Viaggio verso l’eternità: il ruolo della donna nella civiltà Egizia - il Centro Tirreno
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Dom, Nov

Viaggio verso l’eternità: il ruolo della donna nella civiltà Egizia

Viaggio verso l’eternità: il ruolo della donna nella civiltà Egizia

Il senso della vita
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Vi porgiamo da cogliere, da guardare e da riflettere il video su: Viaggio verso l'Eternità: il ruolo della donna nell’antico Egitto.

Viaggio verso l’eternità: il ruolo della donna nella civiltà Egizia
Viaggio verso l’eternità: il ruolo della donna nella civiltà Egizia

 

A spiegarcelo con delicatezza e dovizia di particolari Maria Cristina Guidotti, laureata in egittologia presso l'Università di Pisa, è stata direttrice del Museo Egizio di Firenze, per conto del quale ha organizzato numerose mostre in Italia e all'estero. Come esperta di ceramica egizia ha partecipato a scavi archeologici in Egitto a Saqqara, Tebe, oasi del Fayum, Antinoe e Ismailia. Da poco in pensione, continua l'attività, già ricca, di pubblicazione di articoli e volumi sulla ceramica e sulla civiltà egizia, sia di carattere scientifico che di alta divulgazione.

La donna nell’antico Egitto sapeva scrivere, fare di calcolo, poteva lavorare ed accedere a cariche pubbliche importanti, ma anche religiose.

Al giorno d’oggi si potrebbe definire una donna evoluta, ma senza dover essere in competizione con l’uomo e doversi mettere in bella mostra e tantomeno rivendicare il proprio ruolo, ma essere se stessa in maniera naturale e semplice.

Tutto questo appare, quasi strano, quando le donne hanno fatto tanto rumore e scalpore per la propria emancipazione.

Ora, è un momento, in cui anche gli uomini si sentono più uomini perché hanno riconosciuto la loro femminilità e si sentono liberi di mostrarla e dimostrarla in un periodo - in realtà - in cui le due identità si stanno perdendo e si sta andando incontro all’uniformità dei sessi e all’indeterminato il così detto terzo sesso che può anche essere denominato "Uoma".

Nell’antico Egitto il faraone e la consorte erano uniti ed insieme erano complici per il mantenimento dell’armonia, equilibrio del cosmo.

In realtà donna e uomo congiunti sono una potenza di immagini, ma anche di energia, se non assecondano solamente la carnalità, ma - insieme - sono inclinati a perseguire un percorso di crescita ed unione.

Desideriamo attingere dal mito, dalla letteratura ad immagini di dolcezza di coppie che hanno saputo reggere alla devastazione dello scorrere del tempo non diventando assenti e inesistenti nelle vite altrui, ma importanti e fondamentali l’uno per l’altra.

Preferiamo, intanto, fare un passo indietro e vedere come per definizione amore tra due esseri può essere paragonato ad un incontro con la morte o visto come la perdita di se stessi, con un senso carico di sovraeccitamento, ma anche di smarrimento.

Se il credente vive la morte come un momento eroico, che lo spinge nelle braccia di Dio, d’altro canto, per chi si innamora "morte non pare lontana" , come scriveva la poetessa Saffo. Anche Pavese ha scritto l’enigmatico verso "verrà la morte e avrà i tuoi occhi".

Eros e Thanatos sono i due volti della stessa medaglia.

Eros non è soltanto l’amore per il proprio corpo, ma è anche il desiderio della scintilla divina e di risalire alla fonte che l’ha generata.

È un percorso attraverso l’armonia e la bellezza.

Desideriamo, ora, a prendere qualche immagine in prestito dai libri, ma molti potrebbero essere gli esempi da annoverare fin troppi e su ciascuno si potrebbe sostare a lungo, attingere spunti di grande ricchezza per coltivare nuovi rapporti o cercare di mettere a nuova vita rapporti che paiono essere assopiti.

Un primo modello ci viene porto da il testo "Filemone e Bauci" di Ernst Jünger. Il libro è un pretesto per rendere onore alla perdita di un caro amico di Jünger e alla sua consorte, avvenuto il 2 ottobre 1971, per un disastro aereo. Ma da questo incidente insensato dovuto alla tecnica e alla sua accelerazione, Ernst Jünger trova modo non solo di ricordare e onorare la coppia, ma di intraprendere un excursus che ci riporta a riconsiderare il senso del mito che si nutre di immagini semplici, naturali fino ad approdare alle immagini del Faust che desidera il potere sulla terra e soppiantare la natura e farci perdere la nostra appartenenza a tale regno oltre ad il nostro rapporto con essa.

Le divinità, Dio devono retrocedere e Mefistofele primeggiare.

Il completo dominio del Faust sulla Terra.

La coppia di amici di Jünger si trasformano in Filemone e Bauci e attraverso Ovidio, Le metamorfosi, si ripensa ai cambiamenti di forma del mondo.

Un libro affascinante ricco di richiami, evocazioni, simboli, di aperture per interpretare la nostra epoca.

Filemone e Bauci che hanno la fortuna di spegnersi insieme e simultaneamente come premio, per aver bene ospitato le divinità scese in terra, sotto false sembianze, divengono simbolo dell’amore durevole e della cura del luogo in cui risiedono come sacerdoti del tempio presso il quale hanno avuto dimora.

La coppia ha come dono, in sorte, di essere trasformata nel momento del grande passaggio rispettivamente in quercia e tiglio. Rappresentano, pertanto, non più la vita di soli individui, ma la vita con i fiori ed i frutti della stirpe e divengono oggetto di venerazione.

Non sostiamo oltre sul testo anche se è ricchissimo di spunti da cui attingere prezioso tesoro e ci trasferiamo su un altro testo: Marina Cvetaeva Rainer Maria Rilke Lettere.

Il testo è fulminante, illuminante!

Due poeti che si scrivono, due grandi poeti in cui Eros divampa e diviene principio creativo di fulgide e vivide immagini poetiche, ma anche divagazioni sul senso della poesia e della forza della parola.

I nostri sono inviti alla lettura dei testi che contribuiscono ad una espansione del proprio essere, del proprio orizzonte cognitivo, a percepire, cogliere la ricchezza del mondo e di un Oltre mondo e di alcuni esseri assai particolari.

Non è nostro compito commentare il testo.

Vi riportiamo solo qualche passaggio, ve lo gettiamo affinché possa contribuire a richiamare dall’oscurità dell’essere forme di un sempre eterno.

La poetessa Cyetarva scrive a Rielke: “ Rainer , voglio venire da Te anche per amore di quel nuovo io che può nascere soltanto con Te, in Te. E poi , Rainer ( “Rainer “ - il leitmotive di questa lettera ) , non Ti arrabbiare( sono io la cattiva): voglio dormire con Te - addormentarmi e dormire. Questa meravigliosa espressione popolare com’è profondo, com’è vero, inequivocabile e preciso ciò che essa esprime . Semplicemente dormire. E nient’altro. No, ancora una cosa: affondare il capo nella Tua spalla sinistra , il braccio intorno alla destra, e nient’altro. No, ancora una cosa: sapere , persino nel sonno più profondo, che Tu sei lì. E ancora: ascoltare come risuona il Tuo cuore. E baciarlo…

Ti dico soltanto ( ancora una volta) che Ti voglio bene. L’amore vive di eccezioni, di esclusività. L’amore vive di parole e muore nelle azioni. Troppo intelligente, io, per voler essere davvero la tua Russia! Modi di dire. Modi di Amare. “

Da tenere di conto che i due Grandi Poeti non ebbero la possibilità di incontrarsi in vita.

Rielke si spense dopo breve tempo dal loro intenso, pregno carteggio…

Il loro era un risuonare da artista ad artista, le loro parole rimbalzano ricolme di suoni e pluri significati più o meno reconditi, velati.

Una sinfonia di suoni poetici, di bellezza, di potenza.

Un prisma con miriadi di sfaccettature , luci e riflessi.

Un’ultima immagine ci viene, invece, da Hermann Hesse e Signora ancora insieme in tarda età e sono descritti da Miguel Serrano: "…Più tardi, ritornai sui miei passi e vidi che Hesse era ancora lì, che bruciava degli sterpi: avviluppato dal fumo, sembrava stesse eseguendo un antico rito. Poi qualcuno scese verso il giardino, e riconobbi la moglie di Hesse. Portava un cesto sulla spalla, e mentre si avvicinava, si aggiustò civettuolamente i capelli grigi. Capii che questo gesto era per piacere ad Hesse e provai quasi vergogna per averla sorpresa. Era commovente pensare che questa donna matura desiderasse apparire piacente ad un uomo di ottanta anni, e indicava chiaramente quale fosse la profondità del rapporto. Decisi di andare via, ma mentre mi allontanavo potei ancora scorgerli avviarsi lungo i sentieri del giardino. Ella camminava innanzi e lui più indietro; raccoglievano erbe che riponevano nel cesto. Immaginai che quello fosse il modo in cui doveva aver vissuto il saggio cinese dell’antichità. E in effetti, Hesse somigliava ad un vecchio filosofo cinese o al saggio albero del suo racconto. Quando passai accanto alla casa, egli mi vide, si volse e agitò il suo ampio cappello estivo in segno di saluto.

E noi ci congediamo da voi dopo avervi proposto qualche modello letterario e chiedendo se nel nostro momento attuale, alle porte, di un cambiamento epocale, di forma del mondo, dell’uomo come essere umano, ha ancora senso quanto proposto ed in che modo?

Ritorniamo infine al testo di Filemone e Bauci di Jünger e così riportiamo fedelmente: Nietzsche annuncia l’uomo nuovo, descrivendone le caratteristiche nella figura di Zarathustra. All’utopia egli si avvicina con la figura dell’ultimo uomo"; non è perciò un caso che Aldous Huxley, nella sua previsione circa il secolo incipiente, l’abbia descritta minuziosamente. Il punto cruciale di questa sua opera sorprendente (Brave New World, 1932) consiste nella creazione di tipi fissi attraverso la scienza. Così si pone fine al progresso.

Proprio in quella direzione e vicini al traguardo sembriamo dirigerci…

VIDEO: "Viaggio verso l’eternità: il ruolo della donna nella civiltà Egizia". Con Maria Cristina Guidotti

 

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