Elémire Zolla, grande umanista e scrittore
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Mar, Gen

Elémire Zolla, grande umanista e scrittore

Elémire Zolla

Il senso della vita
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la filosofia dell’esistenza inizia a rappresentarsi quando l’essere umano prende consapevolezza di essere stato gettato come io nel mondo, nel venire a esistere, che è come un cadere di circa ventottomila chicchi di grandine al giorno, poiché il fenomeno della respirazione, che produce l’io istintivo, dura appunto tre secondi. Con frequenza tre volte superiore vengono gettati nel mondo io emozionali, infatti il cuore umano batte circa ottantaseimila volte al giorno.

Elémire Zolla
Elémire Zolla

 

Una volta che uno si rende conto di essere stato gettato nel mondo, può iniziare il momento felice che lo porta a ricercare se stesso e dare un indirizzo, una coltivazione ed un senso alla propria esistenza. Per fare questo occorrono spesso "Ancore e Fari".

Ad ampliare e rendere più chiaro questo percorso Grazia Màrchianò, dopo una pausa di silenzio dal mondo di Eumeswil, gentilmente è entrata nuovamente a farne parte.

Grazia Marchianò è nota pensatrice indipendente, esperta di filosofie orientali e di estetica comparata, dottore honoris causa presso la Opem University, Edimburgo, è stata professore ordinario in questi campi all’Università di Siena-Arezzo. Il suo sodalizio con Elémire Zolla è durato un quarto di secolo fino all’anno della morte del grande studioso nel 2002. Responsabile da allora del Fondo Scritti Elémire Zolla, è autrice della biografia intellettuale di Zolla, Il conoscitore di segreti (Marsilio 2012), ed ha introdotto e curato dodici volumi dell’Opera Omnia presso l’editore veneziano. Il 13°: L’umana nostalgia della completezza. L’Androgino e cinquanta scritti ritrovati uscirà nel maggio 2022,nella ricorrenza del ventennale della morte, contemporaneamente al convegno internazionale sul pensiero e il lascito zolliano nel Novecento,promosso a Villa Falconieri (Frascati) da Accademia Vivarium Novum, cui Marchianò ha donato la biblioteca di 9000 volumi dello scrittore. La Marchianò ha preso in custodia l’opera di Elémire Zolla la cura e trasmette.

Siamo spiacenti che a causa di un disguido tecnico al nostro sito abbiamo dovuto ritardare nel mettervi in contatto col pensiero di Grazia Marchianò e di Elémire Zolla.

La Marchianò ha cortesemente accordato il suo scritto che vi porgiamo ai pilastri di Eumeswil citando in primis - però - " l’aiuola " rievocando così Dante.

A noi il termine aiuola - invece - per associazione di idee ci ha rammentato che questo luogo feroce, ma al tempo stesso simbolo di bellezza, ripone il suo splendore nelle buone mani di chi la coltiva e la fa crescere.

In passato, in oriente, un buon governatore doveva essere innanzi tutto un buon giardiniere, tanto più fosse stato abile e gentile nell’arte del far crescere le piante, tanto più sarebbe stato bravo nel sapere amministrare il suo popolo e farlo prosperare a tout court. Uno sbaglio nel curarle, nella potatura, una lieve distrazione sapeva bene avrebbero potuto procurare danni irreperibili per anni e anni e talvolta secoli alle piante e ancor più al suo popolo…

Aiuola e aiuole è anche uno dei pochi termini dove in contemporanea risiedono tutte le vocali che al contrario delle consonanti ci ricordano l’aspetto delicato ed effimero della vita e poste al termine di una parola ne designano il genere, ma proprio loro adesso dovrebbero essere recise, sacrificate. Ad una lingua romanza sarebbe privarla della musicalità, ma anche dell’essere latini per antonomasia, sarebbe far scomparire come conseguenza indiretta tutta una letteratura, opera lirica basata sulla contrapposizione dei genere femminile a quello maschile per spostarsi verso il mondo dell’indifferenziato come se già non bastasse essere fin troppo indifferenti a tutto…

A tal riguardo ci è venuto in mente uno scritto di Ernst Jünger tratto da Foglie e Pietre che si intitola "Elogio delle vocali". Il muoversi all’interno del testo è veder fiorire un mondo. Noi vi riportiamo solo due punti, ma vi sollecitiamo a leggerlo e non vi diciamo altro per non farvi perdere la gioia della scoperta!

La A significa verticalità ed ampiezza, la O altezza e profondità, la E il vuoto ed il sublime, la I la vita è la putrefazione, la U la generazione e la morte. Nella A invochiamo la potenza, nella O la luce, nella E l’intelletto, nella I la carne e nella U la terra materna. A questi cinque suoni nella loro purezza e nei casi in cui si intorbidano, mescolano, compenetrano, le consonanti aggiungono la varietà della materia e del movimento. Bastano dunque poche chiavi per dischiudere la pienezza del mondo, nella misura in cui si rivela all’orecchio attraverso il linguaggio.

E per entrare ancor più in sintonia col testo della Prof.ssa Marchianò si riporta: non è solo il dolore a possedere la sua lingua fonetica, ma la passione in genere. L’amore, l’odio, la collera, lo spavento, il sesso, il trionfo della vittoria, il lamento della fine, le vette dell’entusiasmo: tutte queste passioni hanno i loro suoni peculiari, la cui conoscenza e il cui uso ci sono dati dalla nascita per via naturale I sovrannaturale. Essi non si limitano ad avvolgere il linguaggio verbale, ma lo compenetrano. Leggendo i grandi discorsi tramandati dalla storia - discorsi che suscitano entusiasmi travolgenti nelle loro platee - ci sorprende spesso la totale nullità dei contenuti. In realtà, quello che percepiamo alla lettura è un suono spento, una morta spoglia, e non il fuoco d’artificio della passione politica.

In tutti gli incontri umani decisivi noi cerchiamo di cogliere, passando per il significato verbale, il puro significato fonetico. Riconosciamo più il nemico dal tono di voce che dalle sue parole. Per questo motivo è più difficile mentire in una stanza buia che in una illuminata. La paura ha orecchie finissime, così come gli animali più timidi sono quelli dall’udito più sviluppato. Le migliori storie di fantasmi sono quelle in cui l’avvicinarsi del pericolo non si vede ma si sente, e in battaglia gli spaventi più forti sono provocati dai rumori. La vittima riconosce il suo assassino nel momento in cui questo cerca di attaccare discorso, e la voce che pronuncia la nostra condanna a morte è diversa da ogni altra. Nei quartieri popolosi delle grandi città si assiste talvolta a diverbi che sfociano in esplosioni di odio selvaggio, e l’immagine acustica di queste scene è un simbolo della inadeguatezza umana. Quelle che nel linguaggio diplomatico sono sfumature minime, impercettibili come passi felpati, si amplificano poi su un altro piano nel giubilo degli aggressori e nelle grida dei morenti. Intorno al linguaggio muto della passione si potrebbero portare esempi infiniti, e ogni volta ci si stupirebbe del ruolo svolto dalle vocali.

Questo ruolo ha inizio con il "vocabolario bamboleggiante delle balìe", come lo chiama Herder, con i primi cenni d’intesa tra madre e bambino, dal puro carattere vocalico. Ma, come dimostrano i suoni mediante i quali cerchiamo di comunicare con gli animali, esso non si limita affatto all’ambito umano, e lo sguardo del cane ci dice che quest’ultimo ha indovinato i desideri e le intenzioni del padrone. Perfino il serpente cede al sortilegio del suono e viceversa c’è un senso profondo nella leggenda secondo cui Sigfrido, toccato dal sangue di drago, comprendeva la lingua degli uccelli. Il sangue del drago, le radici delle piante, l’incantesimo delle pietre e delle rune dischiudono i misteri della natura elementare. Vi è però una direzione, più spirituale, in cui l’uomo non cessa di trascendere il proprio ambito umano. Davanti agli altari sacrificali e negli anelli magici, nelle chiese, negli eremi e nei monasteri delle grandi religioni il potere dell’invocazione è ben noto. Nelle formule solenni che stringono o sciolgono un legame si conserva il potere magico dei suoni primordiali. E infine, il racconto della discesa dello Spirito Santo ci presenta una lingua fonetica di tale forza spirituale da fondere in sé i significati di tutte le madrelingue.

Speriamo che con questa dissertazione sul linguaggio di avervi invitato a compiere qualche riflessione. Chi possiede il linguaggio ha la possibilità di far fiorire o essiccare l’ aiuola della vita…

Leggi l’articolo di Grazia Marchianò: Elémire Zolla

 

Leggi anche: Associazione Eumeswil


 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

Visita il Sito: Associazione Eumeswil

 

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