Lo psicobiota. Quando l’ansia passa dall’intestino
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Lo psicobiota. Quando l’ansia passa dall’intestino

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(Adnkronos) - Nel 1853, lo scrittore Sydney Whiting pubblicò un libro affascinante e unico nel suo genere dal titolo “Memoirs of a Stomach”, nel quale lo stomaco umano (ma più in generale l’intestino), narrando le vicende e le esperienze della propria vita, nel punto della narrazione dedicato all’incontro con Mr. Brain (il signor Cervello), testualmente dice: “ ["e tra me e quell'individuo, il signor Cervello, fu stabilita una doppia serie di cavi elettrici… in modo che io potessi, con la massima facilità e rapidità, raccontargli tutti gli avvenimenti della giornata man mano che arrivavano, e anche lui poteva comunicarmi i suoi sentimenti e le sue impressioni”]. 

Più di un secolo dopo, nel 1998, il dottor Micheal Gershon della Columbia University provvide ad elaborare e pubblicare il concetto del “secondo cervello”. Il riferimento, tanto nel 1853 quanto nel 1998, era evidentemente ad un asse bidirezionale attraverso il quale l’intestino comunica con il cervello e viceversa. L’esistenza di questo doppio canale è, dunque, storicamente e universalmente riconosciuta in un contesto nel quale l’intestino, provvisto lungo i suoi 7 metri di estensione di un corredo spaventosamente grande di neuroni strutturati ed organizzati in un sistema complesso, detto “neuroenterico”, oltre a svolgere le sue fisiologiche funzioni, interviene potentemente nelle situazioni di stress, di ansia o di tensione. 

Ma perché il “secondo cervello” possa mantenersi in salute e dunque correttamente funzionante, ha bisogno di un partner, magari nascosto al suo interno, ma straordinariamente vivace e prezioso, dal quale trarre indicazioni per il complessivo benessere dell’organismo. 

Siamo ad una nuova tappa del viaggio guidato dall’immunologo Mauro Minelli nell’incredibile mondo dei “fermenti”. Appuntamento a venerdì 5 luglio, ore 15 

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