Cegos, 31% lavoratori teme la scomparsa del proprio lavoro per la diffusione dell'IA
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
22
Mer, Apr

Abbiamo 2959 visitatori e nessun utente online

Cegos, 31% lavoratori teme la scomparsa del proprio lavoro per la diffusione dell'IA

Lavoro
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Nel 2026, il Gruppo Cegos, leader internazionale della formazione professionale, celebra i suoi 100 anni. Un secolo di impegno e innovazione al servizio dello sviluppo delle competenze, della trasformazione delle organizzazioni e del mondo del lavoro, in Italia, in Europa e in tutto il mondo. In questa edizione del Cegos

international barometer 'Transformation, skill & learning', si mettono in luce le tendenze e le tensioni che attraversano oggi le aziende: la crescente diffusione dell’Intelligenza Artificiale, la rapida evoluzione delle professioni, la necessità di adattare continuamente le competenze e la pressione sempre maggiore per formare in modo mirato e tempestivo.  

Cegos ha scelto di interrogare i professionisti delle risorse umane e i lavoratori sui temi del lavoro e della formazione, così come li immaginano da qui al 2035.In questo contesto, segnato dall’accelerazione delle trasformazioni tecnologiche e sociali, la formazione appare al tempo stesso come una leva e una sfida, al centro di esigenze di anticipazione, agilità e performance collettiva. Il 31% dei lavoratori intervistati teme la scomparsa del proprio lavoro (26% in Italia). Il 74% prevede invece una modifica del contenuto del proprio lavoro (69% in Italia). Il 68% dei direttori Hr indica IA e automazione come le principali trasformazioni che avranno un impatto sulle competenze nella propria organizzazione nei prossimi 2 anni (63% in Italia), nettamente davanti ai nuovi modelli di lavoro, alla demografia e alla transizione ecologica.  

Secondo i direttori Hr, il 23% dei ruoli attuali è esposto a un rischio di obsolescenza delle competenze entro 3 anni (25% in Italia). Il 65% dei direttori Hr privilegia lo sviluppo delle competenze nel ruolo attuale nel rispetto al recruiting (50% in Italia). Il 57% sviluppa la mobilità interna verso altri ruoli (50% in Italia). Lavoratori e Hr prevedono un mondo del lavoro sempre più tecnocentrico (dati, algoritmi, Ia), più mobile e più agile (smart working, ritmi flessibili). I lavoratori sono fiduciosi nella propria capacità di adattamento (valutazione media: 7/10). 

Lavoratori e Hr ritengono che la priorità sarà sviluppare competenze umane distintive rispetto all’Ia (23% lavoratori, 21% Hr – 16% e 22% in Italia), seguite dalla garanzia dell’occupabilità, molto lontano rispetto al supporto alla transizione ecologica (solo 9% lavoratori, 8% Hr – 8% e 5% in Italia). Il 91% degli Hr afferma che lo sviluppo delle skill è strategico per la propria organizzazione (87% in Italia). Il 78% dei lavoratori condivide questa convinzione (72% in Italia). 1 lavoratore su 4 percepisce già o prevede un’obsolescenza delle proprie competenze (10% già; 16% a breve – 10% e 12% in Italia). Il 77% degli Hr a livello globale ritiene la propria organizzazione agile nel rispondere ai bisogni formativi (medesima percentuale sul territorio nazionale). Tuttavia, il 41% dei lavoratori ritiene che la formazione arrivi troppo tardi rispetto al bisogno (53% in Italia). 

“Le aziende sembrano aver tratto insegnamento dalle precedenti ondate di trasformazione: assumere non basta, è spesso complesso e non rappresenta necessariamente una soluzione di lungo periodo.La soluzione sostenibile passa attraverso lo sviluppo continuo delle competenze interne, in una logica di anticipazione e mobilità. La leva strategica consiste nel coinvolgere ogni individuo in una dinamica di apprendimento permanente, individuando e sviluppando i talenti”, ha dichiarato Emanuele Castellani, executive board member del Gruppo Cegos e ceo di Cegos Italia. 

Il 79% dei lavoratori (a livello global e Italia) utilizza la GenAI a titolo personale, ma solo il 64% la impiega a fini professionali (56% in Italia). L’84% degli HR dichiara che la propria organizzazione sia in grado di integrare nei prossimi 3 anni gli impatti tecnologici sui mestieri (85% in Italia), ma solo il 28% ha formalizzato e condiviso regole di utilizzo dell’Ia con i collaboratori (22% in Italia). Solo il 32% dei lavoratori si è già formato sull’Ia tramite community di pratica formazione aziendale (29% in Italia). 

Emanuele Castellani ha commentato: “L’Ia generativa ha fatto un’irruzione così rapida e massiva nelle nostre vite che non è più un tema tra tanti, ma molto spesso il prisma attraverso cui i direttori Hr leggono oggi il futuro della loro organizzazione. Le strategie aziendali, e di conseguenza le politiche di formazione, si strutturano ormai sempre più attorno all’anticipazione degli impatti tecnologici. Questa focalizzazione è pienamente legittima, ma non deve far dimenticare le nuove aspettative manageriali, sociali e ambientali espresse dai lavoratori e che le aziende devono anch’esse accompagnare”. 

Il 55% della formazione è ancora erogato in presenza (59% in Italia). Il 64% degli Hr favorisce la formazione in situazione di lavoro - on the job learning - (50% in Italia) e il 50% i workshop di co-sviluppo (38% in Italia). Il 70% degli HR valorizza l’integrazione della formazione nel lavoro quotidiano (65% in Italia). 

Il 63% delle organizzazioni utilizza già l’IA generativa nella formazione o sta iniziando a farlo (53% in Italia). Il 57% utilizza l’IA per personalizzare i percorsi formativi o sta iniziando a farlo (+20 punti in 3 anni – 47% in Italia). 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.