Capaci di fronteggiare l’emergenza di fronte all’epocale crisi causata dal Covid-19, pronti a cogliere la sfida della ripartenza investendo in tecnologia e nuovi modelli organizzativi per i propri studi professionali. La maggior parte
Secondo la ricerca dopo aver assistito 6 milioni e mezzo di lavoratori e un milione e mezzo di imprese nel corso della pandemia, senza risparmiarsi anche in orari festivi e notturni, i 26mila consulenti del Lavoro sono pronti a rinnovarsi e ad offrire servizi in linea con le trasformazioni del mercato del lavoro: dalla consulenza giuridica ed economica sui rapporti di lavoro (59% delle risposte) alla crisi di impresa (56,6%); dal welfare aziendale (56,1%) alla sicurezza sul lavoro (46,7%), passando per l’organizzazione del lavoro (45%), la selezione, formazione e le politiche attive (44%). Un rapporto dal quale emerge l’immagine di una professione che è destinata a diventare sempre più centrale nei prossimi anni.
Nonostante, infatti, il sovraccarico di lavoro e di adempimenti nel periodo emergenziale, alle prese con richieste di sussidi a fondo perduto, crediti d’imposta, incentivi statali e cassa integrazione - che ha causato stress e preoccupazione per il 55,2% degli intervistati - in molti sono riusciti a riorganizzare il proprio lavoro cogliendo la sfida del rinnovamento.
La pandemia è stata anche l’occasione per avvicinare tanti professionisti ad investire in tecnologia; a ripensare alla propria attività in forma aggregata (27,8% del totale), sia in forma associata che Stp, con aperture verso altri mondi professionali; a strutturarsi a livello di personale organico (mediamente 3 addetti) a diversificare e specializzare i servizi offerti con risultati che non sono mancati. Ad essere portatori di questo approccio del tutto nuovo e dinamico della professione sono soprattutto i giovani.
