Le origini della Compagnia di San Luca e dell’Accademia delle Arti del Disegno
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Dom, Lug

Le origini della Compagnia di San Luca e dell’Accademia delle Arti del Disegno

Il senso della vita
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Le origini della Compagnia di San Luca e dell’Accademia delle Arti del Disegno
Le origini della Compagnia di San Luca e dell’Accademia delle Arti del Disegno

 

Se avete un po’ di nostalgia non rattristatevi… È uno stato che capita di sovente a tanti, se non a tutti e si chiama in molti casi, nostalgia del paradiso e tale stato andrà sempre più amplificandosi in un mondo che trascura la bellezza in ogni sua forma espressiva… Eppure tutti volenti o nolenti ricerchiamo bellezza e le tecniche di tale ricerca differiscono, ma non vi è persona che non ne avverta il bisogno… Altrimenti l’anima sta male! Ma in un mondo che tralascia di sapere di avere un'anima, la cura diviene sempre più difficile da potersi trovare… e somministrare…

Oggi par di essere dei clandestini, non perché siamo senza documenti e permessi di soggiorno, ma solo per avvertire di avere un’anima e la necessità di ralleggrarla, nutrirla e sia perché si avverte la nostalgia del paradiso. Del resto le Sacre Scritture non parlano di una distruzione del paradiso terrestre, bensì di una espulsione dell’uomo e della donna che vi abitavano, a causa di una colpa da loro commessa. Perciò si può supporre che il paradiso esista ancora, ma in uno spazio divenuto inaccessibile. Quindi l’idea che si debba ricostruire il paradiso sulla terra è destituita di qualsiasi fondamento; e ogni volta che si è creduto a questa falsa impostazione del problema, si sono sprigionate come una tragica conseguenza le fiamme dell’inferno.

Forse il paradiso perduto esiste da qualche parte, ma l’uomo non ha più la forza di vederlo, perché la sua vista è indebolita. Per i clandestini che vengono rimpatriati o respinti il paradiso è l’Italia; ma per i clandestini di quelli che, sulla scia di Jünger, potremmo chiamare “emigrazione interna”, come si configura il paradiso? Parliamone e, senza paura o snobismo, cerchiamo una risposta!

Non si può che restare sorpresi, se sintonizziamo la nostra attenzione sulle numerose offerte che piovono ovunque, pure sui banconi dei bar e delle gelaterie che offrono i rimedi ai mali dell’anima o meglio ancor più del corpo… Abbiamo una offerta estremamente variegata, ancor più di un gelato, ed anche in termini di qualità… Si comprende benissimo dalle parole usate sul materiale promozionale che il target delle persone è alla ricerca di pace, ricchezza, armonia nelle relazioni, salute fisica, soddisfacimento dei propri desideri, assenza di malessere di qualsiasi tipo; in poche parole cerca un paradiso! Se ci soffermiamo rapidamente sull’offerta abbiamo siti di corsi, libri che vanno dalla alimentazione che si può scegliere liberamente dalla vegetariana, vegana, crudista, macrobiotica, ayurvedica, e probabilmente, molte altre opzioni che al momento ci sfuggono. Altrimenti rimanendo nel campo delle discipline corporee, possiamo scegliere tra corsi, seminari, workshop e sessioni individuali che privilegiano l’attività fisica. Qui spaziamo dai pilates all’hatha yoga e poi, scivolando dolcemente tra la danza terapia e i laboratori teatrali, ci avviciniamo a grandi passi allo psicodramma e alle costellazioni familiari, dove il vissuto emozionale, insieme al vissuto del corpo, inizia ad avere un ruolo fondamentale. Subito dopo troviamo la meditazione statica e silenziosa oppure dinamica, secondo gli insegnamenti del maestro Osho, i corsi di comunicazione e molto altro ancora, senza trascurare il bilanciamento cranio- sacrale.

Il tutto con lo scopo di integrare armoniosamente il corpo, le emozioni, la mente, la psiche, l’anima, lo spirito e molti altri concetti evocati con parole altisonanti, per comprendere il significato profondo non basterebbe una vita di studio e di esperienza. Il messaggio è unico: è possibile trovare il paradiso in terra, all’improvviso.

Un posto di rilievo nella presente panoramica è d’obbligo agli approcci psicoterapeutici, che da classicamente psicoanalitici si sono via via diversificati in varie specializzazioni: cognitivisti, gestaltiani, bionergetici, reichiani. Infine, come dimenticare le pratiche e gli insegnamenti spirituali di sua santità il Dalai Lama e dei monaci buddisti, così come quelli delle tradizioni sciamaniche nord europee, sud americane, native americane, siberiane, maori, australiane, del proprio paradiso personale, è veramente illimitato e nelle poche righe precedenti sicuramente qualcuno è stato dimenticato, quindi chiediamo scusa a quel lettore che sta frequentando proprio un training in una disciplina che non abbiamo citato.

Come è caratterizzato questo ideale di felicità e di benessere , questo paradiso? Esiste uno spazio della mente con forti connotati paradisiaci, dove il nostro corpo è perfettamente sano e preferibilmente giovane e attraente, i nostri desideri affettivi e di relazione soddisfatti in abbondanza, la nostra spiritualità beatamente connessa con l’universo. La situazione non è così semplice, a meno che non si prendano scorciatoie chimiche da trattare su un altro versante, quello dei paradisi artificiali. Ma la vera offerta psicologica e spirituale ad una macchina complessa come quella umana, non può essere un “semplice” paradiso dove tutto va secondo i nostri desideri. Peraltro questi desideri sono spesso molto volubili, di modo che i clienti non proseguono sul cammino intrapreso, ma preferiscono sperimentare sempre qualcosa di nuovo.

Fino alla caduta del Muro di Berlino erano le ideologie politiche e i loro paffuti chierichetti che promettevano, agendo sull’inconscio, il raggiungimento del paradiso terrestre, nel promettere eccelleva soprattutto quella comunista, che negava di essere una ideologia e si spacciava per analisi scientifica, ma recava ben marcati i tratti distintivi dell’antico millenarismo.

Il millenarismo ha la sua origine nel giudaismo, poiché i rabbini consolavano il “popolo eletto” dei suoi dolori dicendo che prima della fine del mondo il vero Dio avrebbe fatto trionfare i buoni, coloro che lo adoravano, e quindi per un millennio (cifra simbolica) Israele avrebbe dominato gli altri popoli, che erano appunto i malvagi, i politeisti. Il paradiso sarebbe così rifiorito sulla terra in una versione collettivista. Questa concezione tipicamente ebraica si infiltrò nel cristianesimo producendo varie eresie, come quella degli adamiti, e poi con Marx sboccò nel materialismo storico, che assegna ai proletari il ruolo degli eletti.

Circola ancora oggi una leggenda relativa alla costola di Togliatti che sarebbe venerata, insieme ad altre preziose reliquie, in un non meglio identificato sito francescano della mistica Umbria. […] Togliatti incarnava il nuovo Adamo del paradiso sovietico, un paradiso terrestre al quale oggi non crede più nessuno, ma vi hanno creduto in molti. A scrivere questo spumeggiante scritto è Mario Venturi nell’annuario di Eumeswil dedicato proprio a: “La nostalgia del paradiso”.

Ma non possiamo dimenticarci che per chi compie l’apologia della “rete” e dell’intelligenza artificiale il nuovo paradiso e il nuovo collettivismo è promesso in quel mondo artificiale dove l’essere umano volontariamente abdica alla propria intelligenza e all’intelligenza divina che può scendere in lui attraverso la “Sapienza” e lo Spirito Santo per una intelligenza elaborata da una macchina e mossa da un uomo che sappiamo fin da sempre non essere perfetto, ma perfettibile. Sembra un gioco dal retrogusto amaro di un solo certo tipo di angelo, che sente la nostalgia del paradiso celeste, perché lui solo la può avvertire, e cerca di riprodurre quel mondo virtualmente e per tutti, ma non essendo così sincero da ammetterlo la cosa rimane alquanto enigmatica. Chi volesse maggiori ragguagli su questo dramma cosmico, che costituisce in qualche modo il lontano antefatto del nostro argomento terrestre, può leggere “La Revolte des Anges" di Anatole France o meglio ancora, se riesce a trovarlo in qualche polverosa biblioteca, un buon trattato teologico.

Ora dopo questo sguardo al nostro presente volgiamoci indietro e ci renderemo conto che non sempre le cose sono state in questo modo. A darci conferma che l’uomo ha cercato un vero e proprio rapporto con l’Assoluto è la compagnia di San Luca che nacque, si formò a Firenze, in un lontano passato. A parlarci della nascita e della presenza a Firenze della compagnia di San Luca e come da questa compagnia ebbe origine l’Accademia delle Arti e del Disegno, tuttora esistente ed attiva, la più antica Accademia del disegno al mondo, sarà proprio Cristina Acidini, superba, colta, raffinata, aristocratica presenza del panorama della storia dell’arte di Firenze e non solo.

Cristina Acidini: è una storica dell'arte italiana, soprintendente dal 2006 al 2014 della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze. È Presidente dell'Accademia delle arti del disegno.

Nel corso del nostro video con Cristina Acidini non solo si parlerà di quel lontano passato, di come l’Accademia delle Arti del Disegno ha avuto origine dalla Compagnia di San Luca, nel 1339, tra gli artisti fiorentini per
"sovvenire così nelle cose dell’anima, come del corpo, a chi secondo i tempi, ne avesse bisogno."

Una compagnia o fraternita che vede iscritti tra gli altri Benozzo Gozzoli, Donatello, Lorenzo Ghiberti, Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti quando ancora, secondo gli statuti medievali, i pittori venivano immatricolati all’Arte dei Medici e degli Speziali…

Nel corso della conversazione con Cristina Acidini punteremo gli occhi, lo sguardo anche al nostro presente!

Ma se la figura a Firenze ed in Italia di rilievo e riferimento per la vita degli artisti fu il Vasari è interessante invece ricordare chi nella sua indagine artistica nella storia dell’arte prese le distanze : Johann Joachim Winckelmann e di questi merita almeno sfogliare un suo testo, soffermandosi su qualche punto, per avere delle visione differente di come valutare un’opera d’arte: il testo da guardare è à "Storia dell’arte nell’antichità" e così apprendiamo dal risvolto di copertina:
"Per Winckelmann la classicità comporta un’assenza di psicologia. Tutta la sua teoria, che sarà troppo a lungo accusata di freddezza, tende a vedere nell’arte non l’espressione dell’individuo, ma la ricerca dell’assoluto. L’arte aspira all’ideale è l’oggettività dal punto di vista dell’eterno. Quella di Winckelmann non è un’arte senza vita, come sosterranno i romantici, ma un’arte senza artisti. […] Ad una storia dell’arte come catena di biografie, quale era stata condotta da Plinio a Vasari, Winckelmann sostituisce per la prima volta una storia dell’arte come sequenza di opere. E le opere sono indizi non tanto della personalità del loro autore, quanto del mistero senza nome della bellezza, e come indizi vanno considerati. Nasce di qui l’attenzione implacabile ai particolari, la necessità di una visione diretta. L’occhio di Winckelmann è quello del cartografo, che non si chiede chi ha creato le montagne o le acque, ma ne indaga le apparenze, le manifestazioni. All’arte come intimismo, come diario privato dell’artista oppone l’arte come suprema impersonalità. Perché è solo oltrepassando la propria soggettività che ci si avvicina al divino. Allo stesso modo, anche osservare l’opera significa eludere se stessi. Dunque non si tratta di sentirsi rappresentati, ma al contrario di liberarsi di se’: vivere qualche attimo tra Delo e i boschi sacri della Lucia, nel sollievo di un pensiero universale".

Muoviamoci invece in avanti e troveremo una incomprensione profonda da cui deriva il misconoscimento pressoché totale della scuola di Sapienza che è all’origine della civiltà postmoderna. Gli storici dell’arte rimangono perplessi come Ponzio Pilato dinanzi alla scuola dei Nazareni, quei pittori tedeschi che risiedevano a Roma nella prima metà del sec XIX, nell’ex convento dei minoriti di Sant’Isidoro, e vivendo come monaci ricercavano la "verità". Anche questa sembra una leggenda romantica, ma è difficile negare l’esistenza della Confraternita di san Luca, fondata nel 1809 dal pittore Friedrich Overbeck sul modello delle corporazioni medievali, alla quale appartengono appunto i così detti Nazareni (Cfr. K. Andrews, The Nazarenes. A Brotherhood of German Painterers in Rome, Oxford 1964). Da questo nucleo si irradiano tendenze culturali come il medievalismo, il revivalismo e lo storicismo, poiché la civiltà postmoderna non si fonda sul principio dello spazio come la civiltà moderna, né su quello di casualità come quella cristiana, bensì sul principio del tempo. Gli oceani divengono virtuali, si temporalizzano. Una locuzione, questa, che avrebbe fatto temere la tempesta e il naufragio agli “astrologi” di Sagres, ma che invece i nostri contemporanei conoscono bene, in quanto terminologia esistenzialista. Alla Confraternita di san Luca risale anche il fenomeno del corporativismo e cristianesimo sociale, che poi si diffonde in Europa nella seconda metà del secolo, grazie all’opera del barone Karl von Vogelsand (cfr. E. Bader, Karl von Vogelsang, die geostige Grundlung der christichen Saziedreform,Wien 1990) e di altri riformatori sociali come il marchese Renè de La Tour du Pin in Francia, ma qualche decennio dopo la fondazione della Confraternita di San Luca viene fondata a Parigi la Lega dei Proscritti, anch’essa di derivazione germanica. Come nella prima arde il fuoco purificatore della civiltà, nella seconda lampeggia il cupo scintillio della barbarie. Dalla Lega dei Proscritti in breve volgere di tempo promana la Lega dei Giusti, e quindi la Lega dei Comunisti, che commissiona a Marx la stesura del famoso “Manifesto”. L‘incendio divampato in Russia nel 1917 con la rivoluzione bolscevica, che nel 1919 attinge l’Ungheria con il “terrore rosso” di Bela Kun…, ma questa è tutta un’altra storia…!

Ritorniamo a Firenze, all’antichità, alla compagnia di san Luca e non possiamo tralasciare che il nome fu preso dal Santo evangelista che per primo raffigurò in una icona il volto della Madonna. Ci terremo pertanto a concludere questo scritto sulla nascita dell’Accademia delle Arti e del Disegno con una testimonianza ed una esperienza del divino… Se leggiamo bene e con attenzione il testo che vi proponiamo possiamo comprendere perché, se non ci poniamo di fronte a tante opere semplicemente per farci un selfie o passare disattenti di fronte ad esse, questi quadri e queste opere hanno ancora tanto da dirci e rivelarci e posseggono tutt’oggi un alto valore taumaturgico. Lo scritto è tratto da “Le porte regali . Saggio sull’icona” di Pavel Florenskij:

“…La concezione che voleva le icone dipinte sulla base di visioni, era essenziale non solo nella Chiesa orientale, all’epoca della sua stabilità interna, ma perfino in Occidente, e per giunta, in epoche lontanissime dalle contemplazioni mistiche, era segretamente viva la fede nella natura di manifestazione delle icone quale norma della loro pittura. E ciò che era, ed è riconosciuto come veramente degno di venerazione e di culto originava non dalla terra, bensì da una fonte celeste. Ne è un esempio sbalorditivo Raffaello. In una lettera indirizzata al conte Baldassarre Castiglione, suo amico, lasciò alcune parole sibilline, la cui chiave è conservata nei manoscritti di un altro suo amico, Donato di Angelo Bramante. “Al mondo sono pochissime le raffigurazioni della bellezza femminile; pertanto mi sono attaccato a un’immagine misteriosa che alle volte visita la mia anima”. Che cosa vuol dire visita la mia anima? Ed ecco cosa scrive parallelamente il Bramante: “Voglio qui annoverare, per piacere personale e per conservarne con precisione il ricordo, un episodio straordinario che il mio stimato e caro amico Raffaello mi ha confidato sotto il sigillo della segretezza. Quando, tempo addietro, gli manifestai dal profondo del cuore tutta la mia ammirazione per i suoi quadri, belli oltre ogni dire, raffiguranti la Madonna e la Sacra Famiglia e con ripetute preghiere lo esortai a rivelarmi da dove mai, nel mondo, egli traesse spunto per l’incomparabile bellezza, i commoventi tratti del volto e l’insuperabile espressione della Santa Vergine, egli, dopo essersi schermito per un attimo con la giovanile timidezza e riservatezza che gli è propria, si commosse infine a tal punto da gettarmisi al collo con gli occhi pieni di lacrime, svelandomi il suo segreto.

Mi raccontò come, sin dalla sua prima infanzia, egli avesse sempre serbato in sè uno speciale, sacro attaccamento verso la Madre di Dio, così che talvolta, solo sentendone pronunciare ad alta voce il nome, veniva colto da una profonda malinconia. In seguito, dal momento che la sua sensibilità si era rivolta verso la pittura, il suo più grande desiderio era stato quello di ritrarre la Vergine Maria nella sua autentica perfezione celeste, per quanto egli continuasse a non fidarsi ancora della propria capacità. Il suo animo era si costantemente occupato, giorno e notte, dal pensiero rivolto a quell’immagine, ma non gli riusciva mai di completarla in maniera soddisfacente; aveva sempre l’impressione che la sua fantasia operasse nelle tenebre. Eppure, di tanto in tanto, un raggio di luce divina penetrava nella sua anima, in modo tale che gli riusciva a scorgere i chiari lineamenti davanti a sè, così come avrebbe voluto raffigurarla; ma si trattava solo di un attimo, trascorso il quale egli non era più in grado di trattenere quell’immagine nel proprio animo. Perciò la sua anima era stata sospinta qua e là da un’inquietudine incessante; era riuscito a scorgere i tratti della rappresentazione sempre e solo in modo vago, ma la sua oscura intuizione non si era mai risolta in una chiara immagine . Alla fine, non riuscendo più a trattenersi, aveva iniziato con mano tremante un dipinto della Sacra Vergine e in corso d’opera il suo animo era stato colto da un sempre crescente fervore. Una volta, di notte, aveva pregato in sogno la Vergine, si svegliò di soprassalto in preda ad un impeto veemente. Nell’oscurità della notte il suo sguardo fu attirato da un bagliore alla parete di fronte al letto, e, dopo aver guardato con maggiore attenzione, si accorse che il suo quadro della Madonna, appeso alla parete e non ancora ultimato, si era trasformato, illuminato da un dolcissimo raggio di sole, in un dipinto tutto compiuto che pareva proprio vivo. Il senso della divinità che prorompeva dalla tela lo sopraffece al punto che egli scoppio in lacrime. L’immagine lo fissava con un’espressione indicibilmente commovente; pareva che da un momento all’altro essa dovesse muoversi. Egli aveva anzi l’impressione che si movesse per davvero. Gli sembrava che gli fosse capitata la cosa più meravigliosa che si potesse verificare, come se quell’immagine fosse esattamente ciò che egli aveva sempre cercato, per quanto ne avesse avuto solo un’idea oscura e confusa. Come si fosse riaddormentato, questo non riusciva assolutamente a ricordarselo. L’indomani si svegliò come un uomo rinato; l’apparizione gli si era impressa per sempre nello spirito e nei sensi e da quel momento in poi gli riuscì sempre di ritrarre la Madre di Dio, così come questa era apparsa alla sua anima. Fu lui stesso che, per primo, serbò in seguito una certa rispettosa venerazione davanti ai propri quadri. Questo è quanto mi narrò il mio stimato e caro amico Raffaello, e tale prodigio mi è parso talmente rilevante è singolare da indurmi, per mio diletto, a metterlo per iscritto". Si spiegano così le parole di Raffaello sull’immagine misteriosa che alle volte visitava la sua anima.

VIDEO. Le origini della Compagnia di San Luca e dell’Accademia delle Arti del Disegno. Con Cristina Acidini

 

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