APOLOGETICA: La Chiesa, differenze tra primo e secondo Concilio Vaticano
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Dom, Lug

APOLOGETICA: La Chiesa, differenze tra primo e secondo Concilio Vaticano

Il senso della vita
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APOLOGETICA: La Chiesa, differenze tra primo e secondo Concilio Vaticano
APOLOGETICA: La Chiesa, differenze tra primo e secondo Concilio Vaticano

 

Pioggia, pioggia, giornate cupe, bigie ed improvvisamente il sole è tornato a rischiarare i nostri giorni. La luce del sole dona splendore al paesaggio e tepore interiore. Come sarebbe triste un paesaggio sempre in ombra dove un raggio di luce non penetra e come sarebbe terra desolata un animo, un cuore sempre nell’ombra…

È con un raggio di sole, di speranza, di fede, di amore, grandi, immensi doni dello spirito che ci fanno camminare saldi o almeno meno barcollanti, nei momenti incerti, che andiamo ad introdurre il video di oggi con il Rev. Don Curzio Nitoglia su il Suo libro: “Tutta l’apologetica per tutti” ed. Effedieffe, 2023.

Nel video di oggi si parlerà in particolare della Chiesa, la gerarchia all’interno della Chiesa, differenza tra il primo concilio Vaticano ed il secondo, il Papa, si giungerà ad alcune considerazioni riguardo al recente Sinodo.

Momenti difficoltosi per la Chiesa… La Chiesa si fonda su Pietro e la pietra… Mentre il Rev. don Curzio Nitoglia si soffermerà a spiegarci quanto appena descritto per sommi capi, noi riportiamo qualche passaggio di Ernst Jünger di un suo saggio sulle “PIETRE”. È un saggio interessante per gli appassionati di tale conformazione mineraria e parte di tale saggio si muove intorno ad una domanda, posta ad un tavolo, dalla figlia dell’oste sulla quale ebbero, in diversi, a riflettere a lungo e coscienziosamente. La domanda si poneva in questi termini: “Le pietre grosse provengono dalle piccole o le piccole dalle grosse?”.

Noi riprenderemo solo due passaggi di questo saggio assai ben articolato che vi invitiamo a leggere!:

“La poesia ha, in questi casi, la prima e l’ultima parola: su ciò sono d’accordo i romantici e i classici, né mancano le prove. Dice ad esempio Goethe del "Chimismo superiore dell’elementare", nel 1826: “Quando si parla degli inizi originari, si deve parlare in maniera originaria e iniziale, vale a dire poeticamente: perché ciò che ricade nel nostro linguaggio quotidiano: esperienza, intelletto, giudizio, tutto questo non è sufficiente. La volta che discesi nel fondo di queste deserte spaccature rocciose fu la prima che invidia i poeti”.

Un passo che dà da pensare perché fa sorgere la domanda: come può un principe della poesia invidiare i poeti? Potremmo anche dare la seguente interpretazione: che Goethe alludesse a Orfeo, cui riesce di cogliere l’ineffabile e l’inaccessibile. E tuttavia, poiché la pietra rifiuta di svelare il proprio ultimo segreto, anche a lui mancherà la parola: non penetrerà nell’interiorità della natura.

Tale interpretazione è confermata in certi motti del Goethe alle prese con la conformazione della crosta terrestre, per esempio nelle “Massime e riflessioni”: "Le pietre sono muti maestri; fanno ammutolire l’osservatore, e il meglio si impara da loro e a non comunicare".
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Se in una bella mattinata , prima che arrivi la schiera dei visitatori, camminiamo tra i vicoli della resuscitata Pompei, il nostro sguardo, oltre le mura dove le lucertole prendono il sole, torna sempre a cadere sulla cima tetra che si staglia nel cielo. Le abbiamo qui entrambe: la storia della Terra e quella del mondo, dentro la stessa cornice, nello stesso quadro. Come il teschio per il monaco nella sua cella, così per noi quell’altura bruciata nella campagna feconda è un monito che ricorda non solo il destino della città dei popoli, bensì, in assoluto, il divenire e trapassare. La pietra né da testimonianza: qui, nell’edificio, precisamente squadrata, indistinta là, nell’elemento. È l’autentico medium della storia, sia che rivolgiamo la parola all’uomo, alla natura vivente o alla Terra.

Sia che osserviamo le colonne di un tempio, l’impronta di un animale estinto o un pezzo di granito: tutti ci annunciano l’accadere e la storia, il trionfo del tempo. Alla fine cadrà anche la lancetta, e la pietra, nell’acqua o nel fuoco, si dissolverà.

L’artista lo vede: Hokusai, per esempio, non è infatti un caso che i due grandi motivi di questo maestro, il sacro monte del suo Paese e l’onda della vita, si assomiglino tra di loro in maniera così singolare, fin nella neve della cima e nella spuma della cresta. Questo vuol dire guardare attraverso il tempo.

L’essere o, come lo chiamava Goethe, “l'interiorità della natura”, resta ugualmente lontano: è dunque sempre ugualmente vicino. Il miracolo non sta nell’inizio: si nasconde nel tempo. Ciò vale anche per la pietra.

Esprimersi sul conto della pietra in via definitiva sembra oggi più arduo che mai. Il sapere da’ nuove risposte ad antiche domande, ma porta con sé anche nuovi problemi. Con il trasformarsi della posizione spirituale anche la natura muta le sue affermazioni.

Se ora concludiamo la nostra escursione attraverso il regno minerale e ripercorriamo la classica disputa dei geologi, sembrerà che vi siano tutti i presupposti per un plutinismo estremo, per il vulcanismo appunto. Si addice all’epoca uranica. Il ciottolo che raccogliamo sulla spiaggia ha perso i suoi contorni; teniamo un denso fastello, un tesoro di energia tra le mani. A questa vista, che non ci è data grazie ai nostri apparati, entriamo in un altro ordine di grandezze. Nella nuova costruzione del mondo anche gli elementi dovranno essere nuovamente concepiti. Dove oggi è la pietra, domani potranno esservi l’acqua o il fuoco. Nella stessa pietra fluttua una forza infinita. Lo si è saputo da sempre - già quando nel deserto Mosé fece scorrere l’acqua dalla roccia. Eppure, a ogni grande svolta, torna di nuovo a sorprendere lo sguardo nella profondità dell’universo che nessun pensiero arriva a sondare”.

Il Rev. don Curzio Nitoglia, nel corso del video, ci parla di questi tempi bui della Chiesa. Spesso a noi che siamo in Occidente pare l’erba del vicino sempre più verde! Ma spesso non ci rendiamo conto che è la spiritualità del pianeta terra a subire gravi colpi! Se pensiamo all’Oriente come via di fuga e forse perché poco sappiamo di questo altro polo di conoscenza e spiritualità. Qualche breve considerazione: la Cina distrusse, con la rivoluzione di Mao, non solo cultura, libri, ma la spiritualità del proprio Paese e del Tibet. Non solo fece razzia, ma costrinse alla fuga pochi superstiti buddhisti…

Ghandi, il pacifista, studiò in Inghilterra, “pare” aver indossato il “grembiulino rosa” e par essere stato membro della società teosofica (guardare a Blavatsky e il buddismo…). Non solo, ma si deve a lui anche essere stato a favore dell’abolizione delle caste in India. Un induista appartiene già alla nascita ad una determinata "casta". In realtà, in molti luoghi in India, l'abolizione delle caste è più sulla carta che nella vita reale. Questo cambiamento, ad ogni modo, apportò è tuttora continua ad apportare un cataclisma, in una società tradizionale come quella indiana. I riflessi del disordine si notano all'interno dell'apparato statale, universitario… Per chi vuol approfondire il tema delle caste in India può leggere un testo assai importante di Louis Dumont "HOMO HIERARCHICUS il sistema delle caste e le sue implicazioni" dai risvolti di copertina:…

“Al centro del libro è la nozione di casta, come ci appare nell’India: nozione su cui l’Occidente ha accumulato, per secoli, una impressionante quantità di equivoci. Ma non solo sull’India questo libro è rivelatore. Come poi in "Homo aequalis", Dumont mira a opporre due modelli fondamentali di società, dal cui scontro e dalla cui interazione si sviluppano tutte le forme di convivenza. Da una parte le società olistiche (in genere quelle arcaiche, fondate sull’interdipendenza e sul rapporto uomo- uomo), dall’altra quelle individualistiche (molto più rare e recenti, fondate sul rapporto uomo - cosa). "Homo hierarchicus" rimane così un libro pressoché unico nel suo doppio aspetto di studio su una realtà particolare - qui in India, illuminata nelle articolazioni della sua concezione sociale - e di traccia di una teoria generale di società. “Le caste ci insegnano un principio sociale fondamentale, la gerarchia, a cui i noi moderni ci siamo opposti, ma che è molto interessante per capire la natura, i limiti e le condizioni in cui si è realizzato l’eugualitarismo morale e politico al quale siamo affezionati. Non è possibile arrivare fino a questo punto nel presente libro, che sostanzialmente si ferma alla scoperta della gerarchia, ma è questa la prospettiva in cui si inscrive il nostro attuale discorso. Occorre mettere in chiaro un fatto.

Beninteso, il lettore può rifiutare di uscire dai suoi valori, può affermare che per lui l’uomo comincia con la "Dichiarazione dei diritti" e condannare puramente e semplicemente quanto se ne allontana. Così egli senza dubbio si limita e la sua pretesa di essere “moderno” diventa discutibile, per ragioni non solo di fatto ma anche di diritto. In realtà qui non si tratta per niente, sia ben chiaro, di attaccare i valori moderni in modo diretto o subdolo. Sono del resto valori che ci sembrano abbastanza saldi per non avere niente da temere di per sé dalle nostre indagini. Si tratta soltanto di tentare di comprendere “intellettualmente" altri valori. Se lo rifiutassimo, sarebbe inutile tentare di capire il sistema delle caste e, in fin dei conti, sarebbe impossibile assumere una visione antropologica dei nostri valori”.

Pertanto se il buddismo, l’induismo hanno subito gravi perdite e impoverimento non è da meno lo yoga che è divenuto oramai una moda decontestualizzata, il più delle volte, della sua reale spiritualità. Si fa per il benessere fisico, come stretching, come ansiolitico, per richiamare un rilassamento del corpo e della mente. Si applicano nello stesso modo le respirazioni e le tecniche di meditazione, in molti casi. Un edulcorante…

Se si vuole rintracciare il filo conduttore, che lega un fascio così vario di opionioni, accadimenti, fatti, a nostro avviso va ricercato in quelle due parole che spiccano sul frontespizio dei nostri giorni e pongono il problema di una periodizzazione storica. Le due parole in questione sono: "nostrae aetatis" in cui, oramai, in molti non si rispecchiano più! Si sente sempre più spesso dire io non mi vedo, non mi sento più di appartenere a questa realtà, a questo mondo a questi valori…

Se torniamo al tema della gerarchia la troviamo anche nel mondo occidentale e non solo nella struttura della Chiesa, ma anche all’interno della massoneria che, comunque vorrebbe annullare all’esterno, le differenze identitarie e porre tutti come uguali, ma all’interno delle “logge” vivono di gerarchie e gradi…

Ma, invece, riprendiamo un passo biblico: “Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò , avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e salvare il suo servo. Questi giunti da Gesù lo pregarono con insistenza e Gesù si incamminò con loro. Non era molto distante dalla casa quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: “Signore, non stare a disturbarti, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te, ma comanda una parola e il mio servo sarà guarito. Anche io infatti sono uomo sottoposto a una autorità, e ho sotto di me dei soldati…”. All’udire questo Gesù restò ammirato e rivolgendosi alla folla che lo seguiva disse: “Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!”. E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito” (Lc. VII,2-10).

Perché Cristo, dice Maurice Nicoll, avrebbe dovuto dire non aver mai incontrato una fede maggiore? Il centurione, con le sue parole, espresse l’idea essenziale della fede. Egli sa per esperienza, essendo soldato, che c’è un superiore ed un inferiore, ciò che sta sopra e ciò che sta sotto di lui. Con il proprio pensiero, partendo da queste considerazioni, egli deduce l’esistenza di superiore ed inferiore, non solo nel mondo visibile esteriore.

Il centurione dice: “Non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te”. Qui la parola degno in greco significa allo stesso livello. Il centurione capiva i livelli dell’Uomo. Egli capiva che per ogni cosa è questione di livelli, capiva cioè che superiore ed inferiore sono dei principi e sapeva che un livello inferiore deve obbedire ad uno superiore: è nella stessa natura delle cose. Sapeva, prima di tutto, che Cristo era ad un livello superiore al suo. Si rendeva conto che tutto quello che Cristo diceva e faceva proveniva da un livello superiore al suo. In secondo luogo sapeva che anche Cristo obbediva ad un livello superiore, proprio come lui e che aveva una autorità maggiore della sua. In quanti passi evangelici Cristo indica più chiaramente che in questo passo l’obbedienza a ciò che è superiore? Egli non era libero, obbediva ad altra volontà e da questa derivava il suo potere. Quale potere poteva avere il centurione se non obbediva a coloro che stavano sopra di lui? Obbedendo a coloro che stavano sopra di lui egli aveva il potere su coloro che stavano sotto di lui. Nessuno dei soldati sotto di lui gli avrebbe obbedito se lui stesso non avesse obbedito a coloro che stavano sopra di lui. Egli lo aveva capito, ecco perché capì anche la fonte del potere di Cristo. Per questo Cristo esclama: “Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande”.

L’idea della fede è connessa con il potere di fare obbedire ed è quindi anche chiaramente connessa con il potere che un uomo può avere su se stesso, nel senso di riuscire a farsi obbedire da tutto ciò che c’è in lui: tutti i suoi diversi desideri, le sue contrastanti volontà, i suoi vari pensieri, i suoi stati d’animo, ecc. Obbedire a che cosa? A qualcosa che c’è in lui ed è di natura tale da privare tutte le forze negative di ogni potere su di lui…

E ritorniamo ai nostri tempi e così ci scrive Ernst Jünger in un passo: Il teologo deve fare i conti con l’uomo contemporaneo - soprattutto con chi non vive in un luogo riservato o dove la pressione è minore. Ha di fronte un uomo che ha vuotato il calice del dolore e del dubbio e che deve la sua formazione più al nichilismo che alla Chiesa - tralasciamo per il momento di verificare quanto nichilismo si nasconda pure nelle Chiese. Quest’uomo ha per lo più una personalità etica e spirituale poco articolata, quantunque si esprima con luoghi comuni convincenti. È vivace, intelligente, attivo, diffidente, privo di senso artistico, istintivamente denigratore di tipi ed idee superiori, attento al proprio tornaconto, maniaco della sicurezza, facilmente influenzabile dagli slogan della propaganda di cui troppo spesso gli sfuggono i voltafaccia solitamente repentini; è nutrito di teorie filantropiche ma, se il prossimo o i vicini non si adeguano al suo sistema, è anche disposto a ricorrere a una violenza tremenda, che né il senso della giustizia né il diritto internazionale potranno arginare.

Al tempo stesso vive nell’incubo di essere perseguitato da potenze maligne fin nel profondo dei sogni: è poco incline al piacere e ha dimenticato persino che cosa sia la festa.

D’altra parte, dobbiamo dire che in tempi di pace egli gode dei conforti della tecnica, che la durata media della vita è notevolmente aumentata, che il principio dell’uguaglianza è, sotto il profilo teorico, ammesso dappertutto, e che in certi punti della terra sono allo studio modelli di vita in cui l’estensione dell’agio a tutti i ceti sociali, la libertà individuale e la perfezione automatica raggiungeranno livelli mai conosciuti prima. Non è impossibile che, giunta a termine l’era titanica della tecnica, questo stile di vita sia destinato a diffondersi. Ciò nondimeno, la vita dell’uomo non sfugge alla decadenza: da questo dipende il grigiore e il senso di disperazione caratteristici della sua esistenza, che in alcune città - o addirittura in alcune nazioni - si è incupita a tal punto da spegnere ogni sorriso e richiamare alla memoria un mondo di larve umane come quello di Kafka ha descritto nei suoi romanzi.

Compito del teologo è di far presentire a quest’uomo, che pure gode di condizioni ottimali, ciò che gli è stato sottratto, e quali enormi forze ancora dimorino il lui. Teologo è chi mira più in alto della pura economia di sussistenza e conosce la scienza del superfluo, il mistero delle fonti inesauribili che sempre si trovano vicino a noi.

VIDEO. APOLOGETICA: La Chiesa, differenze tra primo e secondo Concilio Vaticano. Con Don Curzio Nitoglia

 

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L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

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