Autunno in Sardegna di Ernst Jünger - il Centro Tirreno - Quotidiano online
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Mer, Ott

Autunno in Sardegna di Ernst Jünger

Ernst Jünger

Il senso della vita
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È autunno la stagione dai caldi toni e colori, la stagione in cui ci si prepara a lasciare il caldo sole, a salutare le foglie degli alberi a cogliere l’uva e le olive ben mature per avere quel vino che porterà tepore e ristoro al nostro spirito e corpo nei mesi dell’inverno e quell’olio che colorirà e darà sapore alle nostre pietanze ma anche e solo al pane.

Ernst Jünger
Ernst Jünger

  

I fruti dell’autunno sono già più zuccherini.

I pomi rotondi, sferici delle mele, cachi, arancia son delizie non solo del palato, ma anche degli occhi e ci rimandano per riflesso ai giardini in festa di un mondo che fu o di un mondo dove speriamo di aver dimora in lontano futuro.

L’autunno è anche stagione della vita e stagione di una civiltà.

In tale epoca i colori del tramonto sono spesso intensi e sembrano protrarsi più a lungo nel tempo anche il cielo stellato e più luminoso più vivo che mai.

L’autunno è stagione in cui il patrimonio tesaurizzato appreso è maturo per venire a nuova vita.

L’energia può iniziare a scemare, ma può essere, come non mai, grazie all’esperienza maturata, messa e condotta a buon fine.

Opportuno è leggere Autunno in Sardegna di Ernst Jünger a cura di Mario Bosincu, ricercatore in Letteratura tedesca presso l’Università di Sassari. Formatosi in Italia e Germania si è dedicato allo studio delle opere di Ernst Junger nel contesto del fenomeno della critics alla civiltà e alla rinascita di interesse per gli esercizi spirituali antichi in epoca moderna. Tra le sue maggiori pubblicazioni: Sulle posizioni perdute. Forme della soggettività moderna all’anticapitalismo romantico a Ernst Jünger (2014) ed. Le Lettere.

Leggere adesso il presente testo sembra un modo per vivere con consapevolezza esistenziale la nostra attualità.

Jünger ritrova in Sardegna il luogo dove aver ristoro dalla guerra e dove sfuggire dalla modernità e dalla tecnologia che ci attanaglia.

Il processo in atto non possiamo sicuramente eliminarlo, ma possiamo apprendere le sue origini ed il modo di gestirlo per non essere divorati.

Se l’osservazione della storia per comparazione ci aiuta a comprendere i momenti storici, i loro dictat, un’analisi costruttiva della storia congiunta alla filosofia della vita ci aiuta a comprendere come venirne fuori singolarmente non da vittime.

Attraverso la tecnologia Jünger aveva visto - come del resto altri pensatori - ci avrebbero tolto lo stupore dello stare nel mondo, il sacro ed il luminoso, rendendo le nostre vite spoglie e noi assoggettati e macchine, automi che servono solo per l’economia per spendere, consumare e obbedire.

Un luogo come la Sardegna diviene il luogo di una riconquista del singolo della propria interiorità e del vivere la vita con intensità ricongiungendosi alle forme originarie insite nei luoghi e nelle forme archetipiche che danno origine all’uomo.

Si compie e mette in atto ciò che è iscritto nel nostro DNA che non è solo ciò che ci connota dal punto di vista genetico, ma ciò che ci consente di avere un vago ricordo e percezione di ciò che fu. Ricordiamo quante volte un nipote che continua o rimette in vita un lavoro di un antenato si suol dire, usare l'espressione era nel suo DNA che probabilmente è anche l’anello di congiunzione tra noi ed il mondo Celeste ed ecco che il modo di dire fatti ad immagine e somiglianza assume immediatamente connotati del tutto differenti.

Nel testo di Autunno in Sardegna dedicato a questo tema Ernst Jünger ci dice: "Deve essere qualcos’altro che ci induce a venerare le cose per la loro antichità, qualcosa di diverso dalla tesaurizzazione temporale, dall’humus della vita e dalla sostanza sedimentatasi ed arricchita dal tempo". Lo si deduce già dal fatto che mutano gli oggetti della venerazione, mentre la venerazione in se stessa resta. La fedeltà ha la sua dimora nel cuore, non nel mondo. Le vecchie cose ricadono nello specchio del semper idem, dell’identità. La c’è la sicurezza. Ma questa identità può essere contemplata sempre e soltanto nello specchio, soltanto in una immagine. Non dimora nel tempo. Non ci stancheremo di cercarla, sebbene l’esperienza possa spesso deluderci. Ciò che è grande è la nostra fiducia.

Se alla vista delle vecchie cose cominciamo a dubitare dell’identità, si impone il pensiero di cercarla nell’attimo, nel secondo e nel suo godimento. Su di esso si fonda il fantasmagorico palazzo del Tempo. Attraverso i suoi capillari scorrono millenni. Nel corso della nostra vita cerchiamo ora questa, ora quella prospettiva. Restiamo sempre nel suo vestibolo.

A noi, come scrive giustamente Bosincu, che siamo diseredati metafisici non ci resta che da peregrini riprendere il nostro viaggio sul pianeta Terra e come si può leggere nella introduzione: non stupisce che in San Pietro il viaggiatore sia descritto come homo religiosus, iniziato alla conoscenza del Sacro quale Realtà della realtà. "In ogni viaggio" scrive Jünger, "deve essere compreso un pellegrinaggio", volto a raggiungere "un santuario terrestre" ed avere accesso ai suoi "misteri ".

Allo schiuderci ai misteri, ma non all’essere nel recinto sacro ed iniziati, si può ricorrere ai libri nella definizione jungheriana come ci ricorda giustamente Bosincu: "macchine spirituali per il cambiamento dell’uomo" ed è coerente col programma della rivista Antaios, diretta da Jünger insieme a Mircea Eliade dal 1959 al 1971. Nel manifesto programmatico della rivista si legge, infatti, che essa si occuperà di simboli e miti, laddove per mito si intende la potenza che fonda la storia e che, col suo perenne ritorno, penetra attraverso la corrente dell’accadere.

"Lo stesso titolo della rivista allude alla figura mitica di Anteo, che "tocca il fondo comune da cui sono nati come fratelli i popoli nella loro pluralità", sicché il mito appare come l’elemento costitutivo della storia sul piano ontologico ed archetipico. In un senso è significativo il fatto che al potere crescente dell’operaio, l’agente della globalizzazione tecnologica, sia contrapposto l'"homo magnus" , poiché ciò che è in ballo è "l’autorealizzazione dell’uomo".

Ringraziamo Mario Bosincu per averci fornito un estratto della sua prefazione di Autunno in Sardegna e vi rimandiamo alla sua lettura:

Link: Estratto della prefazione di "Autunno in Sardegna" di Ernst Jünger di Mario Bosincu ed. Le Lettere

Vi esortiamo alla lettura del testo per trovare dimora nei luoghi dove si sfugge ancora alla tecnologia dilagante con la speranza di trovare nell’autunno ed inverno della vita il giusto compimento del senso della vita affinché il risveglio esistenziale ci porti ancora una volta in sintonia con la pienezza e la bellezza del grande mistero inseto nella vita e nel suo scorrere.

Autunno in Sardegna di Ernst Jünger prefazione di Mario Bosincu ed. Le Letterea
Autunno in Sardegna di Ernst Jünger prefazione di Mario Bosincu ed. Le Letterea

 

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 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

Visita il Sito: Associazione Eumeswil