Azovstal, evacuazione soldati. Kiev: non è una resa - Video
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Azovstal, evacuazione soldati. Kiev: non è una resa - Video

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(Adnkronos) - I primi soldati ucraini lasciano l'acciaieria Azovstal a Mariupol. L'evacuazione, in particolare dei feriti, è documentata dal video diffuso oggi dal ministero della Difesa russo soldati ucraini. Per Kiev non si tratta di una resa, ma di uno step nell'ambito di uno scambio di prigionieri. 

Secondo quanto ha dichiarato il portavoce del ministero della Difesa russo Igor Konashenkov, "nelle ultime 24 ore hanno deposto le armi e si sono arresi 265 combattenti ad Azovstal. Fanno parte del gruppo di soldati, fra militari regolari e elementi del battaglione Azov assorbito nella Guardia nazionale, anche gli oltre 53 uomini gravemente feriti trasferiti nell'ospedale di Novoazovsk, nell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk. I 265 militari "hanno deposto le armi", ha assicurato Mosca. 

Kiev aveva reso noto che i militari evacuati dall'impianto di Mariupol attraverso il corridoio umanitario verso zone controllate da Mosca o dai separatisti filorussi sarebbero stati in seguito scambiati con prigionieri russi. Anche se il Presidente Volodymir Zelensky aveva anticipato che le trattative per la restituzione dei soldati dell'Azovstal sarebbero state "lunghe e delicate". Il Presidente della Duma, Vyacheslav Volodin, ha chiesto alla Camera di definire un provvedimento in cui si proibisce uno scambio di prigionieri che comprenda i militari che hanno resistito all'Azovstal. "Criminali nazisti non devono essere oggetto di scambio. Sono criminali di guerra e dobbiamo fare il possibili per perseguirli", ha affermato Volodin.  

"A Istanbul io personalmente avevo parlato di questo con il presidente Erdogan un mese fa, il presidente Zelensky mi ha delegato per questo incontro. Già allora si parlava di coinvolgimento della parte turca, ma non tutto è cosi facile. Il capo del Cremlino ha una sua idea e visione, e poi è stato detto di no al presidente Erdogan", ha poi affermato il ministro della Difesa ucraino Oleksy Resnikov. "Capisco benissimo le mogli e le madri dei ragazzi che cercano di rivolgersi alla Cina, ma bisogna capire che la Cina risolverebbe ben poco lì. Oggi abbiamo la missione umanitaria Onu, Croce Rossa, c'è l'iniziativa del Papa". Resnikov poi ribadisce: "Loro l'ordine l'hanno eseguito". 

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