(Adnkronos) - Sul lavoro agile, o smart working, nei prossimi mesi "bisogna avere più modelli, più possibilità di scelta alla luce di quello che è uno degli obiettivi di questa normativa che è quello di
E per Gottardi "è necessario fare chiarezza nell'uso dei termini". "Nel corso della pandemia, la maggior parte delle persone ha lavorato a distanza, da casa, senza alternanza di lavoro in presenza in ufficio. Tantissime persone sono rimaste esclusivamente connesse da casa per mesi. In questo caso, è un lavoro a distanza, non c'è stato smart working vero perché la pandemia lo imponeva, con la necessità del distanziamento", continua la giuslavorista. Secondo Gottardi, "nelle ondate successive la situazione è cambiata, con molte più persone che lavorano sia a distanza che in presenza, e ci stiamo quindi avvicinando a quello che si intende per smart working".
Per l'esperta di diritto del lavoro, è comunque "necessario introdurre un 'filtro' anche sindacale o di contrattazione aziendali, soprattutto nelle imprese più grandi, cercando però che tutto non si irrigidisca". "Lo smart working infatti -continua Gottardi- ti consente di essere un po' dentro, un po' fuori. Puoi decidere se ti colleghi e se utilizzi lo stesso orario di quando sei in presenza oppure lavorare per obiettivi. E questa sarebbe la grande sfida, facendo in modo che il lavoratore a distanza possa articolare il suo tempo senza dovere necessariamente farlo corrispondere a quello che ha quando è in presenza. Questa è la grande sfida!", conclude.
