(Adnkronos) - L'esecutivo non ha concesso emendamenti alla legge di bilancio 'silenziando' ambedue le camere, non più soltanto una? "Il monocameralismo non è saltato. Lunga vita al monocameralismo (im-perfetto)", provoca con ironia, rispondendo all'Adnkronos, Alfonso Celotto, professore di Diritto costituzionale
all'Università Roma Tre. "Il numero di emendamenti poco importa. Se facessimo un lavoro certosino troveremmo casi analoghi. La realtà è che da circa 40 anni si è profondamente trasformato il modo di produrre le leggi: è dalla metà degli anni '70 che il decreto legge è diventato un'iniziativa legislativa rinforzata usata da tutti i governi per le iniziative di rilievo in alternativa al disegno di legge, visto il grande vantaggio di dovere essere esaminato entro 60 giorni dal Parlamento".
Celotto ricostruisce il processo di trasformazione: "Negli ultimi 20 anni si è consolidata la questione di fiducia, cioè il meccanismo usato da tutti i governi (sinistra, destra, populisti, tecnici...) per blindare il voto parlamentare sui provvedimenti importanti, ad esempio la finanziaria, facendo cadere tutti gli emendamenti. E negli ultimissimi 5 anni siamo passati al monocameralismo alternato, cioè i provvedimenti più importanti come la legge di bilancio vengono esaminati da una sola Camera che vede emendamenti e testo e li approva, mentre invece l'altra camera si limita a una ratifica di fiducia. Ovviamente in tutto questo è rafforzato il ruolo del governo e indebolito quello del Parlamento. Tuttavia di crisi della centralità parlamentare si parla da almeno 50 anni. Ed è preoccupante. Per questa ragione - conclude il costituzionalista, già capo gabinetto del ministro Casellati - sarebbero necessarie riforme istituzionali serie e condivise". (di Roberta Lanzara)
