Fede e poesia a Bisanzio: un’antica preghiera ritrovata per l’angelo custode
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Fede e poesia a Bisanzio: un’antica preghiera ritrovata per l’angelo custode

Il senso della vita
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Fede e poesia a Bisanzio: un’antica preghiera ritrovata per l’angelo custode
Fede e poesia a Bisanzio: un’antica preghiera ritrovata per l’angelo custode

 

Ci sono momenti magici della giornata come voi tutti ben saprete, quei momenti in cui il mondo ineffabile pare accostarsi al nostro, in quei così detti momenti del trapasso dal giorno alla notte, all'imbrunire, dove le prime luci sulla volta celeste paiono fremere lievemente e possiamo delicatamente sentire cantare le sfere o quando la notte pare abbandonarsi al giorno incombente.

In quei momenti sembra che gli araldi, i messaggeri piumati di Dio possano portarci notizie, aiuti, suggerimenti, ammonimenti.

Se è difficile cancellare il passato dalle vite che, improvvisamente ritorna vivo, ancor più complesso è farlo nella nostra età odierna, se pur lo temiamo.

Per chi si è mosso a Firenze, ha potuto notare la recente manifestazione: "TourismA salone archeologia e turismo culturale" dove si è incitato a muovere e smuovere i flussi di persone sui siti archeologici dispersi non solo sul nostro bel paese, ma anche nel mediterraneo fino all'Asia, Sud America e altrove. Infatti l'Italia è impegnata in molteplici missioni archeologiche disperse per il mondo.

Se guardiamo alle mostre partendo dalla città eterna abbiamo una grande esposizione da non perdere su Fidia e un'altra Dacia, a breve Orfeo a Firenze ed a Napoli "Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano" questi sono solo alcuni degli appuntamenti in cui si è invitati a spostarci da turisti o viaggiatori o ricercatori.

Il modo di muoversi nello spazio, se pur è il medesimo, è assai diverso.

Il turismo oramai è il motore della industria culturale. È dubbio però se a sua volta, il turista, produca cultura o produca solo economia. Non manca poi il turista della musica e l'industria della musica sposta i flussi attraverso i vari teatri e attraverso le varie stagioni dal chiuso all'aperto in teatri ed oramai parchi, boschi, montagne, spiagge.

Non si sottrae a questa moda la gastronomia e pure i luoghi di fede...

Il ricercatore e soprattutto il ricercatore dello spirito si sottrae spesso ai flussi del turismo almeno che non abbia interesse ad osservare quest'ultimi perché intorno a se' avverte un vortice d'aria dal quale, se non stabile in se stesso, si sente risucchiato e non riesce bene a vivere con intensità, comprensione, consapevolezza ciò che si presente innanzi.

Oggi siamo a proporvi un itinerario presso il Museo di San Marco. Un itinerario tra arte, fede e cultura. È un incontro col Beato Angelico e se ci soffermiamo a osservare le sue opere non mancheranno schiere, eserciti di angeli impegnati in vari modi ed agghindati con differenti vesti.

Cosa accomuna le varie raffigurazioni è solo una bellezza angelica straordinaria, sovra umana, candida, pura, fresca, lineare, modesta, ma che che si fa presagio della maestà di Dio. Vedremo cori di angeli, l'angelo che col suo Ave Maria annunzia alla Madonna il suo compito, noteremo l'angelo che dona sollievo a Gesù Cristo prima della morte, l'angelo che annuncia che il sacro sepolcro si è fatto vuoto. Noteremo, se staremo attenti, l'angelo custode che abbraccia l'essere che ha avuto in custodia dopo il suo transito terreno.

Se andremo al piano superiore di tale edificio, oltre alle molteplici celle dipinte per i vari monaci, fra cui quella di Sant'Antonino e del Savonarola, non potremo mancare di vedere la biblioteca di Michelozzo voluta da Cosimo il Vecchio. La prima biblioteca aperta al pubblico al mondo dove era riunito il sapere proveniente dalle varie culture ed in varie lingue. Tra le immagini, una di fronte all'altra, che si guardano San Tommaso e San Alberto Magno. Un itinerario che detto così può sapere di molto poco, ma che invece assume fascino ed interesse se pensiamo che quest'oggi vi presentiamo come video un recentissimo ritrovamento su carta. Il titolo del nostro video è: "Fede e poesia a Bisanzio. Una ritrovata preghiera all'Angelo custode". A parlarcene direttamente Federica Scognamiglio, Scuola Normale Superiore di Pisa, che accidentalmente, ha ritrovato il testo grazie alla sua attenzione, curiosità, zelo, alacrità e Enrico Magnelli, professore ordinario di letteratura greca, Università di Firenze aprirà e chiuderà l'incontro con considerazioni considerevoli.

L'appuntamento che vi presentiamo è una delizia per l'ascolto per come ci viene esposto, per come i termini vengono usati in modo appropriato, per la chiarezza espositiva che rende comprensibile l'importanza del ritrovamento della preghiera oltre a mostrarci la gioia, l'entusiasmo della scoperta e per le nuove molteplici aperture culturali che tale ritrovamento consente.

Il testo della preghiera, circa 500 versi, in greco con traduzione in italiano affiacato allo studio dettagliato sul testo è stato di recente pubblicato su: BYZANTINISCHE ZEITSCHRIFT DE GRUYTER.

L'ascolto del video rivelerà bellissime sorprese che doneranno contenuti plurimi alle nostre sfuggevoli esistenze.

Grazie a questo video si torna a parlare dell'Angelo custode, quell'entità che soprattutto le nonne e le nonne di altri tempi, ci hanno ricordato l'esistenza. Le abbiamo viste spesso pregare all'Angelo tenendo il rosario in mano e sgranandolo, in quella lìtania ripetitiva, salvifica, mentre il loro volto era posato, spesso fisso sulla pittura del Santo a cui erano devote e sull'immagine di Gesù Cristo e la Madonna.

Ma se, invece, andiamo a cercare, ad attuare una ricerca, noi scettici, figli dell'età dei lumi, vedremo che ancor prima del cristianesimo, le culture precedenti, hanno avvertito le presenze invisibili così come non mancano le tracce nell'ebraismo e nel mondo islamico. Anzi il Profeta ha la rivelazione proprio attraverso l'angelo Gabriele.

Se noi prestiamo attenzione al nostro "Credo", pronunciamo di "credere " a tutte le cose "visibili ed invisibili".

A parlare degli angeli scopriremo sono stati i grandi santi, filosofi, teologi, tra questi: Sant'Agostino, San Tommaso, Aristotele...

La Chiesa, dal Concilio di Nicea del 325 d.c. fino ad oggi, ha confermato più volte l'esistenza degli Angeli e riscoprire la loro presenza significa dare credibilità al loro messaggio e chiarire il nostro rapporto con Dio. Vi è un libro illuminante di Maria Luisa Valenti Ronco: "Il mistero degli angeli", Libreria Editrice Vaticana da poter leggere. Il testo riportato nel volume è tratto dall'omonima trasmissione andata in onda per "Orizzonti Cristiani" di Radio Vaticana nel 1997. Il testo significa dare la possibilità al lettore di rendersi conto del lungo cammino che l'angelogia ha compiuto dalle credenze primitive fino ai nostri giorni divenendo per i cattolici "Verità di fede".

Lo scritto si apre nella sua prefazione con una testimonianza di una esperienza avuta dell'angelo custode di un confratello:

"Durante la seconda guerra mondiale, - raccontava - egli giovane studente, aveva avuto il permesso di andare a casa per consolare la mamma della morte del fratello maggiore caduto in guerra. In un'atmosfera di tristezza e di ansia, una sera comunicò alla madre l'intenzione di recarsi in un paesetto vicino, per salutare il parroco. La mamma trepidava nell'atmosfera incerta del periodo bellico e della ferita recente: c'erano pochi mezzi pubblici; il telefono quasi non esisteva e certo non era a loro disposizione. Ma lasciò andare il figlio con mille raccomandazioni di tornare per tempo. In realtà, quand'egli stava per prendere l'ultima corriera, il parroco fu chiamato per un'emergenza e il giovane studente dovette accompagnarlo. Non aveva modo di avvisare la madre ed era cosciente dell'angoscia che avrebbe provocato. Allora pregò il suo angelo custode: "Ti prego, Angelo mio, di' alla mamma di stare tranquilla!". Il giorno dopo, tornato a casa, la mamma gli rimproverò la sua mancanza, ma con mitezza, come colei che era stata liberata dall'ansia peggiore. Il giovane seminarista si scusò: "Mamma, non potevo avvisarti". Intervenne la nonna: "Gliel'ho detto io a tua madre di stare serena, perché certamente il parroco ti avrà trattenuto per un'emergenza in cui aveva bisogno di te". "Fui colpito", mi disse ora l'anziano confratello, dal fatto che la nonna aveva detto con esattezza quello che era successo. Allora, con una carezza dissi alla mamma: "È stato davvero così. Io però ho pregato il mio angelo custode di venire a dirtelo". "L'ha riferito a me", soggiunse sorniona la nonna, "che sono più grande".

Ma di questi fatti se ne potrebbero raccontare tanti, così tanti forse, quante sono le schiere, gli eserciti degli angeli di Dio che come ci rivela il sogno di Giacobbe salgono e scendono la scala per portare le nostre preghiere, suppliche a Dio e concederci di sapere le sue risposte. Ci verrebbe da chiederci, se la scala che usano le varie tipologie di divinità alate, piumate, perché è possibile studiare la loro gerarchia ed ognuno ha un compito differente, non è proprio la scala musicale attraverso la quale si può udire in sottofondo la musica delle sfere celesti. La scala attraverso la quale si effonde l'armonia del creato.

La musica - infatti - è inserita tra le scienze matematiche, insieme all'aritmetica, alla geometria e all'astronomia (ciò che nel Medioevo verrà chiamato quadrivio) ed ecco ancor prima le parole di Proclo, uno degli ultimi Neopitagorici: I Pitagorici erano d'opinione di dividere l'intera scienza matematica in quattro parti: [...] l'aritmetica considerata il quanto [il numero] per se stesso, la musica lo considera rispetto a un altro quanto; la geometria considera il quanto grande [l'estensione] come immobile, la sferica [astronomia] lo considera mobile su se stesso. Alla fine dell'età antica, con Boezio, questa suddivisione ha ricevuto il nome di " Quadrivio" ed è stata il caposaldo del sistema educativo medievale, protrandosi per un altro millennio.

Non bisogna tralasciare Platone ne "Repubblica", in Reale, Platone, cit. p.1325. Il termine "armonia" è probabilmente impiegato con il significato di "ottava", di cui costituisce il nome antico detto "diatessaron" [quarta]. Dal sole alla stella di Marte, chiamata Pyrios, c'è altrettanta distanza quanta dalla Terra alla Luna, e corrisponde a un tono. Da qui alla stella di Giove, detta Fetonte, circa la metà, cioè un semitono minore. Da Giove alla stella di Saturno, chiamata Fenton, poco di più, cioè un semitono maggiore; da qui al cielo più Alto dove si trovano le costellazioni c'è un semitono minore; dal cielo più alto al Sole l'intervallo è detto diatessaron, cioè due toni ed un semitono; infine dalla sommità della terra allo stesso cielo i pitagorici concludono che ci sono cinque toni e due semitoni minori, da cui è formato l'intervallo di diapason [ottava] F. Gaffurio, "Theorica musice", Edizioni del Galluzzo, Firenze 2005,p.47. Per non parlare - poi - di Robert Fludd nel Rinascimento inoltrato che illustra il modello con un'immagine del "monocordo del mondo"...

A questo punto, se si pensa al raggio di creazione, che diparte dall'Assoluto e raggiunge tutti i mondi procede verso tutti i soli e poi verso il sole, tutti i pianeti, la terra, la luna, l'assoluto potremo anche comprendere come il nostro viaggio sia circolare (sferico o eliticco, spiraliforme) e possa procedere verso l'alto se reale o verso il basso frutto di illusione e riflesso come l'immagine del mondo che si rispecchia sull'acqua o attraverso il fuoco alla parete della caverna.

Ma, per non perderci in questo viaggio terreno, per non essere turisti per caso, abbiamo avuto in dono il nostro angelo custode che ci accompagna verso un viaggio che si dipana tra il sovrasensibile e il paranormale. Se la scienza e tecnica odierna vogliono farci sembrare di essere tutti mago Merlino che, attraverso la nostra voce o al cellulare, si ordina alla lampadina più progredita di accendersi, spegnersi e l'ordine può essere dato pure a distanza, niente - però - può ancora contrastare quell'ordine celeste e quella bontà divina che non inquina l'universo, ma lo fa risplendere.

Al testo di Maria Luisa Valenti Ronco si può accostare il testo di Serena Foglia: "Il nostro angelo custode. Chi crede chi dubita". Con questi testi si apriranno mondi... E si apprenderà come gli Angeli siano realmente al servizio di Dio per la salvezza dell'uomo. Come possono aprirci le nostre menti, comunicarci e siano stati presenti nelle vite di molti santi e pontefici.

Padre Pio sentiva gli angeli custodi dei suoi figli spirituali e mandava in giro, alla notte, il proprio... Non possiamo dimenticare che poco distante da San Giovanni Rotondo vi è la Grotta di San Michele Arcangelo. Si tramanda che una linea misteriosa unisca i luoghi dove sono apparse le visioni angeliche e soprattutto quelle dell'Arcangelo Michele: da Monte Sant'Angelo nel Gargano alla Sacra di San Michele alle porte di Torino, da Mont Saint-Michel in Normandia fino al Saint-Michael Mount alla punta estrema della Gran Bretagna si può tracciare sulla carta geografica una linea retta che, prolungandosi, tocca altri luoghi sacri come Delfi e Delos in Grecia per giungere a Mont Carmel di Israele che fu costruito sulla roccia del profeta Elia. Molte apparizioni dell'arcangelo Michele sono rimaste sconosciute a cominciare da quella del 312 a Costantino che, dopo l'editto di Milano, col quale concedeva ai cristiani la libertà di culto, gli fece costruire a Costantinopoli un'imponente basilica, il "Micheleion", ponendo la città sotto la sua protezione.

Un'altra apparizione avvenne nelle Gallie, a Lione, dove nel 505 gli venne eretto un grande santuario sul colle più alto.

Presenze angeliche furono notate dai soldati di diversi eserciti sia durante la prima che la seconda guerra mondiale.

I più famosi sono quelli che vengono chiamati "gli angeli di Mons", che furono visti sul campo di battaglia nell'agosto 1914 mentre i francesi e gli inglesi si ritiravano verso Parigi incalzati dall'artiglieria tedesca. Ai francesi apparve l'arcangelo Michele e gli inglesi dissero di aver visto San Giorgio.

Uno dei soldati morenti disse di aver visto "un angelo con le ali spiegate, simile a una nuvola luminosa".

Secondo alcune testimonianze la vittoria degli alleati durante lo sbarco in Normandia nella seconda guerra mondiale fu dovuta alla presenza, in mezzo a loro,dell'arcangelo Michele che li spronava a superare ogni ostacolo... Francesca de' Ponziani, destinata a divenire la "santa di Roma" e compatrona della città, interrogata una volta dal confessore su quali fossero più degni in cielo, se i santi o i cori angelici, così rispose:

"Quanto a merito di combattimento, quello dei santi è più aspro, perché più duramente si è protratta la lotta, la quale, come nei martiri, è assai più crudele; ma per eccellenza di natura i cori angelici sono i più puri, più belli e meglio intendono Dio.

Anche i loro canti sono più soavi, è più gioconda è la melodia sulla quale celebrano le divine lodi. Ma le sublimi melodie della gran Madre di Dio sorpassano ogni altra melodia celeste! Solo Dio può intendere tutta la soavità". La Santa fin dall'infanzia fu devota al suo angelo custode. La figura di quest'ultimo (che appare sempre al suo fianco nelle iconografie) fu legata al diffondersi intorno a Lei di una luce soprannaturale che le permetteva di leggere e lavorare anche al buio e che ha fatto di Francesca la santa degli automobilisti ai quali rischiara il cammino.

In alcune considerazioni invece, per Sergei Bulgakov, un teologo russo, amico di Florenskij, tra gli umani e gli angeli intercorre una relazione fondamentale.

Ne "La Scala di Giacobbe",opera di grande respiro pubblicata nel 1927, Bulcakov sostiene che gli angeli sono mandati all'uomo ed esistono con lui e per lui e che gli uomini hanno verso gli angeli una disposizione syn- angelica perché " conformi" agli angeli stessi. [...] L'azione dell'angelo custode può essere paragonata a quella di un "maestro" che illumina i suoi discepoli. Questa azione è un "servizio" che l'angelo offre liberamente con totale amore. Amore che non giova solo alla persona cui è diretto ma si riflette e ritorna al custode. È tuttavia un amore oblativo che non cerca ricompensa se non la gioia per l'angelo di condividere il destino dell'uomo: "Implica una rinuncia alla beatitudine celeste in vista dell'unione con la vita della natura corporea, grossolana, carnale. Nello spirito incorporeo [dell'angelo] si attua uno svuotamento metafisico, un abbassamento ontologico per unirsi all'esistenza di un essere di carne. C'è una somiglianza con il verbo incarnato che si è impoverito per noi diventando uomo. [...] Senza umanizzarsi, l'essere angelico diviene coumano, si unisce all'umanità attraverso i legami dell'amore".

Tutti gli uomini hanno perciò il loro angelo custode al momento della nascita, anche prima di essere battezzati. Il battesimo rafforza tuttavia il legame tra l'uomo e il suo angelo perché, cancellando il peccato, allontana un ostacolo alla loro comunione.

Questa simbiosi tra il mondo terrestre e quello celeste che si attua tramite gli angeli è, secondo Bulgakov, l'espressione di una realtà unica della creazione, creazione che comprende il cielo e la terra come parti del medesimo atto creatore. Non possiamo tralasciare che gli uomini sono invitati ad imitare i propri angeli ed i loro canti in Chiesa imitano quelli dei cori angelici.

In un libro di Ernst Jünger, dove incontriamo l'autore più mistico che filosofo, che prova a dimostrare in tutti i modi possibili ed immaginabili, la presenza del mondo sottile ed invisibile così Jünger si esprime: "Il possibile, o meglio, ciò che rende possibile, è inafferrabile; la rappresentazione è separata da un muro. Esso può essere accostato alla sfera del visibile solo attraverso cose comprese nell'ambito dell'esperienza: dunque attraverso metafore.

È dimostrato che le immagini, in particolare se prese dal regno delle piante, servono a questo scopo: una lunga vita, il suo germogliare, lascia sperare ad un trionfo sul tempo, come pure il rinnovarsi della primavera infonde la speranza del ritorno. Si spiega così il comparire del loto, del germe di grano e di senape, del giglio sul campo, del frassino e del fico.

Tale speranza darà luogo ai riti di sepoltura, alla venerazione degli avi, e poi all'arte e alla cultura. [...] Non si può certo negare che l'arte riesca a innalzare i fenomeni a un livello più elevato della percezione: gli effetti più potenti sono prodotti dalla musica...

Però guardandoci intorno ci pare che la lotta non smetta e allora ascoltiamo come termina il testo "Il mistero degli angeli" che ci riporta ad una attenta analisi delle scritture, della liturgia e del catechismo della Chiesa cattolica:

"Ciò che il Nuovo Testamento vuol farci intendere a proposito di angeli di luce e di angeli di tenebre è che, nonostante l'imperversare del male sulla terra, la fede in Cristo e il rispetto delle sue leggi possono sconfiggere le potenze delle tenebre.

A questo riguardo vogliamo terminare con le parole pronunciate da Giovanni Paolo il 20 agosto 1986 a proposito della vittoria di Cristo sullo spirito del male. Egli disse:

"Come leggiamo nella "Lettera agli Ebrei", Cristo si è fatto partecipe dell'umanità fino alla croce "per ridurre all'impotenza, mediante la morte, colui che dalla morte ha il potere, cioè il diavolo (...) e liberare così quelli che erano tenuti in schiavitù" (Eb 2,14-15).

Questa è la grandezza della fede cristiana: "il Principe di questo mondo è stato giudicato" (Gv 16,11); "il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo" (Gv 1,3-8).

Alla vittoria di Cristo sul diavolo partecipa la Chiesa: Cristo infatti ha dato il potere vittorioso mediante la fede in Cristo e la preghiera che, in casi specifici, può assumere la forma di esorcismo.

In questa fase storica della vittoria di Cristo si inserisce l'annuncio e l'inizio della vittoria finale, la Parusia, la seconda e definitiva venuta di Cristo alla conclusione della storia, verso la quale è proiettata la vita del cristiano.

Anche se è vero che la storia terrena continua a svolgersi sotto l'influsso di quello spirito che, come dice San Paolo, ora opera negli uomini ribelli, i credenti sanno di essere chiamati a lottare per il definitivo trionfo del bene.

La nostra battaglia difatti, come abbiamo sentito, non è contro creature fatte di sangue e di carne ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

La lotta man mano che si avvicina il termine, diventa in un certo senso sempre più violenta, come mette in rilievo specialmente l'Apocalisse, l'ultimo libro del Nuovo Testamento.

Ma proprio questo libro accentua la certezza che ci è data tutta la Rivelazione divina: che cioè la lotta si concluderà con la definitiva vittoria del bene.

In quella fase definitiva Dio, completando il mistero della sua paterna provvidenza, libererà dal potere delle tenebre coloro che ha eternamente predestinati in Cristo e li trasferirà nel regno del suo figlio diletto.

Allora il figlio sottometterà al Padre anche l'intero universo affinché Dio sia tutto in tutti".

Cristo, difatti, ci ha lasciato questo messaggio:

"Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me: voi avete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo". (Gv 16,33).

A questo punto non ci resta che leggere qualche passaggio della preghiera ritrovata all'Angelo custode grazie alla benevolenza e al placet di Federica Scognamiglio con la speranza che questo ritrovamento possa assumere oltre che una grande valenza e connotazione culturale, un aiuto spirituale in chi ne sente necessità per qualsivoglia motivo.

"Preghiera e confessione in versi giambici del beato Monaco Giovanni Mauropide al santo Angelo custode della nostra vita":

[...] Confido nella tua natura molto compassionevole - infatti la natura degli angeli è amica dell'uomo - affinché non ti allontani da me che mi vergogno, e verso i miei lamenti e i miei pianti e i miei gemiti, che vengono dal basso come dal profondo e che rivelano col fumo la fiamma interiore, tu ti volga sereno, benevolo e magnanimo, e conduca me più in fretta verso ciò che è giusto proteggendo la mia anima sotto le tue ali; schierandoti sempre tutt'intorno a me di nascosto, senza essere noto, senza essere visto, segretamente educa la mia anima e fa' che comprenda, illumina e da' una regola alle mie inclinazioni, e a ciò che per me guida alla salvezza, e porta alla vita che da' vita!

In alto dei cieli v'è infatti la nostra città, dov'è la comunità di colore che portano il nome di Cristo - come Paolo diceva, la bocca di Cristo. Mostrandomi la via, non mi abbandonare in alcun modo, e cura pian piano, dolcemente, la lentezza del cuore appesantito- infatti è duro il genere umano, e lento all'azione del bene - dirigendo verso una vita perfetta, nel modo più bello congiunta alle idee delle cose belle e al quartetto delle virtù cardinali, resa splendida come da quattro astri..."

VIDEO. Fede e poesia a Bisanzio: un’antica preghiera ritrovata per l’angelo custode

 

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