Lgbtqia+, Meritocrazia Italia: "Terzo genere, contro discriminazioni, no nuove etichette ma battaglie libertà"
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Lgbtqia+, Meritocrazia Italia: "Terzo genere, contro discriminazioni, no nuove etichette ma battaglie libertà"

Politica
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(Adnkronos) - "Secondo i giudici, l’eventuale introduzione di un terzo genere di stato civile avrebbe un impatto generale, che postulerebbe necessariamente un intervento legislativo di sistema, nei vari settori dell’ordinamento e per i numerosi istituti attualmente regolati con logica binaria. È un fatto che la percezione

del singolo di non appartenere né al genere femminile, né a quello maschile sia fonte di disagio e spesso condizioni le relazioni sociali e lavorative e renda difficile la realizzazione delle personali attitudini e aspirazioni. L’attesa è che un intervento normativo nella direzione suggerita possa ridurre le disparità di trattamento e assicurare maggiore rispetto per la dignità sociale di tutti gli individui e per la tutela della salute". Così, in una nota, Meritocrazia Italia. 

"L’intento è apprezzabile. Purtroppo, però, il problema è più complesso di così. Vale davvero dubitare che l’introduzione di nuovi criteri di catalogazione certa possa costituire la risposta adeguata a una questione che ha radici nel profondo del disagio culturale di una società ancora troppo poco inclusiva e immobilizzata, nello sviluppo civile, da vecchie incrostazioni culturali e pregiudizi cementificati dal tempo. Si dimentica troppo spesso che, di là da orientamento sessuale e genere di appartenenza, facciamo tutti parte dell’unico ‘genere’ che conta, quello umano, e meritiamo di accedere tutti alle stesse occasioni di felicità e benessere. Di fronte a questo, Meritocrazia Italia - si legge in una nota - chiede che si facciamo meno battaglie di forma e per la forma, e che le energie siano piuttosto investite in rivoluzioni culturali di sostanza. Il cambiamento non passa per il perbenismo formalista dei termini o nella finta apertura mentale di nuove etichette".  

"Allo stesso modo, la vera libertà non è nella possibilità di utilizzare l’appellativo di ‘sindaca’, ‘avvocata’ o ‘ministra’, come non lo è, per converso, nella proibizione dell’uso di nuovi femminili; la vera libertà si conquista soltanto con la costruzione di opportunità reali di accesso a quegli incarichi, secondo ambizioni e desideri, indipendentemente dal genere. Contro ogni forma di discriminazione si combatta realmente, tutti i giorni, senza nascondersi comodamente dietro gli inutili formalismi del politicamente corretto o delle catalogazioni certe. Ai vecchi dogmi, inadeguati a una realtà in cambiamento, non se ne sostituiscano dei nuovi. Si combatta per i diritti, per la meritocrazia e per l’equità sociale", concludono. 

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