(Adnkronos) - La guerra in Ucraina non è iniziata in questi ultimi due giorni, quello a cui si sta assistendo in queste ore è un conflitto sul terreno ma, di fatto, già da settimane Kiev è al centro di una vera e propria cyberwarfare: una guerra cibernetica che, con terra, aria e spazio, rappresenta la quinta
"Ecco perché - proseguono- a giugno dello scorso anno la Nato ha equiparato gli attacchi cyber alle tipologie di aggressione previste per invocare l’articolo 5 del Patto Atlantico, cioè la clausola di difesa collettiva. La guerra moderna diventa asimmetrica e non è facilmente identificabile, articolandosi in una serie di azioni a cui è difficile, se non a volte impossibile, attribuire un preciso responsabile. A trarne vantaggio, nello scacchiere geopolitico, sono quegli attori, governativi e non, che puntano a ribaltare l’ordine internazionale, a prescindere dalla loro dimensione e capacità militare". "A phishing e malware - commenta Aldo Sebastiani, responsabile del centro di eccellenza di Leonardo per la Cyber Security - si aggiungono anche attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), che bloccano le infrastrutture informatiche attraverso una sequenza incalzante di richieste, azioni tra loro spesso combinate fino a creare una Apt, acronimo per Advanced Persistent Threat, una minaccia, portata avanti da avversari con notevoli risorse economiche e tecnologiche”. Il rischio, si legge nel focus di leonardo.com, "è la sottrazione di informazioni strategiche e sensibili attraverso la persistenza all’interno dell’infrastruttura bersaglio dell’attacco. Azioni ostili, perpetrate da attori diversi: organizzazioni criminali, agenzie di intelligence, governi, o hacktivist, comunità di cyber attivisti. Lo scopo è violare i sistemi informatici per le finalità più disparate, che spaziano dal sabotaggio a fini economici, al danneggiamento delle strutture vitali per un Paese fino ad arrivare ad attentare alla sicurezza nazionale".
"È un problema globale, di cui - avvertono gli esperti di Leonardo - non conosciamo ancora i confini, aggravato dal fatto che a livello internazionale manca ancora un adeguato quadro normativo". "A destare particolare preoccupazione - continua Sebastiani - sono i potenziali effetti degli attacchi cyber-fisici sulla sicurezza dei cittadini. Si tratta di attacchi rivolti a sistemi di controllo delle infrastrutture civili e militari, come Scada, IoT, Ot, che in passato non prendevano ancora in considerazione i requisiti rispetto alla minaccia cyber. "Pensiamo alla paralisi che potrebbe coinvolgere i sistemi informatici di una struttura sanitaria, o a quanto avvenuto un anno fa in Florida, quando un tentato attacco ha rischiato di avvelenare i bacini idrici di un’infrastruttura civile essenziale come un acquedotto, mettendo in pericolo migliaia di persone" è lo scenario a cui ci invitano a guardare gli esperti di cyber sicurezza di Leonardo che, ad oggi, gestisce oltre 5.000 reti e 70.000 utenti in 130 Paesi nei domini più strategici. Attualmente sono 90.000 gli eventi di sicurezza monitorati al secondo dal Global Security Operation Centre (Soc) di Leonardo che si trova a Chieti, 70.000 utenti e 5.000 network cyber-protetti in 130 paesi, 1.500 allarmi di sicurezza al giorno gestiti dal Global Soc, 75 siti Nato cyber-protetti in 29 paesi del mondo, 500.000 miliardi di operazioni al secondo processate per scopi di cyber intelligence e 5.000 rapporti di intelligence personalizzati.
