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Lun, Ott

Covid Gb, "gestione prima fase tra peggiori fallimenti sanità": il rapporto

Esteri
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La gestione della prima fase della pandemia da coronavirus è stata ''uno dei peggiori fallimenti della salute pubblica nella storia del Regno Unito'', dato che i ministri e gli scienziati hanno adottato un approccio "fatalistico" che ha aggravato il bilancio delle vittime, oltre 150mila da fine gennaio 2020. L'approccio del governo

britannico, sostenuto dai suoi scienziati, è stato quello di ottenere un'immunità di gregge tramite l'infezione, ritardando l'introduzione di un lockdown che avrebbe potuto salvare diverse vite. E' quanto emerge dalle 115 pagine del rapporto intitolato 'Coronavirus: le lezioni apprese fino ad oggi', redatto dal Comitato per l'assistenza sanitaria e sociale e dal Comitato per la scienza e la tecnologia, dove viene sottolineato che l'approccio volutamente "lento e graduale" all'emergenza pandemica abbia fatto sì che il Regno Unito se la sia cavata "decisamente peggio" rispetto ad altri Paesi. Una nota positiva, invece, arriva dal programma di vaccinazione. Il percorso avviato con la ricerca e arrivato alla produzione di un vaccino anti Covid-19 viene descritta come "una delle iniziative più efficaci nella storia del Regno Unito". 

I due deputati conservatori che hanno redatto il rapporto, Jeremy Hunt e Greg Clark, concordano sul fatto che "il Regno Unito ha ottenuto alcuni grandi risultati con alcuni grandi errori. E' fondamentale imparare da entrambi". Un portavoce del governo britannico, citato dalla Bbc, ha risposto che "non abbiamo mai evitato di intraprendere azioni rapide e decisive per salvare vite umane e proteggere il nostro Sistema sanitario nazionale, compresa l'introduzione di restrizioni e lockdown. Grazie a uno sforzo nazionale collettivo, abbiamo evitato che i servizi del Sistema sanitario nazionale venissero sopraffatti". Ma il tentativo di raggiungere l'immunità di gregge, consigliato dallo Scientific Advisory Group for Emergencies (Sage) e sostenuto dal governo, dimostra ''un approccio condiviso''. 

Nelle prime settimane della pandemia, quindi, in Gran Bretagna è stato fatto troppo poco per fermare la diffusione del Covid-19, nonostante le prove dalla Cina e poi dall'Italia che si trattasse di un virus altamente infettivo, che causava malattie gravi e per il quale non esisteva una cura. "Questo approccio ha fatto sì che sono continuati eventi potenzialmente super diffusori, come la partita di calcio tra Liverpool Fc e Atletico Madrid che ha riunito oltre 50mila persone l'11 marzo, il giorno in cui il coronavirus è stato classificato come pandemia dall'Oms. E il Cheltenham Festival of Racing tra il 10 e il 13 marzo, che ha attirato più di 250mila persone", afferma il rapporto. 

Critiche vengano anche mosse rispetto all'approccio ''lento, incerto e spesso caotico'' del sistema di test e tracciamento del Covid-19, nonostante la Gran Bretagna sia stata uno dei primi Paesi al mondo a sviluppare il test nel gennaio del 2020. Allo stesso tempo, però, il rapporto elogia l'obiettivo fissato dal segretario alla Salute Matt Hancock di arrivare a 100mila test al giorno entro la fine di aprile, affermando che questo ha svolto un ruolo importante. L'elogio più grande però è stato riservato al programma di vaccinazione e al modo in cui il governo ha sostenuto lo sviluppo di una serie di vaccini, tra cui il vaccino Oxford-AstraZeneca. L'intero programma di vaccinazione è stata una delle iniziative più efficaci della storia e alla fine aiuterà a salvare milioni di vite in Gran Bretagna e in tutto il mondo, afferma il rapporto. 

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