(Adnkronos) - Default della Russia, rafforzamento del rublo e reali effetti delle sanzioni sull’economia di Mosca: da settimane analisti, economisti e governanti del mondo dibattono su questi temi cruciali. Le ultime notizie raccontano che la Russia avrebbe dovuto pagare gli interessi obbligazionari il 27 maggio per 71,25 milioni di
A salvare finora la stabilità finanziaria russa è stata anche la banca centrale che, come suggerito dal professor Resti, continuerà a comportarsi con prontezza e pragmatismo, per utilizzare nuovamente l’arma dei tassi contro l’inflazione, ma anche per abbassare il costo del denaro verso i livelli pre-bellici, in modo da dare ossigeno a un’economia in difficoltà. Tenendo presente un paradosso: “La politica monetaria può funzionare meglio in un regime dittatoriale, dove le decisioni vengono prese in poche ore con la benedizione del governo, di quanto non accada nell’area dell’euro, dove è necessario costruire il consenso tra Paesi diversi e gestire le aspettative del mercato”.
Per quanto riguarda l’economia reale, il professor Resti non è così ottimista per la Russia, ricordando che il Paese non importa solo prodotti di lusso, ma anche semilavorati e componenti tecnologici per le sue produzioni domestiche. L’embargo parziale deciso dai Paesi Nato e il graduale abbandono della Federazione Russa da parte di molte multinazionali occidentali non strozzeranno l’economia, ma la costringeranno a ripensare le sue filiere produttive e i suoi canali di approvvigionamento, con un aggiustamento che non sarà indolore.
La stima della Banca Mondiale è di una riduzione del Pil superiore al 10% e un calo degli investimenti oltre il 20%.
