La cronaca ce lo ricorda ogni giorno: in tutto il mondo e in ogni settore la supply chain sta diventando uno degli aspetti più delicati - e più finora trascurati - da parte delle aziende, grandi e piccole che siano. Una recente
“La pandemia - aggiunge Daniele Civini, Head of Sales di Jaggaer in Italia, multinazionale leader nello spend management - ha sicuramente portato a un altro livello di attenzione il procurement aziendale. L’emergenza, che ha visto la quasi totalità delle aziende manifatturiere bloccate sia nell’importazione sia nell’export, ha costretto a riflettere sull’importanza di una qualificazione attenta dei propri fornitori, con particolare attenzione alla gestione dei rischi. Da un lato, i sistemi di e-procurement, come il nostro Jaggaer One sono sempre più sofisticati e vocati anche ad analisi predittive e offrono un aiuto proprio su questo fronte; dall’altro, le aziende, anche grazie al Pnrr, sono sempre più motivate a investire in digitalizzazione per assicurarsi il pieno controllo degli investimenti e dei costi. Una combinazione favorevole per un procurement più sostenibile”.
Tra i settori più colpiti dallo shortage di materie prime, spicca l’automotive, bloccata dall’assenza dei chip. Due aziende diversissime tra loro, l’iconica Tesla e l’italiana Silla Industries, hanno però trovato una soluzione, modificando in corsa circuiti stampati e firmware per diversificare le loro forniture, usando chip di produttori diversi e diluendo così l’aleatorietà degli approvvigionamenti.
Racconta Alberto Stecca, Ceo di Silla Industries, che produce a Padova colonnine per la ricarica di auto elettriche: “Abbiamo colto i primi segnali verso la fine del 2020 quando i fornitori cinesi hanno informato di un aumento dei prezzi e che, dopo il Capodanno, sarebbe stato difficile approvvigionarsi. Abbiamo quindi dirottato parte degli accantonamenti destinati agli investimenti per rinegoziare le forniture, aumentando le quantità e anticipando le consegne. Una scelta che è risultata vincente. In più, abbiamo iniziato a modificare i nostri prodotti così da assemblarli anche con componenti diversi. A spingerci in questa direzione è stata la constatazione che anche chip semplici avevano prezzi in rialzo e disponibilità sempre più scarsa, segnale che presto anche quelli più sofisticati avrebbero seguito il medesimo iter. E così è stato. Avere produzione e R&D in uno stesso luogo ci ha aiutato molto a reagire in corsa, ribaltando a nostro vantaggio la situazione”.
Anche il design made in Italy ha subito importanti conseguenze: tutti i gruppi leader della filiera (tessile, legno e pelle) hanno scelto in corsa di investire nel magazzino delle materie prime. “Le problematiche per chi fa impresa si accentuano, tra carenza di materie prime e aumento dei prezzi, aumenti di energia, gas e trasporti e la prospettiva, ahinoi, di una quarta ondata di Covid, con una responsabilità molto forte di ognuno di noi nei confronti dell’ambiente”, afferma Giancarlo Dani, presidente del Gruppo Dani, 170 milioni di ricavi nel 2020 e una previsione di incremento del 20% per l’anno in corso. “Siamo in arretrato - avverte - con le consegne, ma la richiesta è marcatamente rivolta alla fascia medio/alta con una ricerca di materiali di alta qualità e perlopiù a partire da origini europee. Questo comporta una riduzione dei margini perché, oltre alle pelli grezze, sono aumentati anche i costi dei prodotti chimici, dei trasporti e dell’energia. Ma la forza della conceria italiana è legata proprio al servizio, alla sua capacità di garantire consegne rapide e decine di colori pronti in magazzino. La qualità è fondamentale, ma oggi vince soprattutto chi riesce a soddisfare la domanda con più rapidità”.
Ma non è tutto: la maggior parte delle aziende europee, come evidenzia una ricerca promossa da Soldo, azienda leader dello spend management, ha aumentato la frequenza della revisione dei budget. “Il 69% dei Cfo intervistati ha segnalato un aumento della frequenza delle previsioni di budgeting durante la pandemia, perché l'agilità è uno strumento fondamentale per la mitigazione del rischio. Per garantirsi una visione più chiara del futuro, le aziende stanno adottando metodi più sicuri e insieme dinamici per assecondare le curve di modelli economici e politici in rapida evoluzione", sottolinea Davide Salmistrato, Country Manager di Soldo in Italia. "Stanno inoltre agendo, da un lato, con la spinta alla digitalizzazione e a una gestione sempre più oculata e rapida di tutte le spese aziendali e, dall’altro, con una pianificazione sempre più puntuale e prospettica per preservare la liquidità aziendale, senza perdere alcuna occasione per la crescita”, conclude.
