"Ormai da anni sosteniamo l’assoluta necessità di varare un piano nazionale per la prevenzione degli incidenti sul lavoro e delle malattie professionali, supportato da risorse adeguate e non ci sono ricette segrete: informazione,
"E invece - dice - lo stesso decreto 81/2008 la cui firma arrivò proprio per la spinta emotiva sociale generata da quella tragedia, vede ancora oggi, a distanza di oltre 13 anni, la sua attuazione incompleta poiché circa una ventina di decreti attuativi non hanno mai visto la luce. Anche allora si mossero raccolte fondi che raggiunsero alcuni milioni di euro per le famiglie dei lavoratori deceduti nel rogo, ma sul lavoro si muore ogni giorno e tutti i familiari delle vittime meritano analogo rispetto e sensibilità, ed avrebbero diritto a risarcimenti più adeguati perché, quando sono previsti, sono davvero irrisori”.
"Il ruolo dei sindacati nelle aziende - sostiene - è fondamentale perché gli infortuni sono sempre tutti prevedibili ed evitabili, anzi dovrebbe essere valorizzato nell’interesse di tutti, anche della stessa impresa che, in caso di infortuni, ci rimette direttamente". "Ma all’indomani di queste tragedie quotidiane - avverte - nulla riprende come prima per le vittime e per le famiglie che si ritrovano sole, senza un sostegno psicologico neppure per i figli minori, che alla maggiore età vedono addirittura perdere il diritto a qualunque risarcimento, per non parlare di quei genitori che, per il solo fatto di non risultare a carico di figli che vivevano con loro, in base alla normativa che regola risale al 1965, non vedono riconoscersi la titolarità di alcun diritto, come se da quella morte non ne avessero avuto alcun danno morale".
"Per questo - sottolinea il presidente dell'Anmil - chiediamo con forza che anche a questa si ponga mano con urgenza all'intero impianto del testo unico infortuni".
"Il Covid - osserva con Adnkronos/Labitalia Debora Spagnuolo, vicepresidente nazionale Anmil - nel 2020, ha colpito in totale nel nostro Paese 131.000 lavoratori, di cui 91.000 donne (70%) e 40.000 uomini (30%), e dei 423 deceduti, 71 sono state le donne (17%) e 352 uomini; dati che dimostrano che, proprio le donne 'predilette' dal virus Sars Covid-19 nel contagio, hanno continuato a lavorare in questa pandemia, ma sono state quelle che più degli uomini hanno saputo resistergli e superarlo". "Eppure - sottolinea - la condizione lavorativa delle donne è fortemente peggiorata, fino a far diventare le lavoratrici le più sacrificabili e sacrificate perché quando si è trattato di decidere nelle case degli italiani, all’interno della coppia, chi dovesse restare a casa a prendersi cura dei figli e delle persone con disabilità, non ci sono stati dubbi: le donne sono state le prime ad essere scelte per smartworking, cassa integrazione o licenziate non appena possibile".
"Quanto alla tutela delle donne - rimarca Debora Spagnuolo - all'indomani di un infortunio a causa degli stipendi più bassi delle donne, dovuti anche a contratti part-time o simili, anche le rendite erogate loro dall'Inail sono più basse in quanto, oltre alla percentuale di disabilità, l'altro parametro su cui vengono calcolati i risarcimenti è la retribuzione al momento dell'infortunio".
