COMUNICATO STAMPA - CONTENUTO PROMOZIONALE
C’è un’Italia industriale che, senza fare rumore, tiene in movimento il Paese. È l’Italia della produzione locale, dell’imprenditoria specializzata, del Made in Italy. Tra queste eccellenze, giocano un ruolo importante le officine del Canavese, storico
“Sono passati molti anni da quando mio padre ha deciso di intraprendere questa avventura e ampliare i nostri orizzonti”, racconta Elena Pescetto, attuale socia-titolare della Zurvit. “Guardando indietro vediamo una storia fatta di sacrificio e determinazione. Se guardiamo avanti, invece, vediamo un obiettivo chiaro: consolidare la nostra presenza nel mercato delle componenti medio-grandi, segmento ad alto valore aggiunto. Continuità, è questo il termine che usiamo. Vogliamo dare un seguito al lavoro iniziato da nostro padre, puntando sulla qualità, sulla flessibilità e su una competenza costruita in quarant’anni di esperienza”.
Accanto a Elena, responsabile della parte amministrativa, troviamo sua sorella, Simona Pescetto, impegnata nel gestire direttamente le linee di produzione. Insieme, le due dirigenti sono la massima espressione di una tradizione che anticipa i cambiamenti del mercato e si proietta nel futuro. Quello proposto dalla Zurit, infatti, è un modello familiare le cui radici restano solide – tornitura e fresatura sono ancora il cuore delle lavorazioni – ma che volge sguardo verso l’automazione, le celle robotizzate, l’integrazione di strumenti avanzati e di sistemi smart. In fabbrica convivono il tornio tradizionale e il robot programmato, la manualità esperta e l’algoritmo. Perché dietro ogni movimento automatizzato c’è sempre una mente che ha studiato il processo, progettato l’attrezzatura, immaginato la soluzione. È qui che la meccanica si rivela meno statica di quanto sembri: è un laboratorio continuo di inventiva, dove rigore e fantasia camminano insieme.
“Negli anni abbiamo attraversato momenti complicati senza fermarci mai, nemmeno durante la pandemia”, spiega Elena. “Ma le difficoltà che stiamo riscontrando ora, con il momento di recessione dell’economia tedesca e le tensioni geopolitiche che hanno rallentato l’intero indotto del Nord Europa, ci stanno mettendo a dura prova. Nonostante questo, abbiamo deciso di investire, di diversificare, di ampliare le lavorazioni attraverso nuovi centri produttivi, in modo da intercettare mercati differenti e rafforzare la nostra competitività”.
Ma la sfida più delicata è culturale. Secondo chi vive il settore dall’interno, trovare manodopera specializzata è sempre più difficile. I giovani spesso si allontanano dal mondo della fabbrica, intimoriti da un’idea superata di fatica e rigidità. Eppure la manifattura moderna richiede sì competenze tecniche, ma anche tanta capacità di problem solving, creatività, fantasia. Non è solo esecuzione: è progettazione, adattamento e intelligenza pratica. “Riscoprire il valore della manualità significa anche riannodare un filo con la tradizione italiana dell’ingegno, quella che affonda le radici nei grandi inventori del passato”, dichiara la titolare di Zurvit. “Il nostro è un mestiere di rigore, ma noi lo facciamo con il cuore. Ci piace custodire e proteggere la nostra identità familiare, la stessa che ci ha permesso di affrontare le difficoltà del mercato e di spingersi verso obiettivi sempre più grandi”.
Nel silenzio delle officine del Canavese, la meccanica continua a evolversi. E con lei, una famiglia che ha scelto di restare, innovare e costruire futuro.
Per saperne di più, visita il sito www.zurvit.it
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