Epistemologia. Il vino come filosofia
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18
Gio, Ago

Epistemologia. Il vino come filosofia

Epistemologia

Il senso della vita
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Per tanti una bottiglia di vino e un modo per perdersi, per dimenticare le proprie disavventure e se stessi. Per altri l’incontro con la bottiglia di vino è un incontro prezioso. Rappresenta un incontro con un nome prestigioso ed un prezzo esoso. Il nostro incontro col vino rientrerà invece nelle avventure e in particolare modo nelle avventure dello spirito dell’ avventuriero spirituale.

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La tradizione del vino è millenaria e la sua potenza infinita e diventa tanto più oracolare tanto più l’essere è capace di solcare gli abissi del suo essere ed accedere agli inferi ed al Cielo. Non c’è da temere che, come si diceva una volta, i "porci di Epicuro" facciano irruzione nelle piantagioni di papaveri e di canapa. L’epicureo non è portato all’esagerazione - il piacere sarebbe messo in pericolo. Egli gode del tempo e delle cose ed è quindi l’opposto del tossicomane, che soffre del peso del tempo. Presso gli epicurei il tipo di fumatore accanito non si trova - si trova piuttosto quello del buongustaio che chiude un buon pranzo con un sigaro d’importazione. Egli tiene al piacere in pugno e sa come tenerlo a freno - non tanto per ragioni di disciplina quanto per il piacere stesso. C’erano dei vecchi cinesi che, in maniera analoga di tanto in tanto si concedevano una pipa d’ oppio - e forse se ne incontrano ancora. È come se, dopo un pranzo di più portate, non ci si limitasse ad uscire in terrazza o nel parco, ma si dilatassero un pò le riserve del tempo e dello spazio, e quindi del possibile. È qualcosa che dà di più di quanto non faccia il mangiare ed il bere, più anche del vino e del buon sigaro; è qualcosa che porta più lontano. A questo riguardo, a partire da una certa età, all’incirca dall’età della pensione, non dovrebbero più esserci limitazioni - giacché, per colui che si avvicina all’illimitato, dovrebbero esserci confini vasti. Non tutti a quell’età riescono a costruire ancora come il vecchio Faust; ma ognuno è libero di fare progetti all’infinito. Questo vale soprattutto per quel periodo in cui l’ultima linea rerum si fa più vicina e determinata. Ci sono vecchi vignaioli che vivono per mesi e anni solo di pane e vino. Konrad Weiss li ha celebrati. È naturale che al sofferente, il cui orologio sta rapidamente esaurendo la carica, sia attenuato il dolore; ma non è sufficiente. Dovremmo portare ancora una volta presso il letto solitario la pienezza del mondo.

L’ora della morte richiede , più che narcotici , doni che estendano e affinino la coscienza. Se si ha il minimo sospetto che questa possa persistere oltre la morte, e ci sono ragioni per pensare che sia così, bisognerebbe restare desti. Ne deriva necessariamente la supposizione che esistano diverse qualità di passaggio. Anche senza tener conto di questi argomenti, sono molti quelli che assegnano un valore alla loro morte individuale, rispetto alla quale non possono lasciarsi ingannare. Per il capitano è un punto d’onore lasciare per ultimo la nave. E infine bisogna riflettere sul fatto che insieme al dolore della morte potrebbe essere soppressa anche la sua euforia. Forse nel suono smorzato degli ultimi accordi sono ancora contenuti messaggi importanti, ricevuti, inviati. Le maschere mortuarie ne mostrano il riflesso. Il gallo di Esculapio ha un piumaggio variopinto. L’avventura spirituale, le cui lusinghe si impongono proprio alla coscienza coltivata in modo più elevato e raffinato, dev’essere presa in considerazione separatamente dal piacere. In realtà ogni piacere è spirituale; è lì che si trova la fonte inesauribile che sgorga sotto forma di desiderio che da nulla può essere soddisfatto. "E nel piacere che mi struggevo per il desiderio".

Ogni forma di pubblicità conosce questa forma di connessione. Quando in inverno arrivano i cataloghi degli articoli da giardinaggio, le loro immagini suscitano un piacere più intenso di quello provocato dai fiori che crescono in estate nelle aiuole. Anche nella natura ripone più arte e astuzia nella seduzione che non nell’ adempimento. Lo testimoniano i disegni sull’ala di una farfalla o il piumaggio dell’ uccello del paradiso.

La fame spirituale è inestinguibile; quella fisica ha limiti ristrettì. Se nell’antica Roma un ghiottone come Vitellio consumava ogni giorno tre pasti colossali, ricorrendo poi a emetici per liberarsi del superfluo , allora bisogna pensare che soffrisse di una sproporzione tra gli occhi e la gola, sia pure in modo primitivo. Tale sproporzione ha la sua propria scala; anche l’occhio ricorre allo spirito quando il mondo visibile non gli basta. Più di Vitellio e dei suoi simili , riusciva a gioire Sant’Antonio - non grazie a maggiore resistenza fisica o più ricchezza, ma grazie ad una spiritualità più elevata.

Nella Tentazione di Flaubert, tavole immaginarie di coprono di piatti che nessuno ortolano e nessun cuoco, e neanche un pittore, sarebbero riusciti a presentare in modo più vivace e variopinto. Sant’Antonio, nella sua grotta nel deserto, scorge la sovrabbondanza alla fonte - nel punto in cui essa si cristallizza immediatamente in oggetto per i sensi. Perciò l’asceta è più ricco di un Cesare, signore del mondo visibile, di un Cesare che si strugge nel piacere.

Ho cercato di delineare il tipo dell’avventuriero spirituale nella figura di Antonio Peri: "A prima vista, Antonio era come come quasi tutti gli artigiani che lavorano a Heliopolis". Tuttavia, sotto questa scorza si nascondeva qualcosa di diverso: era un sognatore. Andava a caccia di sogni come si va a caccia di farfalle con la rete. La domenica e i giorni festivi non andava alle isole, né cercava le osterie ai margini del pagos. Si chiudeva nel suo gabinetto di lavoro per evadere nelle regioni del sogno. Diceva che tutti i paesi e tutte le isole sconosciuti erano intessuti là nella tappezzeria della sua stanza. Le droghe gli servivano come per entrare nelle camere e nelle caverne di questo mondo. "Beveva anche vino, ma non era il piacere che lo spingeva a farlo. Lo spingeva piuttosto un misto di sete di avventura e conoscenza. Non viaggiava per evadere all’ignoto, ma come geografo. Il vino era una chiave tra le tante, la chiave di una delle porte che danno accesso al labirinto".

Forse erano solo i metodi che lo portavano vicino a catastrofi e a deliri. Lo hanno spesso sfiorato. Egli era del parere che ogni droga contiene una formula per accedere a determinati enigmi del mondo. Credeva inoltre che si dovesse giungere ad una classifica delle formule. Le più alte tra queste formule avrebbero dovuto svelare, come la pietra filosofale, il segreto dell’universo. "Egli cercava la chiave principale. Il supremo arcano non deve però essere necessariamente mortale?" Che l’ irrefrenabile ricerca dell’avventura, del lontano e dell’inconsueto significasse qualcosa di diverso emerge solo alla fine. Antonio è colpito da un fascio di radiazioni, resta ferito a morte e gravemente ustionato. Tra le sofferenze rifiuta la morfina. Ciò che lo aveva spinto a muoversi non era il piacere e neanche l’avventura. La curiosità certamente, ma una curiosità che era andata sublimandosi, finché si era trovato davanti alla porta giusta. Di fronte a quella porta non c’è bisogno di chiavi; si apre da sé.

Per chi desidera meditare, riflettere e cercare e ruotare intorno al senso degli avvicinamenti al reticolo sostanziale della vita e al suo universo il libro di cui abbiamo fatto appena esperienza in alcuni suoi passaggi: Avvicinamenti, droghe ed ebbrezza di Ernst Jünger può essere congeniale. Ma è anche il libro , ci pare, giusto per presentare il libro ed video che vi mostreremo su EPISTENOLOGIA Il vino come filosofia di Nicola Perullo, Mimesis edizioni.

Nicola Perullo è un filosofo e accademico italiano. Professore di Estetica all’ Università di Scienze Gastronomiche di Pollenza, è autore di molti libri e saggi della percezione, filosofia del cibo e teoria del gusto.

Del libro e del video EPISTENOLOGIA Il vino come filosofia: si può filosofare con tutto. Questo libro suggerisce una filosofia con il vino, dove con - "insieme a" ma anche "attraverso" il vino - apre alla coscienza, alla consapevolezza, alla compassione, alla connivenza e alla comunicazione. Mettendo in questione le modalità convenzionale e moderna di apprezzamento del vino, basata sull’analisi sensoriale e sulla frammentazione secondo limitazione del metodo scientifico analitico, si propone una via alternativa che percorre i sentieri di un radicale relazioniamo. Il vino diventa così paradigma di un’esperienza relazionare. Nell’ incontro con il vino si intersecano immagini e traiettorie e si danno possibilità e creazioni sempre nuove. Tramite un approccio che sensibilizza all’attenzione e all’ascolto, potenzia l’immagine, educa alla creatività della percezione, responsabilizza le scelte che compiamo. Il volume ed il video, si propongono come una guida per "imparare ad imparare" grazie ai nodi creati dall’incontro tra noi ed il vino. Un saggio per scoprirsi, con la coda dell’occhio e la sensibilità della lingua , sulla soglia di nuovi compiti che ci sempre attendono.

Il vino è inteso come esperienza e sostanza universale che reca e arreca un’incontro. Una possibilità di vedere oltre e l’Oltre. Di aprirsi, di fare vivere in modo più pieno. Non è un caso che la vite , da cui proviene l’uva, da cui si ottiene il vino sia via, vita e verità termini che si attribuiscono anche alla bevanda che in taluni momenti diviene pure sangue di Cristo. Attraverso la transustamazione il pane ed il vino divengono qualcosa di altro. In un momento in cui il mantra generale invocato da tutti e transumananesimo il termine transustamazione pare giacere dimentico ai più. Eppure il suono ha un che in comune...

A chi nutre sogni e sogni fecondi che covano e si sprigionano all’interno del proprio essere, sembra una fatica ed uno spreco inutile quello che occorre fare per convertire il mondo , nella sua sola forma materiale, fra l’altro, in un qualcosa di utopico e distopico. Un mondo ed universo che è già di per sé, in forma spirituale, perfetto. Basterebbe lasciarsi andare al gioire ed al fiorire, per ritrovarsi - già dove siamo - in un mondo splendente per chi sa e vede l’Oltre e oltre il velo! In vino Veritas! Prosit!

VIDEO. Epistenologia - il vino come filosofia. Con Nicola Perullo 

 

 

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L’Associazione si fonda su tre pilastri:

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