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Sab, Dic

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Gli annali di Eumeswil 3

Il senso della vita
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Scritto lungo consigliato non ai perditempo, ma a chi ha tempo e desiderio di riflettere!
Ottimo per l'appassionato della lettura! Altrimenti cestinare IMMEDIATAMENTE! All’ISTANTE!

Gli annali di Eumeswil 3
Gli annali di Eumeswil 3

 

Il testo può essere somministrato per intero o a piccole dosi. Al momento non sono stati riscontrati effetti collaterali se non alle menti ristrette…

Nel lontano 2003, il mondo di Eumeswil si dedicò allo studio attraverso la collaborazione di vari esperti del mondo della cultura del tema: La menzogna: simulacri, adulterazione e contraffazione.

Il mondo di Eumeswil che va contro corrente anziché il "Festival della cultura" predilige lo studio attento e accurato di un argomento a 360 gradi per il periodo di un anno per meglio riflettere e assorbire le varie tematiche trattate, di volta in volta, e a seguito di incontri in presenza con esperti dei vari temi, anima un Annale, con alcuni degli interventi più significativi.

Ci sembra opportuno, ora, riproporre i sunti dei contributi del volume su: La menzogna (verranno suddivisi in due appuntamenti con voi che leggete per non angustiarvi troppo) affinché in modo comparativo si possa, in un qualche modo, meglio comprendere la nostra realtà. E affacciarsi con occhi più critici su di questa.
Sicuramente sarebbe opportuno leggere l’articolo per intero.

La carrellata parte con l’intervento di Gillo Dorfles, è stato ordinario di Estetica, saggista, collaborò a numerose riviste specializzate e quotidiani.

Gillo Dorfles, Il mondo falsificato

Il numero delle falsificazioni con le quali entriamo in contatto è estremamente più vasto di quanto si creda. Siamo abituati a fare i conti con i piccoli misfatti quotidiani, costituiti dalle nostre ed altrui bugie, ma non siamo quasi per niente coscienti della portata delle mistificazioni che ci investono costantemente. Leggendo il giornale, guardando la televisione, ad esempio, ci confrontiamo, nella maggioranza dei casi, con pseudo eventi, avvenimenti cioè che assumono tratti falsificati, nascondendo la realtà che li sottende. Anche la percezione del tempo e dello spazio, grazie ai grandi progressi nelle telecomunicazioni, risulta contraffatta e ci spinge verso un rapporto mistificato con le due dimensioni in cui viviamo. L’arte stessa, come la musica riprodotta dai nastri e cassette, o la pittura creata al computer, subisce questo processo di falsificazione, diventando inautentica. Ma l’adulterazione del reale colpisce anche le nostre abitudini alimentari. Così consumiamo prodotti che conservano odori e sapori puramente fittizi, mancanti di gran parte delle loro componenti naturali. Infine gli sviluppi più recenti della tecnologia rendono possibile sperimentare realtà virtuali, grazie all’uso di guanti ed oculari collegate al computer. A causa di questi fenomeni di falsificazione corriamo il rischio di veder vacillare la nostra coscienza, la nostra capacità di giudizio, di vivere nell’ illusione di un mondo che è solo apparentemente autentico.

Franco Perlotto, giornalista, scrittore, fotografo, ha pubblicato molti reportage, libri. Ha coordinato progetti di emergenza in luoghi difficili in molte parti del mondo. Ha lavorato per l’Onu nei programmi di reinserimento dei profughi e per il Ministero degli Esteri…

Franco Perlotto, La menzogna degli aiuti umanitari

Gli aiuti umanitari nei paesi in via di sviluppo sono oggi gestiti da organismi non governativi, i cosiddetti ONG, che hanno istituzionalizzato il fenomeno. Tali associazioni ricevono dai governanti i finanziamenti necessari alla realizzazione dei progetti nelle aeree prescelte. Grazie a questi soldi, gli Stati del nord del mondo possono imporre, seppur indirettamente, un prezzo diplomatico alle nazioni povere ed ottenere così concessioni per l’estrazione, semplificazioni nelle pratiche commerciali, facilitazioni per la costruzione di industrie. Sotto il manto dell’assistenza, si è creato dunque un metodo efficace per trarre vantaggio dalle potenzialità economiche dei paesi in via di sviluppo. Seppur con le dovute eccezioni, anche la figura del volontario non è più legata ad un’idea di solidarietà, ma al desiderio di posizionarsi, in modo redditizio, in questo mercato del lavoro: nuovi avventurieri pronti a realizzare nuove forme di sfruttamento.

Aldo Carotenuto, psicoanalista, uno dei maggiori studiosi a livello internazionale del pensiero Junghiano. È stato docente universitario. Ha scritto oltre trenta libri, alcuni dei quali tradotti nelle maggiori lingue europee.

Aldo Carotenuto, Sulla menzogna

È facile mentire? La menzogna può essere una strategia difensiva? È la società che ci costringe a farlo o una inquietudine tutta individuale? Innanzitutto, vi è una prima e netta distinzione tra "menzogna" e "simulazione". Differenza che inerisce il voler indurre o meno, da parte del soggetto, l’ascoltatore a credere a quanto si sta riportando. Ciò dipende sostanzialmente, dalla motivazione che induce l’individuo a mentire. A volte, infatti, mentire può apparire come l’unica soluzione ragionevole per evitare un carico di responsabilità che potrebbe indurre effetti ben più devastanti del mentire stesso. In questo caso la realtà viene mascherata, dissimulata, alterata. Tale travestimento della realtà può, però, rivestite livelli così profondi della psiche individuale da riuscire ad apparire vero anche per il soggetto stesso che l’ha creato. Non va tralasciato, però, un altro aspetto della capacità di alterare le informazioni reali, che lambisce la capacità di creare realtà alternative, mondi altri. In questo caso la la menzogna si collega con la funzione e la pregnanza psicologica e collettiva della formazione del "simbolo". Che è alterazione si, ma gravida di significati plurimi.

Alessandro Stavru, docente esperto di Socrate e di ascetica.

Alessandro Stavru, Icona e maschera

In uno dei suoi saggi più celebri, Pavel Florenskij si sofferma estesamente sulla questione del "rovesciamento della prospettiva", quale ha luogo nelle icone bizantine. Caratteristica fondamentale dell’arte figurativa prospettica (non solo ai tempi della linearità prospettica teorizzata nel Rinascimento, ma anche all’epoca della pittura parentale pompeiana) è un illusionismo pittorico finalizzato a sostituire la viva realtà con uno schermo scenografico, responsabile di erigere una invalicabile barriera tra l’uomo e la verità dell’essere. Unica possibile via d’uscita da questa impasse è il "ritorno" ad una concezione del mondo non prospettivistica, come in epoca classica, quando i Greci, inventori della skiagrafia, rappresentavano la trascendenza del divino ricorrendo ad una trasgressione sistematica delle regole della prospettiva. Tale ritorno si verificò in forma ancor più accentuata nell’arte bizantina, dove la qualità di un’opera d’arte era direttamente proporzionale alla sua distanza dai canoni del disegno prospettico. L’icona si caratterizza infatti essenzialmente per la sua assoluta frontalità, che la pone in rapporto diretto con la maschera antica - da cui peraltro origina. Ed è proprio questo rapporto a chiarire le implicazioni ontologiche derivanti dalla frontalita’ dell’icona, le quali risaltano con la massima evidenza nel caso limite della Gorgone, la dea- maschera dallo sguardo pietrificante.

A queste riflessioni sulla menzigna, affianchiamo invece una considerazione su quante anime nel silenzio delle montagne del Tibet e di altri luoghi sperduti di eremitaggio, all’interno di monasteri, Chiese, focolai domestici, pregano e irradiano vibrazioni ricolme di amore in unione con l’Altissimo e per il bene del prossimo e grazie a queste anime che vegliano si suol dire che il mondo si sorregge e prosegue il suo corso.

Riportiamo un passo da "Il cuore avventuroso Figurazioni e Capricci" di Ernst Jūnger.

L’epigrafe del libro:

I semi di tutto ciò che ho in mente, li trovo ovunque.

Hartmann

Dunque, tutto questo c’è.

Coloro che vegliano in solitudine

Berlino

Swedenborg condanna l’"avarizia spirituale" che nasconde i suoi sogni e le sue conoscenze.

Ma che dire del disprezzo che lo spirito ha per il proprio tradursi in moneta circolante, per la possibilità di sfruttare se stesso? Che dire del suo aristocratico isolamento negli aristioteschi castelli incantati? L’inesprimibile si degrada già nel momento in cui si esprime e si fa comunicabile; è come l’oro che si deve adulterare col rame, se lo si vuole rendere moneta corrente. Chi alle prime luci dell’alba cerca di fissare i propri sogni nella memoria, li vede sgusciar via dalla rete dei pensieri così come il pescatore napolitano si lascia sfuggire gli argentei pesciolini dell’ultima nidiata che talora si smarriscono nel golfo e vengono alla superficie.

Nelle raccolte dell’Istituto di Mineralogia di Lipsia vidi un cristallo di rocca alto un piede, estratto dalle viscere più profonde del San Gottardo durante la perforazione della galleria: un sogno della materia, assolutamente solitario, tale da escludere ogni altro sogno.

Fra le cose che Nigromontanus m’insegnò, era la certezza che una schiera, frutto di una rigorosa selezione fra noi, da gran tempo sottratta alle biblioteche e alla polvere delle arene, è al lavoro nelle più segrete stanze, nel più oscuro Tibet. Egli parlava di uomini che siedono solitari in notturne camere, immobili come rocce dalle cui cavità erompe in scintille la corrente che, fuori, fa girare ogni ruota di mulino e mantiene in moto l’esercizio delle macchine; ma in essi quell’impulso è estraneo ad ogni scopo definito e tutto raccolto nei loro cuori, che sono, come calde, trepide culle di ogni forza e potenza, sottratti per sempre a qualsiasi luce esteriore.

Al lavoro? Non sono forse le vene più importanti, quelle il cui sangue si fa visibile sotto la pelle? I sogni più difficili vengono sognati in fertili terreni senza nome, in zone dalle quali l’opera dell’uomo viene vista come qualcosa di casuale, e minimo appare il suo grado di necessità. Michelangelo, che nei suoi ultimi anni abbozza appena i volti nel marmo e lascia dormire i blocchi grezzi nelle cave come larve di farfalle la cui vita, ripiegata in se stessa, egli affida all’eternità; la prosa della Volontà di potenza, un campo di battaglia del pensiero non ancora sgombro di cadaveri, il relitto di una solitaria, tremenda responsabilità, cabina di comando piena di chiavi gettate lì da qualcuno che non ebbe più il tempo di usarle. Persino il cavalier Bernini, un uomo che creava nel pieno fiorire delle sua epoca, parla della ripugnanza per l’opera compiuta, e Huysmans, nella più recente prefazione di A rebours, mostra come sia preferibile per un autore non leggere i libri che ha scritto. Questa è anche un’immagine paradossale, simile a quella di un uomo che possegga un testo originale e ne studi i cattivi commenti. I grandi romanzi, che non furono ultimati e non potevano essere ultimati poiché la loro stessa concezione li soffocava: somigliano alla costruzione delle cattedrali.

Al lavoro? Dove sono quei conventi dei santi in cui l’anima, nel fondo della sua notte più buia, celebrava i propri splendidi trionfi e conquistava lottando il trionfo della grazia? Dove le colonne degli stiliti, da vedersi come monumenti di una superiore socialità? Dove si è conservata la consapevolezza che pensieri e sentimenti sono imperituri, che esiste qualcosa di simile a una segreta contabilità a partita doppia, nella quale ogni uscita, in un luogo lontanissimo del registro, viene iscritta come entrata? L’unico ricordo confortante è legato ai momenti della guerra, quando all’improvviso la vampa di un’esplosione strappava alle tenebre la solitaria figura di una sentinella che da lungo tempo doveva essere rimasta celata dal buio. Durante quelle innumerevoli e spaventose notti di guardia nell’oscurità fu accumulato un tesoro che verrà consumato più tardi.
La fede nei solitari nasce dalla nostalgia di un’innominata fraternità e di un rapporto spirituale più profondo che è possibile fra uomini.

Leggi anche: Associazione Eumeswil


 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

Visita il Sito: Associazione Eumeswil

 

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