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Mer, Set

Afghanistan, Talebani controllano Ghazni e rivendicano conquista Kandahar

Esteri
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Le milizie talebane hanno preso il controllo di Ghazni, capoluogo dell'omonima provincia nel sud est dell'Afghanistan e hanno rivendicato la conquista di Kandahar. Su Twitter, il portavoce dei Talebani Zabihullah Mujahid ha infatti dichiarato che ''Kandahar è completamente conquistata. I Mujahedin hanno raggiunto la Piazza dei Martiri.

Grazie ad Allah''. 

Dal canto suo il governo di Kabul ha proposto ai Talebani una condivisione di poteri in cambio della cessazione immediata delle violenze che si sono intensificate in Afghanistan dopo il ritiro delle truppe americane e che hanno causato vittime civili. Lo hanno riferito fonti governative all'emittente 1Tv. I Talebani sostengono di avere il controllo del 65 per cento del Paese. Una decina i capoluoghi di provincia sotto il loro controllo. 

A Ghazni, i talebani hanno assunto il controllo dei più importanti edifici governativi, compreso l'ufficio del governatore e il quartier generale della polizia. Gli insorti hanno inoltre fatto irruzione nel carcere provinciale, secondo quanto riferiscono i due consiglieri locali Nasir Ahmad Faqiri e Amanullah Kamran, che accusano il governatore Mohammad Dawood Laghmani di avere stretto un patto con i talebani, per consegnare loro la città. Laghmani è stato arrestato dalle forze della sicurezza afghana dopo la sua fuga e insieme ai suoi collaboratori sarebbe detenuto a Maidan Shahr, capoluogo della provincia di Maidan Wardak. 

Ghazni, che conta circa 180mila abitanti, è situata sull'importante 'ring road', la strada che collega le più grandi città del Paese. A causa della sua vicinanza a Kabul, negli ultimi anni i talebani hanno tentato più volte di assumerne il controllo. 

Kandahar è la seconda città più grande dell'Afghanistan, si trova nel sud del Paese e ha subito l'assedio dei Talebani per tutto lo scorso mese. La città ha un significato particolare per i Talebani perché qui nacque il Mullah Omar. Inoltre durante i cinque anni di governo talebano, Omar guidò il Paese dalla sua 'casa-rifugio' di Kandahar dove viveva praticamente recluso e senza contatti con l'esterno. Tra i pochi che avevano il 'privilegio' di rivolgergli la parola c'era l'ex ministro degli Esteri talebano Wakil Ahmad Muttawakil, fedele portavoce del mullah. Vicino a Kandahar è nato anche il successore del Mullah Omar, il Mullah Mansour. 

RESPINTI ATTACCHI A HERAT E BADGHIS, UCCISI 90 TALEBANI  

Sei attacchi dei talebani contro la città di Herat sono stati respinti la scorsa notte, così come contro Qal-e-Naw, capoluogo della provincia di Badghis. Il governatore della provincia di Herat, Abdul Saboor Qoni, citato da Tolo Tv, ha riferito che i talebani hanno provocato ad attaccare la città da quattro direzioni, ma hanno trovato "una risposta enorme" delle forze di sicurezza: "Almeno 30 talebani sono stati uccisi e altre decine sono stati feriti. L'Aeoronautica ha dato sostegno alle truppe locali nei combattimenti" contro i miliziani, nel corso dei quali è rimasto ucciso anche un soldato e altri quattro sono stati feriti. 

Nella notte le forze di sicurezza afghane hanno respinto anche una serie di attacchi contro Qala-e-Naw. Il governatore della provincia, Hasamuddin Shams, ha riferito che negli scontri sono morti "almeno 60 talebani, tra cui 4 comandanti, e altri 50 sono rimasti feriti. I combattimenti continuano ancora in alcune zone alla periferia della città ma le forze governative hanno il controllo della situazione". 

BIDEN TENTA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE  

L'amministrazione Biden tenta l'ultima carta per cercare di fermare inesorabile avanzata dei Talebani, spingendo una mobilitazione internazionale che li convinca che non saranno mai riconosciuti se prenderanno l'Afghanistan con la forza. E' questo l'obietto degli incontri che sono in corso a Doha, i più ampi da quando due anni fa è stato avviato il dialogo tra Stati Uniti e Talebani. Vi prendono parte rappresentanti della Russia, della Cina, dell'Unione Europea, dell'Onu, dell'Organizzazione della Conferenza Islamica e di Paesi confinanti con l'Afghanistan. La speranza è che, sia negli incontri con i Talebani che nella dichiarazione congiunta finale attesa dopo l'ultima sessione di oggi, venga presentato un fronte unito nel negare ogni contatto ed assistenza diplomatica ad un eventuale governo talebano installato a Kabul. Il messaggio è già stato inviato da Russia, Cina, Iran ed altri Paesi della regione che recentemente hanno ricevuto delegazioni dei talebani" Tutti hanno condannato ed hanno detto che non è nel loro interesse" una presa del potere violenta da parte dei Talebani, spiegano fonti dell'amministrazione Biden. 

"Ora è il momento di vedere quando siano disposti a fare pressioni", aggiungono le fonti, per una soluzione politica negoziata e "segnalare in modo chiaro ai talebani quale sia l'aspettativa". L'Iran è stato invitato ai colloqui di oggi, ma ha scelto di non partecipare. Inoltre, non viene nascosto il timore che, anche se oggi veramente la comunità internazionale dovesse riuscire a parlare con una voce sola, possa essere troppo tardi per fermare la sempre più travolgente avanzata dei talebani.  

 

 

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