Pratiche filosofiche, dalla teoria alla biografia
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Dom, Lug

Pratiche filosofiche, dalla teoria alla biografia

Il senso della vita
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Pratiche filosofiche, dalla teoria alla biografia
Pratiche filosofiche, dalla teoria alla biografia

 

Ci sono momenti in cui la luce ed il calore del sole non sono sufficienti per riscaldare, colmare il nostro vuoto interiore, il nostro non essere in grado di dare un senso profondo alla nostra esistenza, alla inquietudine che ci attanaglia. Talvolta non abbiamo forza sufficiente per far fronte alle difficoltà della vita e la sola fede non par sufficiente così come in Chiesa non si trova chi ci aiuta, comprende e guida...

Non sempre diveniamo e riusciamo ad essere adulti dentro noi stessi.

Nell’antichità esisteva la figura dello sciamano che aiutava il singolo e non solo la comunità nel suo percorso evolutivo. Vi è stato poi il filosofo, il saggio! Socrate con le sue domande, i dialoghi è stato un grande esempio…

Ma il percorso della storia è lungo e, nel ‘900, con la decadenza della Chiesa, più voluta ad arte che altro, è arrivata la psicanalisi! Freud, di origini ebraiche, senza Dio, ha aperto le porte al disgregamento dell’io con la psicanalisi.

Se l’uomo si auto osserva, è già dentro di sè, non una unità, ma un caos, dove io differenti prendono il sopravvento! Non sono infatti un caso il mito dell’auriga e del demiurgo che possono essere utilizzati come esempio per porre un ordine interiore. La via maestra, in questo caso, è indicata in chiave mitica, simbolica! Tornare a ricreare una unità interiore è essenziale. È tale unità interiore è inesistente senza un lavoro sull’essere… La psicanalisi invece ci frammenta le varie parti e non le ricompone mai, ma non solo, spesso non ci avverte neppure che il disagio che noi avvertiamo dentro noi stessi, non è a causa della mamma, il babbo, l'amore, il lavoro, ma è un’assenza di un reale e vivo rapporto con l'Uno. È raro che un analista differenzi se ha di fronte a sè un reale paziente malato o sofferente di altro tipo di lacuna e necessità.

Oggi vi proponiamo un breve, brevissimo video con Roberto Cecchetti dal titolo: “Pratiche filosofiche, dalla teoria alla biografia”.

Roberto Cecchetti è laureato in filosofia e in psicologia, è analista filosofo (Sabof) e docente presso la Scuola di psicoterapia Erich Fromm di Prato-Padova. Ha pubblicato saggi su diverse riviste ed è autore dei volumi "La metrica dell’apparenza" (Attucci 2018) e "Il ritmo del desiderio. Da Jung alle pratiche filosofiche". (Mimesis 2019).

Roberto Cecchetti è convinto che la “vera filosofia” deve tornare in auge per aiutare l’essere umano a vivere con le sue pratiche… Nel video ci spiegherà cosa sono le pratiche filosofiche e citerà, an passant, “l'idealismo magico”, noi invece, ci soffermeremo su questo "idealismo magico".

L’occidente vive due "Idealismi magici"! Partiamo dal secondo per rifarci poi al primo! Julius Evola comprende la crisi del ‘900 e pubblica per la prima volta, nel 1925 “Saggi sull’Idealismo magico” e così apprendiamo dal risvolto di copertina, di un testo delle ed. Mediterranee con un saggio introduttivo di Franco Volpi, in una edizione postuma:

“Saggi sull’Idealismo magico” è un’opera che si pone in un momento cruciale dell’attività speculativa di Julius Evola, la metà degli anni Venti. In quel periodo una serie di interessi si erano intrecciati ed occorreva scioglierli per prendere la direzione definitiva del suo pensiero. Arte e filosofia, occultismo e dottrine orientali si accavallano: il problema era sia esistenziale che spirituale, la ricerca di una "via". A ventisette anni Evola aveva concluso la sua "fase artistica" e nella sostanza anche la sua “fase filosofica”, dato che “Teoria e fenomenologia dell’Individuo assoluto” era stato terminato nel 1924: in attesa dell’uscita dell’opera in due tomi, nel 1927 e nel 1930, egli decise, come scrive nell’autobiografia, di pubblicarne nel 1925 “una anticipazione del contenuto pel pubblico”, appunto i “Saggi sull’Idealismo magico”. Più esattamente si legge nell’‘avvertenza’ a questo libro: “una preliminare presa di posizione, una anticipazione”.

In esso Julius Evola riunì e sistematizzò testi pubblicati in tutto o in parte su vari giornali e riviste di varia tendenza a partire dal 1923: Il Nuovo Paese, Ultra, Atanòr, Il Mondo. Lo stesso avvenne per un libro di più limitato spessore, pubblicato l’anno seguente, che riuniva due conferenze che l’autore considerava una sintesi del suo sistema filosofico: "L’uomo e il divenire del mondo" (1926).

In “Saggi sull’Idealismo magico”, dunque si trovano i riferimenti agli interessi del momento: l’arte, cui è indicata la fondamentale appendice; le dottrine orientali, con i riferimenti a Lao-tze, ai Tantra e all’opera di Sir John Woodroffe; il superamento della filosofia idealista e la ricerca delle “esigenze contemporanee verso l’Idealismo magico” attraverso l’esame di pensatori contemporanei noti o meno noti; la magia, considerata ineluttabile conclusione dell’Idealismo magico. Tutto necessario per la creazione di un sistema che servisse per “andare oltre”, e quindi per entrare in contatto con la tesi sulle origini primordiali, sulla Tradizione, sul valore del mito e sul simbolismo, che avrebbero condotto Julius Evola nell’arco di una decina d’anni a pubblicare la sua opera principale ("Rivolta contro il mondo moderno", 1934) e diventare il rappresentante italiano del Tradizionalismo integrale.
Un libro tutt’altro che minore, come in genere viene considerato, piuttosto un importante tassello per comprendere lo sviluppo del pensiero di questo filosofo.

Evola pertanto denuncia già nei primi del ‘900 la crisi del mondo moderno e non trova nel cristianesimo una via atta all’uscita dal buio in cui si trova l’uomo che vuole andare oltre una condizione di vita automatica! Di un uomo che vive nel buio e non è desto! Non vede nel cristianesimo una via "del risveglio", nonostante che nostro Signore parli continuamente di apprendere ad essere desti!

In effetti, se avvertiamo, ahimè, una assenza, nel cristianesimo attuale, è di non trovare, se desideriamo realmente svegliarci, purtroppo, la figura di un reale "Maestro spirituale" Padre spirituale, all'interno del corpo della Chiesa che ci possa condurre - per mano - sulla salita salita del Monte Carmelo!

Il Maestro spirituale che dovrebbe condurre il singolo discepolo a coltivare un cuore puro, con esercizi idonei.

Il cuore puro, attraverso la sua pupilla interiore, consente di vedere oltre il velo e consente al Signore di illuminare oltre il cuore la mente e di elevarla oltre l'immagine fallace imposta al mondo dalla contemporaneità dormiente di ogni epoca.

Il contemporaneo che, non pratica la via del risveglio, non vede altro che le immagini distorte, errate, imposte dalla società della sua epoca.

Nel Medioevo, le immagini preminenti erano sacre e si può considerarre, quel momento storico, l'apogeo della spiritualità cristiana del mondo occidentale.

Ma lasciamo però parlare chi è considerato far parte del primo idealismo magico più di un secolo prima di Evola…

Tedesco, pietista, ma da come scrive, par cattolico. Lui denuncia le cause della crisi della civiltà del suo tempo e del declino del cristianesimo e con estrema fede, speranza e carità, resta saldo nel suo credo! A scrivere non è solo un poeta e filosofo, ma anche un mistico: Novalis!

Noi, per non essere linciati, da voi cari lettori, che poco amate la lettura e preferite assai le sintesi, seppur tutti o quasi laureati e/o plurilaureati, cercheremo di riportarvi solo qualche passaggio di Novalis da: “La cristianità, ossia l’Europa”, ma dato che ciò che vi proponiamo è zoppo, carente, preghiamo affinché il meno pigro, il più curioso tra voi, legga l’opera integrale che si esaurisce in un poco più di una decina di pagine…:

LA CRISTIANITÀ, OSSIA L’EUROPA
frammento scritto nell’anno 1799

"Erano bei tempi, splendidi, quelli dell’Europa cristiana, quando un’unica cristianità abitava questo continente di forma umana, e un grande e comune interessamento univa le più lontane province di questo ampio regno spirituale. Senza grandi possedimenti secolari, un solo capo supremo governava e teneva unite le grandi forze politiche. Una numerosa corporazione, accessibile a tutti, era direttamente soggetta a lui, eseguiva le sue istruzioni e cercava con zelo di consolidare il suo benefico potere. Ogni membro di questa associazione era onorato, ovunque, e quando le persone comuni gli chiedevano conforto o soccorso, protezione o consiglio, e in cambio provvedevamo volentieri e abbondantemente ad appagare i suoi molteplici bisogni, trovava anche nei relativamente potenti protezione, considerazione e ascolto, e tutti avevano cura di questi uomini eletti, dotati di meravigliose energie, come fossero figli del Cielo, la cui presenza e simpatia diffondeva svariati vantaggi. Una infantile fiducia legava la gente alle loro manifestazioni. Con quanta serenità ognuno poteva compiere il proprio quotidiano lavoro terreno, dacché questi santi uomini gli preparavano un avvenire sicuro, e ogni errore era da loro perdonato, ogni magagna della vita da loro cancellata e chiarita. Essi erano gli esperti timonieri nel gran mare ignoto; sotto la loro vigilanza era lecito disprezzare tutte le burrasche e contare con fiducia su un sicuro approdo e sbarco sulla costa del patrio suolo. Le più selvagge e voraci inclinazioni dovevamo cedere al rispetto e all’obbedienza. Da loro emanava la pace. Non predicavano altro che l’amore per la santa è bellissima Signora della Cristianità che, dotata di forze divine, era pronta a salvare ogni credente dai più paurosi pericoli. Parlavano di uomini celestiali morti da un pezzo, i quali con la fedeltà e l’attaccamento a quella beata Madre e al suo divino e gentile Bambino avevano resistito alla tentazione del mondo terreno, avevano ottenuto onori divini ed ora erano diventati potenze benefiche e protettrici dei loro fratelli viventi, compiacenti soccorritori nel bisogno, avvocati di difetti umani ed efficaci amici dell’umanità davanti al trono celeste.

Con quale serenità si usciva dalle belle riunioni nelle chiese misteriose, ornate di pitture invitanti, piene di dolci profumi, animate da musiche sacre e commoventi. Là si conservavano con animo grato, in preziose custodie, le spoglie consacrate di antichi uomini timorati di Dio. Erano testimoni della bontà e dell’onnipotenza divina, della beneficenza di quelli più fortunati, attraverso miracoli e simboli stupendi. Così, certe anime amanti conservano ciocche o pitture dei loro cari defunti e alimentano il dolce fuoco fino al ricongiungimento nella morte.

Si raccoglieva con intimo fervore ciò che era appartenuto a quelle anime care, e tutti si dichiaravano felici quando riuscivano a ottenere o magari a toccare una reliquia così confortante. Di quando in quando appariva evidente che la grazia divina si era posata di preferenza su un quadro o un tumolo. Da tutte le regioni affluivano la le moltitudini con magnifici doni e lucravano a loro volta doni divini: la pace dell’anima e la salute del corpo. Questa pacifica e potente società cercava assiduamente di rendere tutti gli uomini partecipi e mandava i suoi compagni in tutti i continenti per annunciare il Vangelo…”

Roma si era sostituita alla Gerusalemme Celeste ed era la sacra residenza del Governo di Dio in terra e vi era una evoluzione dell’essere umano non solo interiore, ma anche nei vari rami del sapere, del lavoro e delle scienze…

Ma cosa procura un cambiamento a tanta elevazione? Ed è particolare che a scrivere sia Novalis di famiglia pietista…:

"Gli insorti si chiamarono giustamente protestanti…"

Si vengono a definire dei cambiamenti da tale scissione, anzi da due scissioni protestanti, e ce le descrive bene Novalis, che indeboliscono e dividono l’Europa nel suo centro nevralgico: la spiritualità!

Novalis poi passa a dirci: “La Francia propugna un protestantesimo laico. Dovrebbero sorgere ora anche gesuiti secolari e dovrebbe rinnovarsi la storia degli ultimi secoli? Dovrebbe la Rivoluzione essere quella francese, come la Riforma quella luterana? Dovrebbe il protestantesimo, ancora una volta contro la sua natura, stabilirsi come governo rivoluzionario? Dovrebbe la lettera far posto alla lettera? (...)

Storicamente curioso è il tentativo di quella grande maschera di ferro che col nome Robespierre cercò nella religione il centro e la forza della repubblica; anche la freddezza con cui fu accolta la teofilantropia, questo misticismo del nuovo illuminismo; anche le nuove conquiste dei gesuiti, anche l’avvicinamento all’Oriente attraverso le nuove relazioni politiche”.

Novalis prosegue in modo fervido e conclude il suo discorso così:

“La cristianità deve rivivere e farsi attiva, ricostruire una Chiesa visibile senza riguardo a frontiere politiche, la quale accolga nel suo grembo tutte le anime assetate dell’ultraterreno e voglia fare da mediatrice fra il mondo antico ed il nuovo. Essa deve versare di nuovo la vecchia cornucopia delle benedizioni sui popoli. Dal sacro grembo d’un onorevole Consiglio d’Europa il cristianesimo risorgerà e il compito di risvegliare la religione sarà svolto secondo un piano universale, divino. Poi nessuno protesterà più contro costrizioni cristiane e laiche, perché l’essenza della Chiesa sarà l’autentica libertà e tutte le necessarie riforme saranno eseguite sotto la guida della Chiesa come processi di stato pacifici e legali.

Quando? e forse presto? Non sono domande da fare. Pazienza! Verrà, deve venire la sacra era della pace perpetua, quando la nuova Gerusalemme sarà la capitale del mondo; e fino allora, compagni della mia fede, siate sereni e coraggiosi nei pericoli dell’epoca, annunciate con la parola e con l’azione il Vangelo divino e alla fede veritiera e senza fine siate fedeli fino alla morte!"

Cercando un'unità in Terra, dentro di noi e con l’Uno...

VIDEO. APOLOGETICA: Pratiche filosofiche, dalla teoria alla biografia. Con Roberto Cecchetti

 

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L’Associazione si fonda su tre pilastri:

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