L'Aula del Senato ha approvato il ddl sull'equo compenso. La Lapet pensa già alle modifiche migliorative
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L'Aula del Senato ha approvato il ddl sull'equo compenso. La Lapet pensa già alle modifiche migliorative

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(Adnkronos) - Roma, 23/03/2023. L'Aula del Senato ha approvato all'unanimità il disegno di legge sull'equo compenso. “E’ un provvedimento che da anni attendiamo e che ci ha visti da sempre affiancare l’attività parlamentare. - commenta il presidente nazionale Lapet Roberto Falcone – Questa nuova accelerata

conferma che le nostre previsioni erano esatte. Riteniamo infatti che il ddl sull’equo compenso sarà approvato senza ulteriori modifiche e che il governo interverrà a miglioralo successivamente”. Il governo ha infatti dato parere positivo a quattro ordini del giorno che lo impegnano in tal senso. Veniamo ora al testo che è quasi identico a quello approvato dalla Camera se non per l’unica, indispensabile modifica che la commissione giustizia del Senato ha apportato al fine di correggere all’art. 7, l’errato riferimento all'articolo 702-bis del codice di procedura civile che fino al 28 febbraio disciplinava il rito semplificato, ma che da quella data (entrata in vigore della riforma Cartabia) è stato sostituito dagli articoli 281-decies e seguenti. 

In attesa quindi del passaggio finale dall’Aula della Camera, si pensa già alle possibili modifiche. “Intanto – ribadisce Falcone - occorre sottolineare l’importanza che riveste il provvedimento in quanto fissa principi importantissimi: la previsione della corresponsione di un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale, nonché conforme ai compensi previsti per tutti i professionisti (ordinistici e di cui alla legge n.4/2013) e stabilisce la nullità dei contratti che contengono un compenso sproporzionato rispetto all’opera prestata”. In merito a quest’ultimo aspetto, la norma consente al tribunale di procedere alla rideterminazione del compenso, anche tramite un parere di congruità del compenso o degli onorari acquisito dal professionista presso l’ordine o il collegio di appartenenza. “Su questo punto che abbiamo da sempre evidenziato l’ingiustificata discriminazione che vede nella norma solo il riferimento agli ordini e collegi. – aggiunge il presidente – Continueremo a suggerire un intervento di modifica affinché venga inserito anche l’espresso riferimento alle associazioni di professionisti all’art 2 comma 7 della legge 4/2013, quali soggetti a cui il professionista, non iscritto in ordini o collegi, può richiedere il parere sulla congruità del compenso”. 

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