Santa Maria Nuova di Firenze, origini degli ospedali. Un percorso tra arte, cultura e cura
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Dom, Lug

Santa Maria Nuova di Firenze, origini degli ospedali. Un percorso tra arte, cultura e cura

Il senso della vita
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Santa Maria Nuova di Firenze, origini degli ospedali. Un percorso tra arte, cultura e cura
Santa Maria Nuova di Firenze, origini degli ospedali. Un percorso tra arte, cultura e cura

 

Ci auguriamo che il nuovo anno sia iniziato nel modo migliore possibile per tutti o almeno per la maggior parte di Voi, col piede giusto, o almeno con la buona intenzionalità nel vivere… Ancor meglio se presi da incantamento avendo notato le numerose gemme di acqua che hanno impreziosito i rami nudi degli alberi e come le luci dei lampioni, a sera, abbiano giocato a creare luminescenti prismi adamantini con esse per i nostri occhi ed hanno in questo contribuito a rallegrare e addolcire il nostro cuore…

Vi siete fermati anche a guardare nelle pozzanghere come la pioggia cadenzata, ritmica produca molteplici centri contentrici sulla superficie? Un spettacolo meraviglioso, naturale... Allor quando una pozza d'acqua cittadina non si trasformi in un mastodontico lago... Quasi migliore di un video... Intanto la nostra vita più autentica non è più la reale, ma quella che ci mostrano attraverso le magie della tecnica... Siamo più interessati a bracare nella vita di "CHIARA" che concentrati a decifrare la nostra esistenza che trascorre, sempre più rapida, alla chetichella...

E vivamente speriamo che nessuno sia dovuto ricorrere all’"azienda sanitaria" quella che, in un tempo remoto, si chiamava ospedale… È cambiato un nome e con esso un sistema di cura ed una concezione del paziente...

Vi siete mai chiesti com'è nato l'ospedale? Per cercare di darvi una risposta è necessario ancora una volta calarci in un lontano passato, essere dimentichi di noi stessi, delle nostre visioni attuali del mondo e indossare altri panni… La storia del passato non può essere vissuta e giudicata con gli occhi di noi contemporanei, ma, come nel teatro, dobbiamo metterci una maschera che ci offre anche la possibilità di aprirci alla comprensione, essere differenti e a poterci trasformare, se la simulazione è intenzionale, cosciente e consapevole.

In Grecia, nell'antichità, si curava nel tempio, il famoso tempio di Esculapio. Ippocrate fu il padre della medicina. Nel mondo romano i santi Cosma e Damiano, noti anche come santi medici, si dedicarono alla cura dei malati dopo aver studiato l’arte medica in Siria. Ma erano medici speciali. Spinti da un’ispirazione superiore infatti non si facevano pagare. Da qui il soprannome di anagiri (termine greco che significa “senza argento”, “senza denaro”). Ma questa attenzione ai malati era anche uno strumento efficacissimo di apostolato. “Missione” che costò la vita ai due fratelli, che vennero martirizzati… Sono i patroni dei medici, chirurghi, farmacisti e parrucchieri…

Ma il primo ospedale al mondo dove risiede? Parrebbe a Firenze, se non è il primo ospedale al mondo è il secondo dopo Roma ed è l’ospedale di Santa Maria Nuova ancora vigente. Come si apprende dal retro di copertina di un testo curato da Giancarlo Landini: “Santa Maria Nuova attraverso i secoli - Medicina chirurgia assistenza arte e cultura nell’ospedale dei fiorentini” : “È da più di 700 anni che l’ospedale di Santa Maria Nuova svolge la sua funzione di assistenza e cura nel centro di Firenze. L’ospedale è più antico di Palazzo Vecchio e del Duomo ma la sua splendida storia non è conosciuta. Il libro vuole colmare questa lacuna. Si delinea così un quadro grandioso di una istituzione fondante nel paesaggio fisico e spirituale di Firenze. Nell’ospedale oggi convivono moderna organizzazione sanitaria e grande architettura del passato, mentre le opere artistiche sono riunite in un articolato percorso museale. Si viene così a creare un connubio fra bello e cura che andrebbe recuperato in tutti i nostri ospedali”.

Abbiamo visto grazie alla presenza fondamentale della dott.ssa Cristina Acidini, la presenza a Firenze della compagnia di San Luca, che operava proprio all’interno dell’ospedale di Santa Maria Nuova. Un percorso che ci riporta all’arte, alla bellezza e soprattutto alla fede come cura dell’anima che influisce poi sul corpo fisico.

Il video che vi proponiamo oggi senza pretese per la qualità dell’audio, del sonoro è un video semplice, spontaneo assolutamente non manipolato in alcun modo, un video raro dal momento che ogni immagine ed ogni suono oggi giorno è artefatto e non ci rendiamo neppure più conto quanto... Pure il montaggio delle immagini è nel nostro video basilare... Normalmente, però, il montaggio viene effettuato, specialmente, in alcuni casi, da chi in gergo viene chiamato “filosofo” basti pensare alla scuola russa con Vertov che lancia “il cine-occhio” e poi Pudovkin, Dovženko solo per citare alcuni nomi che lavorarono proprio su come montare le immagini per dare significati vari e voluti… Compresero bene come le immagini e immagini unite a suono divengono una tecnica per costruire un pensiero ed una mentalità nell’osservatore inconsapevole ed ignaro… Pertanto senza artefici e artificiosità, ma con semplicità, naturalezza ed umiltà vi presentiamo il nostro video: “Santa Maria Nuova di Firenze: un percorso tra arte, cultura, cura”. Il relatore sarà Carlo Savelli, eccellente, competente, appassionato volontario della Fondazione Santa Maria Nuova. Vi invitiamo ad effettuare una visita guidata dell'ospedale, del suo percorso museale per vedere coi vostri occhi ed ascoltare dal vivo il ricco, articolato itinerario all’interno di questo ospedale storico nato grazie a Folco Portinari, padre della “famosa Beatrice”, spinto da Madonna Monna Tessa (Firenze, 3 luglio 1327).

Monna Tessa fu una serva di casa Portinari, che ispirò la fondazione dell'ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, e diede vita alla congregazione delle Oblate per l'assistenza ai malati. "Madonna" Tessa (diminutivo di Contessa, un nome femminile diffuso nel Medioevo e ispirato alla figura della contessa Matilde di Canossa), era vedova del bastaio Tura (artigiano che realizzava i "basti", le selle grosse e rozze per cavalcare asini e muli o per assicurarvi i carichi), ed entrò a servizio della famiglia Portinari, al tempo di Folco e della Beatrice amata da Dante.

L'anziano Folco, desideroso di riscattare la sua anima dopo una vita dedicata all'attività di banchiere, all'ombra del peccato di usura, decise di fondare un ospedale per la cura degli ammalati, ispirandosi alla caritatevole figura proprio di Monna Tessa, che divenne quindi la leggendaria ispiratice dell'ospedale di Santa Maria Nuova, tuttora esistente.

Dopo la fondazione vera e propria, nel 1288, Monna Tessa con altre pie donne fondò la congregazione delle Oblate, che per secoli si occupò della cura degli infermi nell'ospedale, come antesignane infermiere…

Un altro testo assai interessante per documentarsi sulla storia e sviluppo dell'ospedale da leggere è di John Henderson: “L’ospedale rinascimentale. La cura del corpo e dell’anima” dal retro di copertina:

“In Toscana, terra di antichissime tradizioni di pietà religiosa, in cui sempre si distinse, si trovano splendide case di cura, approntate con spese ingentissime, dove qualsiasi cittadino o straniero trova qualunque cosa possa servire alla sua salute.” Leon Battista Alberti, De re a edificatoria, 1450.

Si apprende inoltre: “Una dettagliata ricostruzione interdisciplinare degli aspetti medici, religiosi, architettonici e artistici dell’ospedale rinascimentale a Firenze. Un volume accattivante e riccamente illustrato, che ci conduce all’interno di sanatori come il Santa Maria Nuova descrivendo con grande cura i loro enormi reparti ed esplorando le vite di pazienti, medici e corpo infermieristico.

Uno studio che rovescia la visione comune dell’ospedale rinascimentale come destinazione infernale per i poveri moribondi. Al contrario, I sanatori dell’epoca svilupparono terapie specializzate e sorprendentemente professionali, ospitando larga parte della popolazione: se i degenti registrati ogni anno erano oltre 6.500, la percentuale dei decessi avvenuti durante le cure non superava il 10%.

Attingendo a numerosissime fonti originali, Henderson analizza il ruolo civico dell’istituzione ospedaliera. Riflette sullo stretto rapporto tra cure prescritte, dettami della religione e inestirpabili credenze popolari. Analizza le condizioni di vita di chi riceveva i trattamenti, quanto di chi li prescriveva e di chi li amministrava, senza dimenticare il sostegno patronale e l’aspetto sociale di tali istituzioni. Per passare infine all’interesse architettonico di tali strutture che seppero diventare, allo stesso tempo, importanti centri di patrocinio artistico. La loro bellezza era infatti in linea coi principi architettonici di relazione tra estetica e funzionalità tipici del periodo, rispecchiati sia dalle loro eleganti facciate che dalla serie di immagini devozionali commissionate a famosi pittori e scultori. In tal modo, l’ospedale rinascimentale combinava la cura del corpo con quella dell’anima.”

Si, perché a quell’epoca ancora si ricordavano di avere un’anima da far crescere e coltivare! Una anima sofferente non può che avere un corpo ammalato…

“O anima mia nera! Ora sei convocata
dalla malattia, araldo della morte è campione;
Sei come un pellegrino che per il mondo ha fatto
tradimenti e non osa tornare da dove è fuggito,
o come un ladro che fino alla sentenza di morte
desidera d’esser liberato dalla prigione,
ma dannato è tratto all’esecuzione
desidera d’esser ancora imprigionato;
eppure, se ti penti, la grazia non può mancarti;
ma chi ti darà la grazia per cominciare?
Oh, fatti nero di santo lutto,
e rosso di vergogna, come lo sei di peccato;
oppure lavati nel sangue di Cristo, che ha questo potere,
essendo rosso, di tingere le anime rosse di bianco”.

CROCIFISSIONE
Con miracoli che eccedono il potere dell’uomo,
egli generò fede in alcuni, invidia in altri,
poiché ciò che ammirano i deboli di spirito, gli ambiziosi odiano;
con l’una e l’altra passione molti corsero a lui,
ma oh! I peggiori sono di più, ora vogliono e possono,
ahimè, lo fanno, per l’immacolato,
del quale è creatura il Fato, di prescrivere un Fato,
misurando l’infinità della vita stessa una spanna,
anzi un pollice. Guarda dove, condannato, egli
porta la sua stessa croce con dolore, eppure fra poco,
quando lei porterà lui, lui dovrà portare di più, e morire;
ora che sei stato tirato su, attirami a te,
e dando alla tua morte una così copiosa quota,
inumidisci, con una goccia del tuo sangue, la mia arida anima.

INNO A DIO, NELLA MIA MALATTIA
Poiché sto venendo a quella sacra stanza
dove per sempre col tuo coro di santi
sarò fatto tua musica, mentre vengo
accordo lo strumento qui alla porta,
e quel che devo fare allora, penso prima qui.

Mentre i miei medici per amore sono divenuti
cosmografi, e io loro mappa, che giaccio
piatto su questo letto, perché posso mostrare
che questa è la mia scoperta sud-occidentale
per fretum febris, per morir per questi stretti,
gioisco che in questi stretti vedo il mio Occidente;
poiché, seppur le loro correnti a nessuno concedano ritorno,
che male potrà farmi il mio Occidente? Come Occidente e Oriente
in tutte le mappe piatte (e io ne sono una) sono una cosa sola,
così la morte tocca la Resurrezione.

È casa mia il mare Pacifico? O lo sono
le ricchezze d’Oriente? Lo è Gerusalemme?
Aniano e Magellano e Gibilterra,
tutti stretti, e nient’altro che stretti son le vie che portan
dove dimoran Jafet, o Cam o Sem.

Noi pensiamo che il Paradiso e il Calvario,
la Croce di Cristo e l’albero di Adamo stessero in un solo posto;
guarda Signore, e troverai che entrambi gli Adami in me s’incontrano;
come il sudore del primo Adamo mi circonda il volto,
possa il sangue dell’ultimo Adamo cingermi l’anima.

Così avvolto, nella sua porpora, accoglimi Signore,
per queste sue spine dammi l’altra sua Corona;
e come ad altre anime predicai la tua parola,
sia questo il mio Testo, il mio Sermone a me stesso,
perciò, per poter innalzare, il Signore abbatte.

John Donne (Londra, 1572-1631) è il massimo poeta metafisico della poesia inglese.

PER LEGGERE DONNE, MISURATE IL TEMPO E SCOPRITE IL RITMO DI OGNI PAROLA ATTRAVERSO IL SENSO DELLA PASSIONE

(Samuel Taylore Coleridge)

La malattia, la croce, l’anima, la presenza attiva di Dio sono i motivi che animano il primo ospedale. La pianta in cui viene edificato l’ospedale è a croce e la croce è il simbolo presente in ogni dove, la prima corsia era composta da 12 letti così come 12 erano gli apostoli… La prioritaria importanza del ruolo della religione nel processo di guarigione è concettualizzata nell’idea del “Christus Medicus” e nel rapporto tra il medico fisico divino e il medico fisico mortale, in particolare secondo l’elaborazione di Sant’Agostino. Cristo era ritratto come il medico fisico celeste che cura le malattie spirituali degli uomini. La malattia era equiparata al peccato e la salute alla virtù, come il santo chiarisce in uno dei suoi sermoni: “Come un abile medico, il Signore conosce quello che accade all’interno del paziente meglio del paziente stesso. Nel caso di infermità del corpo, i medici fisici umani fanno ciò che anche il Signore è in grado di fare per l’infermità dell’anima.”

In un altro sermone, Agostino sviluppa ulteriormente questo paragone tra il medico fisico umano e quello divino: "Per il medico fisico Onnipotente, nessuna malattia è incurabile […].

Il medico fisico umano a volte viene ingannato e promette la salute del corpo umano. Perché viene ingannato? Perché cura quello che non ha creato Dio. Dio, invece, ha creato il vostro corpo, ha creato la vostra anima. Sa come guarire quanto ha creato." I commenti di Sant’Agostino ci aiutano a spiegare l’onnipresenza dell’immagine di Cristo negli ospedali medievali e rinascimentali. L’accento era posto sulla rappresentazione delle sofferenze fisiche del Cristo, che venivano strettamente associate alla condizione dei pazienti e che, più di ogni altra cosa indicavano la via per la loro salvezza spirituale…

Non dobbiamo dimenticare che per San Benedetto, fondatore del monachesimo occidentale, era fondamentale la cura del malato! A Firenze si mosse pure Santa Caterina da Siena che diede il Suo grande contributo all’assistenza e alla cura dei malati. Santa Caterina, sposa di Cristo, che per vergogna di aver provato ribrezzo nel disinfettare le ferite di una Sua sorella, berrà il pus infetto e lo troverà una bevanda dolce… Ma non solo, Lei analfabeta o quasi, verrà dichiarata dottore della Chiesa! “La scienza infusa”…

Dobbiamo pertanto riguardare a quell’epoca come altamente pregna di una diversa e profonda spiritualità che il contemporaneo ha perso a favore di un pensiero giudaico massonico e ne è totalmente inconsapevole…

Pure la cura del paziente è cambiata, segue spesso, a livello internazionale, i medesimi protocolli... L’applicazione radicale dell’idea di eguaglianza alla vita reale ci potrebbe portare tutti alla tomba: ogni uomo che cadesse ammalato della stessa malattia dovrebbe essere curato allo stesso modo (e infatti Mesmer, medico tipicamente settecentesco, pensava proprio così)... La congiura degli uguali, nata in brumaio, si concludeva il 21 floreale dell’anno IV, 10 maggio 1796.
Breve vicenda, ma straordinariamente ricca di significato, poiché condensa nell’arco di tre mesi, in modo allegoricamente drammatico, la tendenza profonda della Rivoluzione francese, il risveglio dell’uniforme materno, del naturalismo egualitario, che sfocerà nell’idea di collettivismo dove il singolo si perde ontologicamente e diviene un numero è sempre più un automa a differenza della comunità in cui ciascun essere è chiamato a divenire individuo e mettere a frutto il proprio “talento” per la sua propria crescita, evoluzione spirituale e per il bene della comunità di appartenenza… Inoltre non dobbiamo dimenticare che il 900 ha privilegiato la psicologia il cui padre fondatore Freud apparteneva ad una massoneria di stampo ebraico come le sue origini mentre Jung apparteneva ad altro ceppo massonico…

Ma dato che pare che l’anima abbia centro nel cuore non possiamo non considerare il Sacro Cuore. I primi espliciti segni di questa devozione nella storia della letteratura cristiana appaiono con le "Meditativae orationes" di Guglielmo di Saint - Thierry, in cui il monaco circestense (+1148) chiede al Cristo di farlo giungere per l’apertura del costato fino al suo cuore, perché vuole conoscere “i segreti del Figlio”. Un’altra circestense, Santa Gertrude del monastero di Helfa, è un’ardente adoratrice del Sacro Cuore, che paragona a una lampada sospesa tra il cielo e la terra; nelle Revelationes dettate alle sue consorelle, da questa che è unanimemente riconosciuta come una delle figure più eccelse della cristianità medievale tedesca, si legge che il Cuore di Gesù “contiene in sè tutti gli incomprensibili misteri della Divinità”. Senza pretendere di penetrare con qualche rapida considerazione nelle regioni più ardue della mistica, è tuttavia il caso di constatare come il cuore si diffonda per tutto l’organismo il sangue vivificatore, e come al cuore il flusso ritorni (sistole e diastole). Se l’uomo è un microcosmo, il cuore rappresenta quindi il Principio primo dell’universo, dal quale proviene tutta la vita creata, e al quale tende a ritornare. Si capisce perciò come in antico questo organo potesse essere considerato la sede dell’intelligenza, intesa come un quid di diverso e di superiore rispetto alla ragione discorsiva, avente sede nel cervello.

Guenon ha rivelato che la rappresentazione iconografica del cuore raggiante si riconnette a tale concezione, mentre la rappresentazione fiammeggiante risponde a una concezione in cui il cuore è ridotto a mero segno di sentimento. La nozione è di una certa importanza, perché permette di usare l’iconografia come chiave di comprensione per la storia della spiritualità; e mentre le raffigurazioni più antiche del Sacro Cuore appartengono al tipo raggiante, a partire dal XVII secolo il tipo fiammeggiante acquista un predominio che diviene più o meno totale nel XIX secolo. È avvenuto così che quanto era simbolo del soprarazionale si è in seguito degradato a simbolo del subrazionale (ciò che non si potrebbe dire se si fosse mantenuta chiara e operante la distinzione tra amore passione e amore atto della volontà scaturiente dalla parte intellettiva, come velle bonum). Sembra qui che la sorte di un simbolo sia emblematica del destino stesso - che dall’epoca barocca è un lungo, tormentato declino - del cristianesimo moderno in Occidente. La tradizione della Chiesa orientale ha invece conservato la conoscenza del significato più antico, come si desume dalla cosiddetta “preghiera del cuore”, praticata secondo tecniche ben precise, che debbono condurre l’orante in uno stato di luminosità soprannaturale. Si narra che San Serafino di Sarov (1759-1833) abbia spaventato un certo signor Motovilov apparendogli fulgente come una stella.

Non è da escludere che anche in Occidente, benché in modo più nascosto, sia rimasta viva una analoga corrente di spiritualità…

Tirando il bandolo della matassa, da questo lungo viaggio alla scoperta dell’ospedale più antico del mondo, ci accorgiamo che la cura della persona nasce prevalentemente dal suo stile di vita e dal modo di condurre la propria vita interiore e spirituale che si riverbera sul corpo fisico o come rimedio o come forza per sostenere il decadimento fisico. A tale proposito ci viene in aiuto una lapide apposta nel 2017 all’interno dell’ospedale di Santa Maria Nuova che ci attesta la presenza di Leonardo Da Vinci da leggersi bene il testo: Leonardo Da Vinci Genio Universale del Rinascimento eseguì le dissezioni con cui dava avvio allo studio autoptico sistematico dell'anatomia umana. E questo vecchio, di poche ore innanzi alla sua morte, mi disse lui passare i cento anni, e che non si sentiva alcun mancamento ne la persona, altro che debolezza; e così standosi a sedere sopra uno letto nello spedale di Santa Maria Nuova di Firenze, sanza altro movimento o segno d'alcuno accidente, passò di questa vita. E io ne feci notomia, per vedere la causa di sì dolce morte.

VIDEO. Santa Maria Nuova di Firenze, origini degli ospedali. Un percorso tra arte, cultura e cura

 

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L’Associazione si fonda su tre pilastri:

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TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

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