L'ascolto della musica riprodotta nella evoluzione socio culturale e economico dei nostri tempi
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Dom, Lug

L'ascolto della musica riprodotta nella evoluzione socio culturale e economico dei nostri tempi

Il senso della vita
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L'ascolto della musica riprodotta nella evoluzione socio culturale e economico dei nostri tempi
L'ascolto della musica riprodotta nella evoluzione socio culturale e economico dei nostri tempi

 

Molto spesso usiamo, inavvertitamente e allo stesso modo, i termini ascoltare e sentire! Tra l’altro in un mondo riempito come un uovo di suoni, rumori, musiche e anti musiche… Però l’ipocusia è in netto aumento. Lo confermano le statistiche, lo confermano l’apertura di negozi per l’assistenza alla persona ipoacusica che è non solo l’anziano, ma anche il giovane e talvolta il bambino.

C’è poi la sordità al mondo quello esterno, interiore e sovrasensibile. Occorrerebbe il silenzio, il vuoto per poi accostarsi in maniera nuova al suono di qualsiasi genere e natura. Assaporare i suoni, le parole che possono essere vissute anche come musiche. Ci sono voci di tanti tipi! I cori lo dimostrano! Voci variopinte con tonalità molteplici e voci piatte, metalliche, robotiche, lamentose… Quando il telefono squilla ed una voce argentina, calda, allegra ci chiama ci rischiara la giornata! Non facciamo più caso all’importanza che il suono riveste nelle nostre vite e non ci preoccupiamo della qualità del suono da assorbire e dal quale siamo sommersi. Talvolta ci occludiamo ai suoni! Non vogliamo più sentire oppure divengono sottofondi a cui uno non presta più caso! La musica ad esempio dei film lo dimostra è una colonna sonora, musica applicata, non è più una musica da ascolto! Da salotto, da camera! Pochi si concedono il lusso di ascoltare e dedicare il tempo alla buona musica così come ai buoni pensieri e alle belle emozioni. Si riceve tutto in modo confuso e non si ricerca invece di autogestirsi, di provocare in se stessi un miglioramento esistenziale. Siamo fruitori passivi a tempo pieno di ciò che ci viene dato in pasto.

Ascoltare è un termine che indirizza prettamente all’ascolto con l’organo predisposto: le orecchie. È un ascolto volendo tecnico! Preciso, mirato.

Sentire invece prevede una partecipazione di tutti gli apparati umani destinati a tale scopo! Diviene un sentire perciò stereostopico quando con l’interezza del nostro essere ci apprestiamo a farlo. Infatti si sente col tatto, col gusto, si sente se una persona è allegra, triste! Ma si sente pure con l’intelletto tanto che da sentire sussegue il termine sentenza. Uno è il passo successivo dell’altro.

Ma l’ascolto musicale come è andato a trasformarsi? Come è mutato? Nel video di oggi Paolo Maoggi si parlerà di questo tema attraverso un’ampia panoramica di esempi. Il titolo del video che vi presentiamo è:
“L’ascolto della musica riprodotta nella evoluzione socio culturale ed economica dei nostri tempi”. E l’incontro è per intelligenze non artificiali.

Ma dato che il mondo, la nostra realtà la possiamo anche sentire col senso di avvertire ci appoggiamo e portiamo di nuovo alla luce come alcuni pensatori italiani hanno dipinto il nostro mondo! Partiamo da Giuseppe Pontiggia:

“L’autenticità e l’impegno erano i poli fra cui correva la spola della tessitura letteraria.
Autentico era lo scrittore amaro, sofferente, taciturno, comprensibilmente preoccupato del proprio destino nonché della sorte collettiva. La noia veniva chiamata fedeltà a se stessi. Si riconosceva l’autenticità della qualità del suono, come il cristallo dal tintinnio dell’unghia sull’orlo del bicchiere.
L’impegno, ammirevole in alcuni scrittori, alimentava in altri la sensazione che solo per quella via la loro attività acquisisse un senso. E avevano ragione.

Fatiscente: era l’aggettivo preferito nell’Italia della ricostruzione. Aggettivo raffinato del primo dopoguerra era occiduo che significa al tramonto. È scomparso quando sono scomparsi i pochi che lo usavano.

Interessante che suscita interesse. Detto generalmente da chi è disposto a provarne pochissimo per quasi tutto. Va preceduto da una pausa prolungata. Favorisce la laconicità.

Trasparente, aggettivo oggi in ascesa, rinvia all’idea che il fondo di noi stessi sia buono e che il fine sia di lasciarlo trasparire come gli adolescenti che sognano una donna che li capisca, quasi avessero da guadagnarci.

Tra un libro di Einstein è un libro su Einstein scegli il primo. C’è più da imparare dalla oscurità di un maestro che dalla chiarezza di un discepolo. Gli scopritori di continenti hanno disegnato contorni sempre imprecisi delle coste, che oggi qualsiasi agenzia turistica è in grado di correggere. Preferisco chi ha scoperto i continenti”.

Ma se Pontiggia ha già ricoperto di amara ironia verso la nostra realtà per come percepisce per l’ottusità dell’uomo verso un buon ascolto della poesia e musica naturale dell’esistenza vediamo ancor meglio cosa ci dice a tal riguardo lo storico e filosofo Gianni Vannoni:

“La tecnocrazia è la forma di governo alla quale tende per involuzione la civiltà postmoderna.

Polibio ha indicato nell’oclocrazia la degerazione necessaria della democrazia. “Oclos” in greco significa “folla”.

Grazie a Gustave Le Bon sappiamo che la folla non è connotata soltanto in senso quantitativo, ma è la qualità di ogni aggregato sociale che sia caratterizzato da un abbassamento dell’intelligenza. Perciò “cretino” è un neologismo che si può usare come sinonimo, più preciso e comprensibile di oclocrazia.

Se si tiene conto dell’indicazione di Karl Kraus, che ha coniato il termine “ urocretinismo”, si può riconoscere il nucleo originario della cretinocrazia nella burocrazia.

L’organizzazione della società è detta burocratica ogni qualvolta l’amministrazione della cosa pubblica venga esercitata appositamente da stipendiati, con denaro prelevato per mezzo di imposizione fiscale.

L’organizzazione burocratica della società è gradualmente subentrata a quella feudale per effetto del processo di razionalizzazione voluto dalla mentalità capitalista. Mentre il capitalismo, però, si basa sull’accumulazione del capitale (e la riduzione del personale) , la burocrazia è connotata dall’accumulo del personale (e la riduzione del capitale) .

In una democrazia le gravose imposte sono pagate per ottenere un servizio amministrativo, ma la burocrazia percepisce lo stipendio con l’intento di esercitare un potere ed un controllo, non un servizio. Per camuffare questo ribaltamento si rende necessario un linguaggio astruso, incoerente e contraddittorio, di cui soltanto il burocrate possegga le chiavi.

Il risultato finale potrebbe essere questo: il cittadino viene trattato da cretino da un cretino che finge di capire ciò che alcuni cretini hanno preparato come testo normativo su commissione dei cretini che sono stati eletti da un cretino in senso statico, che ha segnato la sua scheda in modo più o meno casuale.

Vi è da notare che il controllo della burocrazia si esercita non soltanto sul comune cittadino, ma anche su chi detiene il potere politico, al quale in teoria dovrebbe essere subordinata, in quanto gli fornisce informazioni e metodologie per affrontare questioni troppo complicate, prendendolo per mano come un bambino che ha smarrito la strada per ritornare a casa dalla mamma.

Dalla burocrazia, infine, si può generare il collettivismo, quando il prelievo fiscale diviene totale, con la confisca della proprietà privata. Allora si aboliscono anche le elezioni, uno spreco inutile del pubblico denaro, che viene occultamente amministrato.

Sarebbe più che giusto se il cretino mandasse a memoria e recitasse ad alta voce un discorsetto a tutto tondo come quello ideato da Frutteto e Lucentini: “Sono Stato stalinista, ho approvato entusiasmante gulag, purghe, repressioni, invasioni, ho marciato senza un dubbio, senza un sospetto per il Vietnam, la Cambogia, l’Angola, l’Iran, ma non rimpiango niente. Io lo rifarei daccapo, sono qui col cuore in mano pronto ad offrirlo ad altri fanatici, altri profeti, altri massacratori, altri sanguinari demagoghi.” In C. Frutteto e F. Lucentini. “Il cretino in sintesi”. Milano 2002 p. 26.
Ma poiché ciò non avviene di recitare il ritornello, si pone, in tutta la sua urgente drammaticità, il problema di come riconoscerlo, il cretino! Non si è prestata la dovuta attenzione al fatto, che esiste all’uopo un indizio che non può trarre in inganno, quando si accompagni all’uso, ancorché sporadico, della parola, propria o impropria, oscura o chiara non importa. Questo indizio infallibile è la coda, che appartiene al cretino potenziale come segno distintivo. Quando le vibrazioni della coda perturbano il funzionamento dei centri psichici il cretino passa dalla potenza all’atto. Ma occorre aggiungere che, essendo la coda di cui si tratta nel corpo eterico, la si può discernere soltanto con la seconda vista, che si acquisisce a un certo punto dell’evoluzione esserica. “Ricordiamo ancora una volta, ad evitare ogni malinteso, che il termine “evoluzione” non significa per noi niente altro che lo sviluppo di un determinato insieme di possibilità “Così R. Guenon, Il simbolismo della croce”. Torino 1964, p. 145n.

È facile quindi, obbiettare che tale descrizione del cretino esorbita dal campo di applicazione dell’osservazione scientifica. Ma è bene, anche, rendersi conto che la classe politica non potrebbe permettere l’elaborazione di strumenti scientifici radicalmente contrari ai propri interessi. A meno che non avesse l’intenzione di suicidarsi, come ha fatto la nobiltà francese nel 1789. L’ “Homo sapiens insipiens” non sembra in fase di declino, anzi, tutti i segni dei tempi in cui viviamo portano a ritenere che sia in espansione; che poi tale espansione conduca a un’autodistruzione dell’ “Homo sapiens”, questo è un altro discorso. Cfr. M. de Corte, “ Fenomelogja dell’autodistruttore”, Torino 1967.

Perciò l’ipotesi che si sia resa possibile la costituzione di una teoria scientifica dovrebbe essere accantonata. Tuttavia, poiché il fenomeno in oggetto si configura come espressione antropologica di una realtà transpolitica, che influenza pesantemente la vita quotidiana, nel senso che il cretino arreca fastidio e danno al prossimo suo come a se stesso, si avverte il bisogno, da parte di coloro che rimangono ancorati a una concezione non oclocratica del postmodermo, di elaborare se non una scienza un’arte della sopravvivenza, che permetta di difendere il proprio modo di essere nel mondo. Una via è quella della consapevolezza esistenziale e di sottrarsi a forze lesionistiche, egoiche e distruttive non solo di se stessi, ma degli altri e del pianeta. Il primo passo è il destarsi dall’essere cretino! Quando ciò avviene un raggio di speranza ravviva e attraversa l’universo intero…

VIDEO. L'ascolto della musica riprodotta nella evoluzione socio culturale e economico dei nostri tempi, con Paolo Maoggi

 

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