Per una prospettiva inattuale
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Dom, Giu

Per una prospettiva inattuale

Per una prospettiva inattuale

Il senso della vita
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"Per una prospettiva inattuale" è l’articolo che vi proponiamo di Luciano Arcella, nato a Napoli, laureato in Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza, specializzato in Storia dell’Arte medioevale.

Ritratto di Friedrich Nietzsche by Edvard Munch
Ritratto di Friedrich Nietzsche by Edvard Munch

 

Addetto culturale rispettivamente presso l’Istituto Italiano di Cultura Di Buenos Aires (1978-1982), di Monaco di Baviera (1983-1986) e direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Mogadiscio (1986-1991). Ricercatore dei Movimenti Religiosi e ideologie presso l’Università dell’Aquila (1991-2011). Collaboratore del quotidiano LINEA (2005-2010). Docente incaricato di Filosofia e Storia presso la Universidad del Valle di Cali, Colombia (2011-2020). Si è dedicato e si dedica ad attività teatrali secondo classificato con l’opera Chimica delle passioni imperfette al concorso internazionale Ennio Flaiano (2009). Fondazione del gruppo Teatro Inactual Univalle presso la Universidad del Valle e messa in scena dal 2012 ad oggi di una dozzina di opere rappresentate presso istituzioni culturali ed alcuni teatri di Cali. Collaborazione con il professore Alejandro Puche, direttore del dipartimento di teatro della Facoltà di Arti Sceniche dell’Università del Valle, in particolare nella realizzazione dell’opera di Thomas Mann, Fiorenza (2021).

Attualmente è in Colombia è sta mettendo in scena con la sua compagna L’Apologia di Socrate.

Per noi ha scritto un articolo su: Per prospettiva inattuale partendo da dall’opera di Nietzsche. Nel corso del suo scritto passa a chiederci e a chiedersi quale possa essere per noi il valore attuale dell’inattualità e ancor prima del suo significato.

Vi invitiamo alla lettura perché si apre un’interessante prospettiva per guardare al nostro passato, presente e al nostro futuro.

Noi prendendo invece le mosse dal termine inattuale proveremo a proporvi una inattuale lettura della Pandemia copiando un testo di Gianni Vannoni in alcune sue parti e vi invitiamo a vedere quanto ci sta capitando con occhi nuovi e da una prospettiva differente!

Ah la pubblica opinione!

C’era una volta in Cina un virus piuttosto malvagio. Venne qualcuno e lo portò da noi!

Volete sapere come andarono le cose?

Un momento, per favore, prima ci sono alcuni piani da fare. Se venite su per le scale… In soffitta troverete il colpevole che cercate.
Di questi tempi, in cui la morte di Covid fa notizia, la vita umana suscita scarso interesse. È considerata un argomento fuori moda. L’operatore della comunicazione va alla continua ricerca di avvenimenti, per dare notizie sempre nuove. Nessuno gli domanda se quanto accade sia frutto del caso o del destino. E nemmeno lo domanda all’opinionista, che ci ricama sopra con encomiabile maestria.

La risposta del primo suonerebbe a un dipresso così: "Eh?"; quella del secondo, dopo un attimo di riflessione, sarebbe altrettanto laconica, ma più struggente. "Boh!" L’aggiunta di una consonante non è molto, non vi pare?

Ma chiedere a due persone, che hanno una relazione amorosa, se si sono incontrate per caso; vi rispondono che è stato il destino a farle incontrare. Ora rivolgete la stessa domanda a persone che si odiano; diranno che conoscere l’altro è stato un caso, e dei meno fortunati. Quanto basta per capire che espungere il destino dalle nostre vite significa impoverirle.

Che cos’è "destino"? Quando si dice che qualcosa accadde per un "caso", si tratta di un evento accaduto per un insieme di circostanze fortuite, che potevano anche non verificarsi, mentre il destino porta con sé eventi inevitabili, che sono voluti da una forza consapevole. Se prendiamo le lettere dell’alfabeto e le lasciamo cadere sopra un tavolo, la loro configurazione sarà casuale, e non andranno a comporre un elaborato sonetto del Petrarca, ma neppure una folgorante poesia di Ungaretti. Se invece disponiamo le lettere in un mondo preciso, non ci sarà più un caso, perché abbiamo voluto scrivere proprio ciò che abbiamo scritto. Possiamo notare che c’è un ulteriore elemento di differenziazione fra caso e destino, ed è questo: il caso non ha senso, il destino si.

Soltanto la forza del destino può dare senso alla vita. Se la vita fosse un coacervo di eventi fortuiti non avrebbe alcun senso. L’uomo può vivere una vita senso senso? Colui che dicesse: "La mia vita non ha alcun senso, però voglio vivere lo stesso", sarebbe evidentemente qualcuno che non ha il coraggio di uccidersi. Si capisce quindi che ogni essere non pusillanime debba credere, per vivere, che la sua vita abbia un senso; e, se non lo trova, debba considerarne la mancanza soltanto apparente. La ricerca di un senso da conferire alla vita porta a credere che gli avvenimenti non siano tutti fortuiti, ma vi sia tra questi una traccia, un disegno che è appunto il destino.

Dalla meditazione sul tema del destino potrà scaturire in una mente limpida l’intuizione del Divino, da non confondere con la dimostrazione per via discorsiva, che è impossibile. Proseguendo nella metafora letteraria , diremmo che quando il soggetto si rende conto che non ha la capacità di scrivere lui un sonetto del Petrarca, deve credere che il Poeta esista o almeno sia esistito, anche se non lo ha mai visto. Se io non ho il potere di determinare gli eventi della mia vita, ci dev’essere qualcuno che ha questo potere, altrimenti si ritorna al caso, di cui si sono già mostrati i limiti. Gli avvenimenti, però, non sono tutti piacevoli, ve ne sono anche di orribili. Chi potrebbe negare l’esistenza delle poesie di Marino Moretti? A questo punto entra in scena una forza negativa, che sottrae al caso la parte più oscura del divenire.

Se il diavolo giocasse a scacchi, lo farebbe con il nero; all’angelo di Dio, invece, spetta senza alcun dubbio il bianco, con il diritto a muovere per primo. Personificare il positivo e il negativo è facile, non altrettanto si può dire per il caso. L’uomo è la posta in gioco? Ebbene, alla fine della partita no se lo prende il caso, che non saprebbe dove metterlo. I due giocatori si, poiché hanno a disposizione l’inferno ed il paradiso.

Alcuni sostengono che il caso non esiste, dal momento che nessuno è riuscito a dargli un volto; il caso sarebbe allora la spiegazione degli eventi, alla quale ricorre chi non conosce le regole del gioco. Ci sono altri giochi, però, nei quali la sua parte è rilevante. Del resto, il caso non è affatto qualcosa di inutile, poiché togliendo il caso si toglie anche il libero arbitrio. In un mondo senza eventi possibili, in cui tutto accadesse necessariamente, l’uomo non avrebbe scelta. La volontà si esercita soltanto sugli eventi possibili. Se posso svoltare sia a destra che a sinistra, sarò io a scegliere quale direzione voglio prendere, se invece la direzione è obbligata, la possibilità di scelta si vanifica.

Conviene dunque evitare la trappola dualistica, che scatta nell’alternativa "o il caso o il destino"; ed ammettere sia l’uno che l’altro, per mantenere da una parte la libertà umana e dall’altra il senso della vita, che non possono essere disgiunti. Senza la libertà, quale senso ha la vita? E se si toglie il senso, a che serve la libertà? Il caso è ciò che permette all’uomo di collaborare al suo destino. È vero però che l’uomo resta libero di agire anche contro il destino; questa sarebbe una scelta sbagliata, ma nonostante tutto, avviene spesso, perché il destino è misterioso. Chi vuol vivere bene cercherà di sbagliare il meno possibile, altrimenti andrebbe perduta tutta, o quasi tutta, l’utilità del caso e rimarrebbe soltanto il danno che questo può arrecare.

Errare è umano e l’uomo saggio riconosce i propri errori. Li riconosce anche se non li ha commessi, qualche volta per evitare polemiche incresciose, ancor di più lo fa chi lo ha fatto... "Mi dispiace molto. Mi sono sbagliato e non succederà più", ha detto così più di un politico e scienziato, dopo aver subito un violento attacco mediatico nelle ultime settimane. Che cosa avevano fatto? Inviati a fare commenti avevano prima asserito certe false o ancor ignote - ipotizzabili "certezze" e poi le avevano rinnegate e raggirate.
Per questo i giornalisti vari, si sono scagliati contro costoro come una mandria di elefanti.

Ma nessuno tra i telespettatori si è posto alla ricerca della verità?

Ma non c’è nessuno, tra i nipotini dei grandi filosofi, che sia in grado di apprezzare l’avventura del conoscere la verità e abbia il coraggio di tirarla fuori? E se non lo fanno loro, nessuno lo farà? No, sarebbe troppo triste una vita da elefanti.

Leggi l’articolo di Luciano Arcella: Per una prospettiva inattuale  

 

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 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

Visita il Sito: Associazione Eumeswil

 

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