Il Premio Nobel Stiglitz e il Sindaco di Firenze Nardella alla 5ª edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
31
Dom, Mag

Abbiamo 2242 visitatori e nessun utente online

Il Premio Nobel Stiglitz e il Sindaco di Firenze Nardella alla 5ª edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile

Immediapress
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Firenze, 29/09/2023 - La 5ª edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile ha, tra i suoi obiettivi, quello di fornire risposte sostenibili, civili e partecipate agli shock e alle sfide globali nell’era dell’intelligenza artificiale e delle grandi trasformazioni sociali.  

Oggi non basta

essere innovativi per fare innovazione: il concetto di comunità di innovazione sociale nasce proprio in risposta ai bisogni del territorio, perché nel dialogo e nella formazione reciproca e permanente, la società civile e le istituzioni possono costruire un futuro partecipato, inclusivo e sostenibile. 

A questo e ad altri temi ha risposto Joseph Stiglitz (economista e vincitore del Premio Nobel per l’economia nel 2001): «Discutiamo spesso di trovare un equilibrio tra stato e mercato, tra pubblico e privato ma dobbiamo prendere in considerazione anche altri fattori: negli Usa i college che hanno più successo sono quelli che si basano sulla collaborazione con le Fondazione e durante la crisi del 2008 le uniche banche che continuavano a funzionare erano le banche cooperative. Questo dimostra che dobbiamo andare oltre la divisone fra pubblico e privato e coinvolgere la società civile ed è più semplice partire dal livello locale, dove ci sono le maggiori opportunità e le maggiori speranze. L’obiettivo dell’istruzione oggi non è riversare conoscenze negli individui, con internet abbiamo accesso alle informazioni: quello che serve è imparare a distinguere tra ciò che è vero e ciò che non lo è. Lo abbiamo visto negli Stati Uniti, lo avete visto anche in Italia con i no vax e con altre teorie cospirazioniste: l’obiettivo dell’istruzione nel ventunesimo secolo è insegnare a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso.  

Il modello di business della Silicon Valley è sbagliato: è un modello che punta a fare soldi e a creare una migliore pubblicità per spingere gli utenti a consumare di più di cose che non avrebbero nemmeno consumato. Nella Silicon Valley a trent’anni sei già vecchio. Sono giovani innovatori che spingono ulteriormente il consumo, mentre secondo me i giovani innovatori dovrebbero occuparsi anche di innovazione sociale. Dobbiamo trovare un equilibrio tra l’innovazione che crea profitto e l’innovazione che migliora la società. 

Il sistema attuale non sta funzionando e i giovani lo sanno: sappiamo che il mondo è in pericolo se non facciamo niente contro il cambiamento climatico; sappiamo che la democrazia è in pericolo, lo vedo negli Stati Uniti ma lo vediamo in tutto il mondo. Quello che ho visto qui oggi è un segnale di speranza, ma serve un coinvolgimento dei giovani a livello politico perché i giovani si allontanano il dibattito politico finisce nelle mani sbagliate. C’è l’urgenza di coinvolgere i giovani nel processo politico». 

Presente al panel anche il Sindaco di Firenze Dario Nardella: «Il motore per combattere le diseguaglianze è l’innovazione sociale, Stiglitz ci invita a non vedere come ineluttabile la digitalizzazione e a vedere la tecnica come un mezzo e non come fine ultimo. Se lo facciamo possiamo essere degli innovatori sociali e i giovani possono essere protagonisti dell’innovazione sociale, anche nell’indicare le priorità dell’agenda pubblica. Da sindaco ritengo che la dimensione politica e istituzionale per l’innovazione sociale è quella delle città, non degli stati nazionali: le grandi sfide della globalizzazione sono tutte dentro le nostre città, è qui ad esempio che si produce l’80% dei rifiuti e del resto gli stati nazionali nelle varie Cop non hanno raggiunto nessun risultato. Io credo in un patto sociale e educativo tra le grandi città e le giovani generazioni: solo con questo patto riusciremo a vincere la sfida della transizione ecologica e digitale. Per fare innovazione sociale dobbiamo dare protagonismo ai territori, eppure le città non sono mai chiamate a dare la loro voce, nemmeno al Parlamento europeo e questo è un approccio molto superficiale». 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.