Civiltà egizia. "Il viaggio verso l’eternità"
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Ven, Lug

Civiltà egizia. "Il viaggio verso l’eternità"

Faraone Tutankhamon

Il senso della vita
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l’immagine più comune della morte è uno scheletro con una falce in mano ed un mantello. Nell’antichità vi erano tre parche a filare: una dispensava la vita, l’altra il destino, la terza tagliava il filo al momento stabilito…

Faraone Tutankhamon
Faraone Tutankhamon

 

Con queste immagini diamo il vita alla terza ed ultima lezione sulla civiltà egizia tenuta da Maria Cristina Guidotti, laureata in egittologia presso l'Università di Pisa, è stata direttrice del Museo Egizio di Firenze, per conto del quale ha organizzato numerose mostre in Italia e all'estero. Come esperta di ceramica egizia ha partecipato a scavi archeologici in Egitto a Saqqara, Tebe, oasi del Fayum, Antinoe e Ismailia. Da poco in pensione, continua l'attività, già ricca, di pubblicazione di articoli e volumi sulla ceramica e sulla civiltà egizia, sia di carattere scientifico che di alta divulgazione.

Il tema della lezione "Il viaggio verso l’eternità".

Andare verso l’Eternità viene concesso solo a chi avrà il cuore/anima leggero come una piuma. A stabilirlo la bilancia, la giustizia.

Guardare il video può essere un monito a vivere questa esperienza vita in altra forma, con altro intendimento e per cercare di contrastare la paura che la maggior parte delle persone nutre per la morte.

Può anche essere un modo per tornare a riflettere su anima! Cosa vuol dire? Anima non solo è una parte dell’essere, ma anima, è dispensatrice di vita!
Ma tutti hanno un’anima? A tal proposito può essere interessante leggere "Anime morte" di Gogol… Libro poli significante… Un’opera che aveva a modello Dante… Un commercio di anime morte, in mezzo ad una società morta…

Una doppia immagine di Tanatos che talvolta invece è apportatore di vita eterna quando la vita sul pianeta terra è veramente ben vissuta e con la morte a morire e solo quest’ultima perché il credente abbraccia Dio.

Vi è nebbia, fitta nebbia; fitte, dense nubi. Siamo in volo… Improvvisamente le nuvole iniziano a diramarsi, a scomparire, sotto ai nostri occhi compaiono luoghi…

Un cieco non vede, non ha la vista eppure usa il termine vedere. Percepisce ed ha una sua consapevolezza dello spazio e da cosa è occupato.

E se la morte non esistesse? Se fosse soltanto un cambiamento di forma?

Un cambiamento tra i tanti cambiamenti che subiamo continuamente di momento in momento, in ogni istante non siamo più ciò che eravamo prima.

Una foto testimonia la trasformazione.

Può apparire un paradosso così come il difendere la vita in questo momento con un siero salvifico che non sarà un elisir di vita eterna, ma al contempo dire sì all’aborto, lo conferma il film vincitore al Festival di Venezia e la censura e l’ostracismo che riceve, da parte di alcuni gruppi, il Film Unplunned, che si schiera contrò l’interruzione di gravidanza, circa 20 milioni di feti l’anno non vedono la luce.

In questi giorni i giornali parlano in favore all’eutanasia…

Paradossi della vita e della morte…

La vita è considerata anche commedia, teatro ed un grande ed importante genere è stato il teatro dell’assurdo.

Uno dei capisaldi fu Ionesco e scrisse "Il rinoceronte", un testo che vi invitiamo a leggere perché può risultare molto attuale e constatò che il binomio vita - morte era assurdo in se stesso per le contraddizioni di termini che arrecava.

La stessa contraddizione rende però altrettanto affascinante la morte tanto che arriva a scrive:

"I morti sono più numerosi dei vivi. Ed il loro numero aumenta. I vivi sono rari" e "Ho la certezza di essere nato per l’eternità, che la morte non esiste, che tutto è miracolo".

Ma chi ha avuto in sorte di accompagnare un vivo o apparente tale verso il "gran viaggio" si è reso conto che vi è uno stato intermedio tra la vita e la morte. Uno stato in cui il morente prende le distanza dalla vita e dalle sue problematiche e appare proteso verso un’altra dimensione o luogo.

Le preoccupazioni, le ansie della vita non occupano più la sua mente e fra chi resta qui e chi va verso il mistero si compie una cesura.

Quando - poi - giunge l’ora e si è innanzi a tale passaggio, tutto d’un botto, con l’esalazione dell’ultimo respiro il corpo pare impietrire, irrigidirsi d’un tratto, all’improvviso! Ma cosa è successo in un momento? Chi dava vita al corpo? Il respiro? L’anima? Il cerchio si chiude. La vita inizia col respiro e con quest’ultimo si chiude.

Cosa capiterà dopo? Lo sappiamo? Eppure alcuni defunti capitano in sogno, recapitano messaggi, di altri si avverte la presenza, di altri l’odore.

Una vasta letteratura mondiale ci parla di fantasmi e sono in diversi ad asserire di averne visti, eccome!

Altri esseri stavano per abbandonarci e sono partiti attraversando un tunnel, un fascio di luce e di benessere ha permeato la loro interiorità… poi son tornati e tale storia hanno narrato.

Ma allora la morte esiste o non esiste?

Intorno ai cimiteri per assurdo vi è un sempre verde: il cipresso, un albero che già nell’antico Egitto veniva utilizzato per costruire delle meravigliose tombe e sarcofaghi, in Grecia antica era associato ad Apollo e Artemide. Era pure l’albero di Ade Dio dei morti.

Nel cristianesimo si narra che col suo legno venne costruita la croce di nostro Signore, ma in ogni caso è designato, il cipresso, come l’anima che si avvia verso il regno celeste, verso l’eternità e l’anima non ha tempo perciò un sempre verde a simbolizzarla ed in oriente il cipresso è paragonato ad una fiamma che si protende verso l’alto.

Le sue radici hanno, inoltre, la facoltà di andare in profondità e non diramarsi in superficie in orizzontale, pertanto, non disturbano le tombe dei dormienti eterni.

A Buenos Aires, Argentina, uno dei bar più noti, nel barrio della Recoleta, sorge innanzi al cimitero tanto per garantire la continuità tra la vita e la morte.

Ma altro problema che si pone con la morte è come compiere quest’atto. In un passato, nell’antichità era meglio morir giovani, in guerra, da eroi che anziani, deboli.

Il samurai, in alcuni casi, preferisce darsi la morte così come invece alcuni anziani, in passato, passato, uscivano dalla comunità per prepararsi al morire ed alla morte.

La nostra società non più in grado di creare metafore, usare i simboli semplicemente allontana l’idea della morte, la respinge e non l’affronta diventando quest’ultima non un' alleata della vita, ma l’acerrima nemica per cui si è disposti a tutto pur di evitarla eppure non vi è scampo.

Stavolta non citiamo Jünger perché di quest’ultimo fu amica , camminavano a braccetto, era costantemente presente nella sua vita, pensieri, scritti tant’è vero che lo accompagnerà da vera e assidua frequentatrice, per una lunga esistenza, fino a quasi 103 anni venerandi.

Nell’epitaffio funebre di Paul Klee si legge una frase riportata dal suo diario:

"nel mondo terreno non mi si può afferrare perché io abito altrettanto bene tra i morti come tra i non nati. Più vicino del consueto al cuore della creazione e ancora troppo poco vicino".

In quello di K. J. Jung dove alla base vi è una pietra quadrata, e reca su ciascun lato una iscrizione in latino, riportiamo direttamente in italiano per semplificare:

"Primo, l’uomo terrestre della terra", "Secondo, l’uomo celeste del Cielo".

Credo siano parole tratte da San Paolo. L’altra parte dell’iscrizione è la stessa incisa sul portone della casa di Jung:

"Chiamato o non chiamato, Dio è presente".

Proprio in questi giorni si sono ricordati i defunti, che per chi ha provato grandi sentimenti nei loro riguardi sa che non sono mai morti perché sono in mezzo a noi negli affetti, nei ricordi, come presenza più o meno costante e così è comprensibile anche il culto degli antenati.

Col viaggio verso l’eternità finisce il ciclo di incontri sul: il senso della vita e forse proprio la morte nobilita la vita e le offre in premio un senso più alto e profondo al suo vissuto.

VIDEO. "La via all eternità nell’antico Egitto". Con Maria Cristina Guidotti

 

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 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

Visita il Sito: Associazione Eumeswil

 

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