Il Carnevale. Lo scambio dei ruoli
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Dom, Giu

Il Carnevale. Lo scambio dei ruoli

Il Carnevale. Lo scambio dei ruoli

Il senso della vita
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è tempo di Pulcinella, Stenterello ed Arlecchino! Quanti in mascherina si vedono in giro e quanti pochi mascherati! I bambini a stento si notano a giocare travestiti. Eppure qualche coriandolo colorato risalta sul grigio dell’asfalto…

Il Carnevale. Lo scambio dei ruoli
Il Carnevale. Lo scambio dei ruoli

 

In rari veri visi ci si imbatte e in tanti volti trasformati e/o di trasformisti a buon mercato e di livello ci si scontra a più non posso tanto che diviene facile rompersi pure l’osso del collo, non mancano neppure le facce di bronzo. C’è chi fa orecchie da mercante, sempre ignaro di ogni cosa. Un classico tipo da mani pulite. Non mancano i voltagabbana ed il tipo da punta, sempre in agguanto. A far da sfondo le male lingue che viaggiano per lo più tutte a braccetto…

Eppure è tempo di carnevale ed ogni scherzo vale, ma si ha l’impressione di essere presi in giro, essere stati giocati e di avere subito un tiro mancino.

Tra le maschere non mancano quelle di tutto rispetto che hanno a che fare con i ramarri, le seppie che col loro nero - un bravo chef - ci sa fare un buon risotto, ma ancor meglio viene utilizzato dalle stesse seppie per rendere torbide le acque e all’occorrenza far perder le loro stesse tracce… In tv il travestimento che va per la maggiore è quello del camaleonte di turno che, come inizia a cambiare il vento, cambia la musica che, se va bene, canta altrimenti urla e talvolta anche a squarciagola…

E pensare che il carnevale è un tempo di gioia, di allegria e di caciara e solo quest’ultima si avverte nell’aria!

Il caos certo non manca…

Il carnevale era come antica tradizione legato al caos, ad un momento in cui i ruoli venivano a scambiarsi: i padroni divenivano gli schiavi e vice versa, in Grecia vi erano le dionisiache, nell’antica Roma i saturnalia ed i preti, di altri tempi, tiravan salsicciotti alle genti…, ma dopo tale periodo di rumore, in cui i demoni erano vicini più che mai alla terra, e dove attraverso musiche, danze, scherzi vari le persone potevano sfogarsi e liberarsi, l’ordine veniva ricostituito - dopo per lo più - aver messo al rogo un fantoccio. Un ordine cosmico, di una natura superiore, era ricostituito.

Il tema della maschera è un tema antichissimo che ci riporta ad illo tempore…

Eppure indice che la nostra società usi solo le mascherine, ma non abbia niente più di sano lo indica l’assenza del gioco! Solo i pazzi ed i depressi non sanno e non sono in grado di giocare… Un testo che si addice al nostro momento storico è il testo di Friedrich Georg Jünger "Saggio sul gioco, una chiave per comprenderlo", riportiamo direttamente dal risvolto di copertina:

"Il saggio sul gioco deve essere letto come la testimonianza di una cultura che nella sofferenza tragica della coscienza della propria fine, nello spasimo della tragedia epocale che l’ha travolta, sa ancora esprimere la sua saggezza e la racconta eroicamente giocando, quando oramai la danza ha trascinato quella civiltà - la Kultur dell’irrazionalismo tedesco - sull’orlo dell’abisso. Dopo la caduta del Muro di Berlino e dell’ egemonia culturale delle ideologie, l’opera "impolitica" e "ludica" di Friedrich Georg Junger ripropone alla nostra cultura, minacciata da immense devastazioni ambientali, la sfida grandiosa di difendere la natura e l’uomo senza rinunciare alla vocazione moderna della nostra società. Solo un poeta e un mitografo poteva avere la sottile sensibilità di indicare, quasi per gioco, questo compito epocale nella consapevolezza della nostra straordinaria tradizione spirituale. A questo testo fondamentale per riappropriarsi della nostra vita, della dimensione intima ludica, leggera, spirituale"

Dove riscopriamo che solo attraverso un atteggiamento giocoso e pertanto sano l’uomo può riconnettersi al vivere lecitamente perché ogni gioco sottostà a ferree regole vi è la riscoperta anche dell’amore verso l’ambiente, se stessi e verso gli altri.

A tale testo prima, dopo, insieme sarebbe da leggere anche Racconti barbari di Gianni Vannoni.

Carlo Bagnoli, 59 anni, fiorentino, dopo studi in Lettere, ha indirizzato la sua attenzione a varie tematiche inerenti alla critica letteraria. Dopo essersi rivolto allo studio di opere quali i Canti orfici di Dino Campana e i Quattro quartetti di Thomas Stearns Eliot, focalizzando l’analisi, di approccio ermeneutico, sul valore simbolico dei testi, si è poi indirizzato verso un’indagine di taglio semantico riguardante il lessico delle opere di Carlos Castaneda, per dedicarsi infine a una lettura in chiave strutturale dei romanzi cyberpunk e dei gialli del filone serial killer. Attualmente è impegnato nella traduzione dei Commentari di Alfred Richard Orage a I Racconti di belzebù al suo piccolo nipote di Georges Ivanovič Gurdjieff. Svolge attività didattica presso le scuole secondarie statali e la California State University.

Carlo Bagnoli, ha curato una attenta recensione, guida, invito alla lettura del testo del Vannoni e al termine del presente scritto troverete il link per Invito alla lettura di Racconti Barbari: "cinque avventure dal ritmo incalzante in altrettante dimensioni temporali - inizio e la fine del '900 , la contemporaneità, il futuro prossimo e quello lontano - disegnano un filo rosso della vita umana, sospeso tra destino dell’individuo, leggi del mondo e misteri del soprannaturale. Lettura avvincente, per il senso di costante sorpresa che l’accompagna", ma anche per la grande attualità del nostro vivere che vi si coglie. Si cammina su due binari paralleli il noir della nostra società e la patina dorata che arrochisce ciascuno dei 5 racconti e ci riporta alla verità dell’esistenza.

Mettiamo a vostra disposizione il racconto: La salvezza viene dagli hacker. Se in passato vi erano i pirati nei mari mascherati ora vi sono i pirati delle reti dove rapiscono di tutto. L’autunno scorso la regione Lazio subì un l’attacco hacker dopo poco la Toscana. Chi dice a provocare la sottrazione dei dati furono i pirati chi dice le stesse Regioni per far perdere traccia di quest’ultimi…

Già nel lontano 2001 Umberto Rapetto presentò al mondo di Eumeswil: Le nuove guerre: dalla cyberwar ai black bloc, dal sabotaggio mediatico a Bin Ladin, già quanta storia recente passata, ma ancora quanta attualità in questo testo…

Ciò che si sta verificando non è altro ciò che già da tanto, tanti ci avevano preannunciato…

Ma se gli hacker tornando al nostro racconto di Vannoni portano la salvezza, il termine salvezza di cui tutti sentiamo il desiderio cosa nasconde nel suo significato? Un’attinenza con il termine salus perciò salute, ma intesa in ambito fisico, psichico ed etico morale pertanto diviene integrità, ma anche ci riporta alla salvezza che ci offre Dio con il suo farsi uomo e si ricollega alla escatologia…

Ma se desideriamo ritornare al nostro carnevale per finire dove abbiamo iniziato chi salva la figura della Bella Addormentata nel bosco e Biancaneve, guarda caso anche lei nel bosco...?!

La selva è un luogo molto caro al mondo di Eumeswil dove ognuno dovrebbe recarsi per trovare requie…

Normalmente alle anime candide "pure" come Biancaneve e la Bella Addormentata quindi anime rese dormienti per la cattiveria delle streghe maligne, per ciascuna delle due il risveglio è dovuto dal Principe che "passa al bosco" e le risveglia lui, il "Puro" con un bacio: un puro e semplice atto di amore…

Auguriamo a tutti quanti un cammino di risveglio e di salvezza con la speranza di vederci trasformati in tanti principi e principesse così abbigliati, ma nell’intimo divenuti e per le piazza della città e in quella del comune tutti insiem andiamo a brindar e canticchiar per festeggiare ed ad un corteo daremo vita che neppur Lorenzo il Magnifico, che in occasione del Carnevale del 1490 scrisse il poema famoso e quanto mai bello in trionfo di Bacco ed Arianna, si sarebbe mai potuto immaginare…

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 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

Visita il Sito: Associazione Eumeswil

 

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