensibili nel Golfo hanno "raddoppiato la necessità di fornire risorse per il ripristino ambientale" e che le tariffe riscosse potrebbero essere utilizzate per compensare i danni causati all'ambiente del Golfo.
Secondo il sistema del “passaggio inoffensivo”, ha affermato, i paesi che si affacciano sullo stretto possono riscuotere tariffe per i servizi marittimi e risarcimenti per i danni causati da violazioni delle normative, “e questa questione ha un precedente nel diritto internazionale”. Khorsand ha respinto le critiche al provvedimento, spiegando che "l'affermazione secondo cui la riscossione di tasse ambientali dalle navi di passaggio è illegale non ha fondamento giuridico" e che l'azione potrebbe essere intrapresa "nel quadro delle norme internazionali riconosciute".
Emmanuel Macron ha avuto intanto un colloquio telefonico con Donald Trump, durante il quale ha "salutato gli sforzi determinati che sta conducendo per giungere rapidamente a un accordo tra Stati Uniti e Iran". Lo ha scritto su X lo stesso presidente francese, sottolineando che l'accordo "rappresenta un'opportunità unica per costruire un nuovo quadro di sicurezza che coinvolga l'insieme degli attori interessati, al fine di consentire una stabilizzazione duratura della regione"
A Trump, continua Macron riferendo della telefonata avuta ieri sera, "ho indicato che siamo pronti a sostenere pienamente questi sforzi e ad assumere pienamente il nostro ruolo nella loro attuazione". "È in questo senso la missione internazionale che abbiamo costruito con i britannici e i nostri partner, pronta a essere dispiegata non appena sarà concluso un accordo, per contribuire alla sicurezza del traffico marittimo nello stretto di Hormuz - spiega ancora il presidente francese, che ieri aveva sentito anche i leader di Arabia Saudita, Emirati, Oman ed Egitto - Siamo anche disposti a portare la nostra competenza e le nostre capacità alle negoziazioni più ampie che devono aprirsi, in particolare sul capitolo nucleare di un accordo".
Nel colloquio telefonico, Macron ha quindi "salutato l'impegno del presidente a favore della sovranità e dell'integrità territoriale del Libano", sottolineando ancora una volta "l'importanza di un cessate il fuoco robusto e del nostro sostegno collettivo alle autorità libanesi".
