La crisi conclamata dell'Onu, funziona sempre di meno quando dovrebbe incidere di più
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
08
Gio, Ott

Abbiamo 3068 visitatori e nessun utente online

La crisi conclamata dell'Onu, funziona sempre di meno quando dovrebbe incidere di più

Esteri
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Donald Trump parla di Cuba e la delegazione cubana si alza e ne va. Parla il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, e sono gli americani a lasciare l'aula al Palazzo di Vetro. I gesti plateali sono da sempre una ritualità

per l'Onu ma oggi assumono un peso diverso, perché l'Organizzazione delle Nazioni Unite è ormai unanimemente considerata un contenitore vuoto. Non perché non serva, tutt'altro. Ma perché risponde a un mondo che non c'è più e servirebbe una riforma profonda, che nessuno vuole veramente portare avanti.  

Nel groviglio di crisi geopolitiche che stiamo attraversando, le Nazioni Unite dovrebbe avere il peso necessario a svolgere la funzione per cui sono nate: governare, per quanto possibile, la conflittualità che il mondo esprime. Invece restano prigioniere di uno schema pensato nel 1945: decidono in quindici, i membri permanenti, ma cinque di loro contano molto più degli altri, perché hanno il potere di veto: Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito.  

Non solo. Prima la guerra in Ucraina, con la Russia che ha polverizzato qualsiasi riferimento possibile al diritto internazionale, e poi il secondo mandato di Trump alla Casa Bianca, con iniziative come il Board of Peace per Gaza a certificare un'interpretazione 'privata' delle relazioni internazionali, hanno definitivamente mortificato le residue speranze di attribuire all'Onu il compito di agire per sanare, o quanto meno compensare, i danni prodotti dalle politiche di potenza dei singoli membri.  

Quella delle Nazioni Unite è evidentemente una crisi di rappresentanza, perché non riescono a esprimere la fotografia di un mondo profondamente diverso rispetto a quello che ha investito nella scommessa iniziale. Basti pensare che l’Africa non ha un seggio permanente, così come l’India o il Brasile e i Paesi del mondo arabo. Sostanzialmente, all'Onu possono parlare tutti ma, di fatto, alla fine non decide nessuno.  

Ma c'è un elemento di riflessione che va oltre ogni potenziale tentativo o ambizione di riforma. Per definizione, le Nazioni Unite sono, o dovrebbero essere, la massima espressione del multilateralismo. Ma il mondo attuale, come dimostrano le crisi che si susseguono senza sosta a qualsiasi latitudine, sembra aver messo da parte il presupposto fondamentale del multilateralismo: la scelta di condividere sovranità, responsabilità e decisioni. Oggi, di fatto, le Nazioni Uniti sono una stanza in cui alzare la voce o da cui uscire sbattendo la porta. Senza che nulla cambi, dentro e fuori il Palazzo di Vetro. (Di Fabio Insenga)  

 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.