Scure di Trump sui giornalisti: niente accesso alla Casa Bianca per Cnn, Ms Now e Politico. "Assalto ai diritti, avanti con il nostro lavoro"
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
20
Dom, Set

Abbiamo 7373 visitatori e nessun utente online

Scure di Trump sui giornalisti: niente accesso alla Casa Bianca per Cnn, Ms Now e Politico. "Assalto ai diritti, avanti con il nostro lavoro"

Esteri
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Lo ha detto e lo ha fatto. Donald Trump ha bandito dalla Casa Bianca i giornalisti di Cnn, Ms Now e Politico "a causa della loro costante diffusione di notizie false!", ha sostenuto il presidente americano nel suo annuncio su Truth

in cui ha minacciato di adottare altre misure contro "altre testate giornalistiche delle fake news". 

E i giornalisti oggi si sono visti negare l'accesso alla Casa Bianca. La corrispondente di Ms Now, Akayla Gardner, ha raccontato che il suo badge non ha funzionato ai tornelli della West Wing, e a questo punto "un agente mi ha chiesto di consegnare il tesserino che era stato disabilitato". Anche un fotografo dell'emittente è stato bloccato. Lo stesso è successo alla giornalista Betsy Klein della Cnn, con l'emittente che ha diffuso un comunicato di denuncia. "Oggi a giornalisti della Cnn è stato negato l'accesso alla Casa Bianca, la missione della Cnn di dare notizie sul governo continuerà a prescindere da ogni tentativo di limitare l'accesso fisico alla Casa Bianca o altri edifici governativi o altri tentativi di bloccare la nostra attività giornalistica - si legge nella dichiarazione - noi abbiamo il diritto sulla base della Costituzione di fare il nostro lavoro senza interferenze del governo e il bando è un assalto illegale al nostro diritto fondamentale". 

Le giornaliste hanno spiegato di essere state informate da agenti del Secret Service del fatto che il loro badge di ingresso era stato disattivato. Anche Ms Now ha diffuso una dichiarazione in cui si afferma la volontà di "intraprendere ogni passo necessario per difendere il Primo Emendamento e il ruolo essenziale del giornalismo indipendente nella nostra democrazia". "Noi stiamo fermi al fianco dei nostri conduttori, reporter e alla nostra redazione - continua la nota - continueremo a riportare notizie sul presidente, la sua amministrazione e su questioni che hanno un impatto per gli americani". 

Anche alla giornalista di Politico Cheyenne Haslett oggi è stato negato l'accesso alla Casa Bianca e le è stato ritirato il badge di ingresso. Lo ha reso noto con una mail alla redazione Jonathan Greenberger, direttore del giornale che, insieme a Cnn e Ms Now, è stato colpito dal bando di Trump. "Noi ci schieriamo al suo fianco e al fianco di tutti i giornalisti che scrivono di Casa Bianca, come abbiamo detto ieri noi difenderemo con forza i nostri diritti sanciti dal Primo Emendamento", si legge nella mail, facendo riferimento alla dichiarazione con cui Politico, subito dopo il post di minacce di Trump, ha affermato che "continuerà a scrivere di questa Casa Bianca e delle prossime". 

La White House Correspondents' Association (Whca), che rappresenta i giornalisti che seguono la Casa Bianca, ha chiesto il ripristino dell'accesso per i colleghi banditi, definendo la loro rimozione incostituzionale. "Il provvedimento odierno che revoca l'accesso ai giornalisti di Cnn, Politico e MsNow viola il Primo Emendamento', della Costituzione, che garantisce la libertà di stampa, ha affermato la Whca in una dichiarazione, esortando il presidente degli Stati Uniti a ripristinare l'accesso "immediato" per i giornalisti. 

"Molti alti funzionari della Casa Bianca sono stati colti di sorpresa dalla direttiva di Trump, annunciata mentre la capo dello staff Susie Wiles era fuori città, e non ne erano al corrente prima di vedere il post", rivela Politico. Citando fonti vicine alla Casa Bianca, il giornale scrive ancora che Trump in passato aveva cercato di mettere al bando altre testate, e ad un certo punto voleva confinare la stampa in un edificio distaccato, l'Eisenhower Executive Office Building, ma il suo staff l'aveva convinto a non farlo. 

Lo stesso ufficio stampa della Casa Bianca si è trovato quindi in difficoltà a rispondere alle domande dei giornalisti che chiedevano chiarimenti dopo la pubblicazione del post su Truth, limitandosi a fare riferimento appunto a quanto scritto dal presidente. Ma si conferma che "per Potus è reale e permanente" la decisione di mettere al bando queste tre testate, mentre alla Casa Bianca si starebbe già pensando a quali altre testate aggiungere, con Trump che ieri ha già indicato Washington Post e New York Times. 

Rispondendo alle domande di giornalisti che gli chiedevano che cosa l'avesse spinto a mettere al bando le testate, Trump ha detto che non si è trattato di un singolo fatto ma il risultato di "articoli cumulativi degli ultimi anni" che secondo lui sarebbero stati caratterizzati da "bugie" su di lui. 

"Una messa al bando del genere è assolutamente incostituzionale - ha dichiarato Bruce Brown, presidente del Reporters Committee for Freedom of the Press, dicendosi convinto che la mossa di Trump verrà velocemente bocciata dai giudici - il Primo Emendamento parla chiaro riguardo al fatto che quando la Casa Bianca invita dei giornalisti non può mettere al bando altri perché non gradisce quello che scrivono". 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.