Banche Ue: la Commissione delinea riforme per superare la frammentazione
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Banche Ue: la Commissione delinea riforme per superare la frammentazione

Esteri
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(Adnkronos) - Quattordici anni dopo il lancio del progetto dell'Unione bancaria, la Commissione Europea ha presentato oggi una comunicazione, cioè un atto di soft law, non giuridicamente vincolante, in cui analizza le carenze del sistema

bancario europeo, in primis il fatto che il settore è eccessivamente "frammentato" per linee nazionali, e delinea le possibili misure per porvi rimedio. Misure che dovrebbero tradursi in proposte legislative l'anno venturo.  

Tra l'altro, con la comunicazione di oggi la Commissione 'seppellisce' l'Edis, proposto nel 2015 e mai approvato, per resuscitarlo subito dopo, trasformandolo da "schema" europeo per "l'assicurazione" dei depositi, per il quale si batté a lungo invano l'allora ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, in un "meccanismo" comune per la "protezione" dei depositi.  

L'Unione bancaria, il progetto di creare un vero mercato unico del credito, è stata proposta nel giugno 2012, ma si è incagliata nel Consiglio per le divisioni degli Stati membri, restii a perdere la presa che conservano sugli istituti di credito, grandi acquirenti di titoli di Stato.  

Nel frattempo, il settore bancario nel resto del mondo non è rimasto fermo: alla fine del 2007, prima della crisi finanziaria deflagrata nel 2008 con il fallimento di Lehman Brothers, Deutsche Bank capitalizzava 65 miliardi di dollari, mentre Morgan Stanley aveva una capitalizzazione di mercato di 56 miliardi di dollari. Oggi la prima capitalizza circa 60 mld di dollari, mentre la banca d'affari Usa vale poco meno di 360 miliardi di dollari, sei volte tanto la banca tedesca. 

Oggi, dopo una consultazione pubblica e scambi con gli Stati membri, le parti interessate e le autorità di vigilanza, la Commissione comunica di avere individuato tre "sfide" principali che limitano la capacità del settore bancario di sostenere efficacemente l'economia dell'Ue (senza grandi banche, è difficile avere grandi imprese). 

Prima di tutto, per la Commissione il settore rimane "troppo frammentato" per linee nazionali, anche se esistono delle eccezioni, cosa che impedisce alle banche dell'Ue di espandersi e competere a livello globale nei segmenti di mercato chiave, nonché di trovare efficienze transfrontaliere.  

In secondo luogo, il modo in cui gli standard bancari internazionali, gli standard di Basilea III, vengono recepiti nel quadro normativo dell'Ue "non sempre riflette le caratteristiche specifiche del panorama bancario dell'Ue". Per la Commissione, il quadro normativo deve funzionare meglio "sia per le grandi che per le piccole banche".  

In terzo luogo, alcune parti del quadro normativo dell'Ue, tra cui l'interazione tra norme microprudenziali, macroprudenziali e di risoluzione, nonché gli obblighi di rendicontazione, sono "troppo complesse e onerose" e dovrebbero essere "semplificate". 

 

Secondo la Commissione, affrontare queste tre sfide è "essenziale" per costruire un settore bancario competitivo, in grado di sostenere l'economia dell'Ue. Aumentare la competitività, secondo l'esecutivo Ue, richiede un "cambiamento culturale" nel settore bancario, verso un'assunzione di rischi "responsabile e misurata". Semplificare il quadro normativo, integrare il Mercato Unico e completare l'Unione bancaria, osserva l'esecutivo Ue, aiuterebbe i cittadini e le imprese dell'Ue ad accedere a prodotti e servizi migliori a prezzi più competitivi. 

La comunicazione individua misure incentrate su tre obiettivi. Primo: rimuovere gli ostacoli all'attività bancaria transfrontaliera e promuovere l'integrazione del mercato. La comunicazione delinea il percorso per ridurre gli ostacoli prudenziali e non prudenziali all'attività transfrontaliera, in modo che le banche dell'Ue possano raggiungere le dimensioni necessarie per competere a livello globale.  

Tra l'altro, per l'esecutivo Ue sarebbero necessarie misure atte a consentire ai gruppi bancari transfrontalieri di utilizzare il capitale e la liquidità in modo più efficiente in tutta l'Ue, cosa che consentirebbe loro di reindirizzare i fondi in eccesso verso aree in cui possono essere più produttivi, senza compromettere la loro capacità di finanziare le economie locali e senza pregiudicare la stabilità finanziaria del Mercato Unico. 

 

Secondo: la Commissione, undici anni dopo, seppellisce l'Edis, lo schema europeo di assicurazione dei depositi, affossato dall'opposizione dei nordici (Germania in primis), e lo resuscita, sotto altre spoglie. La Commissione "cercherà di accrescere la fiducia nel sistema finanziario e tra le autorità di vigilanza", proponendo un meccanismo comune di protezione dei depositi "più semplice ed efficace" nell'Unione bancaria. Il meccanismo sostituirebbe la proposta del 2015 e si baserebbe sulle reti di sicurezza centrali e nazionali esistenti, che sono ora "completamente finanziate" (in Italia c'è il Fitd, Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi). 

Si propone anche un monitoraggio più attento dei quadri normativi Ue in materia di antiriciclaggio e tutela dei consumatori e della loro attuazione a livello nazionale, cosa che faciliterebbe l'offerta di servizi transfrontalieri da parte delle banche. 

L'Ue, sottolinea la Commissione, rimane impegnata ad applicare gli standard internazionali, riflettendo però le specificità del settore bancario europeo. Per preservare la parità di condizioni a livello internazionale e sostenere le banche dell'Ue nella competizione globale, la Commissione propone di rivalutare le modalità di attuazione da parte dell'Ue di alcuni standard internazionali, che "in alcuni casi", si riconosce, potrebbero "limitare" la capacità di erogazione di prestiti delle banche dell'Ue, come l'Associazione Bancaria Italiana sostiene fin dal 2011, ben prima che gli standard di Basilea 3 iniziassero ad entrare in vigore.  

Non si esclude, poi, di rivedere alcune norme prudenziali e di governance societaria per meglio riflettere le specificità delle banche dell'Ue. 

Infine, secondo l'esecutivo Ue il quadro normativo per le banche dovrebbe essere semplificato. Per la Commissione, che ha l'iniziativa legislativa a livello Ue, è necessario "ridurre la complessità non necessaria" e rendere i requisiti più prevedibili e trasparenti sia per le banche che per le autorità.  

In particolare, si guarda alla semplificazione della struttura patrimoniale e ad un'ulteriore armonizzazione dei cuscinetti macroprudenziali delle banche; alla standardizzazione e alla semplificazione dei requisiti e dei processi relativi alla risoluzione delle banche, nonché all'adeguamento dei criteri e delle soglie per gli istituti di piccole dimensioni e non complessi e all'adeguamento dei requisiti. 

L'iter sarà ancora lungo: la Commissione ha richiesto il parere delle parti interessate e invita i partecipanti a presentare osservazioni o commenti "nei prossimi mesi". Nel primo trimestre del 2027, poi, proporrà un pacchetto di misure per modificare il quadro normativo bancario e dare seguito alla comunicazione. Parallelamente, invita gli Stati membri, le autorità di vigilanza e il settore bancario a "proseguire i propri sforzi per migliorare la competitività delle banche". 

Secondo S&P Global, oggi tra le prime dieci banche mondiali per totale attivo ci sono solo due banche Ue, entrambe francesi: Bnp Paribas, settima, e Crédit Agricole, nona. Le prime quattro sono cinesi; seguono due colossi Usa. Il Santander spagnolo è tredicesimo; la prima banca tedesca, Deutsche Bank, è 24esima. La prima banca italiana, Intesa SanPaolo, è 35esima; Unicredit è 40esima (la classifica risale a fine aprile). 

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