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Elezioni 2018: Tajani a pranzo da Berlusconi dopo suo ok a candidatura

Elezioni: Tajani a pranzo da Berlusconi dopo suo ok a candidatura

Politica
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Lega : 'Chi lo vuole vota Fi, noi per Salvini premier'. Polemica M5s: 'Nel 1988 attaccava Falcone'

Elezioni 2018: Tajani a pranzo da Berlusconi dopo suo ok a candidatura
Elezioni 2018: Tajani a pranzo da Berlusconi dopo suo ok a candidatura

 

Il giorno dopo avere sciolto la sua riserva circa la disponibilità ad essere il candidato premier di Forza Italia, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani è arrivato all'ora di pranzo a Palazzo Grazioli, residenza romana di Silvio Berlusconi. In mattinata Tajani si è trattenuto diverse ore nella rappresentanza del Parlamento europeo a Roma. Interpellato, Tajani ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

"Alla fine - ha detto soddisfatto a Mattino 5 Silvio Berlusconi questa mattina - siamo riusciti ad avere da Tajani la sua disponibilità non è stato facile per lui. Lui ha messo il suo Paese davanti all'Ue, in Europa tutti guardano a lui come il migliore presidente del Parlamento europeo, hanno grande stima e affetto. La mia richiesta ha fatto breccia, non entrerà in campagna elettorale oggi ma ha detto che nel caso noi avessimo una maggioranza con Forza Italia primo partito lui è disponibile a presiedere il governo e sarebbe per noi un vantaggio avere un personaggio così inserito nella realtà europea per proteggere i nostri interessi che fino ad ora non lo sono stati".

Sembra fredda al momento la Lega. "Il mio auspicio - ha detto Matteo Salvini a Radio Anch'io - è che all'interno del centrodestra la Lega sia la forza più premiata". "Chi vuole Tajani - aggiunge il leader della Lega - vota Forza Italia, chi preferisce le idee la forza e la libertà della Lega vota Salvini premier e Salvini da lunedì è pronto a lavorare. Domenica gli italiani voteranno per un cambiamento. Ci sarà una maggioranza di centrodestra".

Polemica M5s, nel 1988 attaccava Falcone - "Quasi tutti hanno dimenticato, e Tajani non sta certo lì a ricordarlo, che tempo fa l'aspirante premier del centrodestra prese una posizione chiara nello scontro tra i sostenitori e i detrattori dei paladini siciliani antimafia. E decise di schierarsi chiaramente contro Giovanni Falcone". Lo afferma, in un post, il M5S rilanciando un articolo dell'allora cronista de Il Giornale Antonio Tajani, dal titolo "Il giudice fa carriera solo per meriti "antimafia"? "Da cronista del Giornale, all'inizio del 1988, Tajani segue passo passo la vicenda della successione ad Antonino Caponnetto nella posizione di capo dell'ufficio istruzione del Tribunale di Palermo. In competizione ci sono l'anziano Antonino Meli e il giovane Giovanni Falcone. Tajani segue e scrive del dibattito interno al Csm nei giorni precedenti la famosa notte del 19 gennaio, quella in cui l'organo di autogoverno dei magistrati preferisce Meli a Falcone. Secondo molti, quell'episodio rappresenta l'inizio della fine per il giudice nemico numero uno dei corleonesi", scrive il M5S che sottolinea: "Tajani scrive "Sono mesi, però, che si lavora dietro le quinte per trasformare la nomina in una sorta di processo di beatificazione. Il nome sul quale si sono mossi gli accordi sotterranei è quello di Giovanni Falcone". "Tajani - si legge nel post - verga resoconti a metà tra cronaca e retroscena, ma i toni sono evidentemente a sostegno di Meli e il logoramento ai danni di Falcone è a tratti smaccato. I sostenitori del giudice ucciso a Capaci vengono ripetutamente definiti da Tajani "padrini". E all'antivigilia della decisione del Csm, Tajani scrive ancora che "Falcone ha perso consensi fra gli stessi giudici per il suo eccessivo interessamento alla promozione: troppi politici ne avrebbero caldeggiato la candidatura". "Roba di 30 anni fa? Certo, ma perfettamente coerente con la storia di un personaggio che da lì a poco parteciperà per via diretta alla fondazione di Forza Italia", attacca il M5S. (ANSA)

Red
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