1 maggio, Eurispes: "Occasione per parlare del nomadismo digitale, nuova realtà lavorativa"
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
03
Ven, Apr

Abbiamo 1739 visitatori e nessun utente online

1 maggio, Eurispes: "Occasione per parlare del nomadismo digitale, nuova realtà lavorativa"

Lavoro
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - "Il primo maggio è l'occasione parlare di un nuovo tipo di lavoro: il nomadismo digitale che, in Italia, è una realtà ma non ancora consolidata". Lo dice all'Adnkronos/Labitalia l'Eurispes ricordando che si tratta "ci sono gli italiani che abbandonano i tradizionali luoghi fisici del lavoro per vivere una

vita senza vincoli e con maggiore libertà, spesso spostandosi da un paese all’altro. I risultati indicano che meno di un decimo degli italiani (9,1%) lavora interamente da remoto in una località diversa da quella dove ha sede la sua azienda e un 38,3% conosce persone che lo fanno. L’8,2% del campione ha lasciato il lavoro che svolgeva per privilegiare la propria qualità della vita e le proprie inclinazioni, ad esempio, avere più tempo libero, dedicarsi ai propri hobby, interessi e affetti. Il 28,5% ha almeno un parente, amico, conoscente, che ha fatto questa scelta (il 63,3% no)". 

"Il 5,2% - sottolinea - riferisce di aver lasciato definitivamente il lavoro per la nascita di un figlio; molti di più, il 31,2%, conoscono qualcuno che lo ha fatto. Per il 6,7% la rinuncia a lavorare conseguente alla nascita di un figlio è stata temporanea; il 36,6% ha parenti, amici o conoscenti che hanno smesso di lavorare per qualche tempo. La propensione a lavorare all’estero, soprattutto in cerca di migliori condizioni economiche. Quasi la metà dei lavoratori italiani (47,3%) ha valutato, più o meno concretamente, l’eventualità di un trasferimento lavorativo in un paese straniero; in particolare, il dato si divide tra chi ci ha pensato ma alla fine ha deciso di non farlo (16,2%) o non ha potuto farlo (14,9%), chi lo ha fatto per un periodo (quasi un decimo, 9,9%), chi, infine, ha intenzione di farlo in futuro (6,3%). Sono soprattutto i laureati ad aver considerato l’ipotesi di lasciare l’Italia per lavorare fuori dal Paese (non ci ha mai pensato la minoranza, 44,8%)". 

"La ragione che avrebbe spinto quanti hanno pensato di andare a lavorare all’estero - analizza l'Eurispes - è stata la possibilità di poter ottenere migliori condizioni economiche (28,2%). A seguire: conseguire più sicurezza e stabilità lavorativa (17,8%), avere più possibilità di trovare lavoro (17,5%), perché all’estero ci sono maggiori opportunità di crescita professionale nel settore di interesse (16,2%) e, con valori minori, perché un’esperienza professionale all’estero rende più competitivi sul mercato del lavoro (11,9%) o, infine, altri motivi (8,3%)". 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.