Governo, Barbareschi: "Mi fido di Draghi" - il Centro Tirreno - Quotidiano online
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Dom, Lug

Governo, Barbareschi: "Mi fido di Draghi"

Governo, Barbareschi: "Mi fido di Draghi"

Politica
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"Io sono convinto che se Draghi dice una cosa, la fa. Mi fido. E la fiducia, all’interno di un sistema, è determinante".

Governo, Barbareschi:
Governo, Barbareschi: "Mi fido di Draghi"

 

Attore, regista, direttore del Teatro Eliseo, produttore cinematografico e televisivo, Luca Barbareschi condivide con l’Adnkronos la sua riflessione mentre il Presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, sta andando avanti con le consultazioni in vista di un possibile nuovo governo.  

"Il gioco della politica di un certo tipo è finito - afferma subito in premessa - Noi abbiamo ora l’opportunità di ricominciare a fare una politica seria con professionisti seri che conoscono un’altra lingua oltre all’italiano, che hanno girato un po’ il mondo, con uno standing internazionale all’altezza dei giochi internazionali, altrimenti continuiamo a giocare partite interne senza renderci conto degli scenari geopolitici, drammaticamente cambiati, così come di quelli geoeconomici, basti pensare ai fondi sovrani che gestiscono ormai la politica dei paesi inevitabilmente, visto che ci sono gruppi che hanno una capitalizzazione 3 volte il Pil italiano".  

E Draghi, evidenzia il produttore, è "fra le figure più alte del Paese, ha un iter professionale di grandissimo livello. Io l’ho conosciuto - racconta Barbareschi - è eccellente, è una persona di buon senso, sa cosa sono i numeri, sa cosa sono i sacrifici. Non dimentichiamo che se non avessimo avuto Draghi alla Bce, ora saremmo stati a terra. E poi è fuori dai giochi della vecchia politica che, per essere degna di questo nome, deve fare un salto di qualità: 1 non vale 1. Non è più possibile avere un gruppo di scappati di casa che per tre anni ha fatto finta di fare politica nel Paese creando solo tragedie e drammi. Bisogna appoggiare Draghi, non c'è discussione".  

"La politica oggi per essere efficace deve essere a lungo termine e impopolare", dice il regista che fotografa anche il panorama politico, lui che in politica c'è stato. "Purtroppo il centrodestra non è coeso: Forza Italia ha un'idea, nella Lega Giorgetti e Salvini non sembrano pensarla allo stesso modo, Fratelli d’Italia è cresciuto ma storicamente non è dalla parte di Draghi. E poi c’è un centrosinistra dove, appena uno è sveglio (vedi Renzi), lo uccidono per lasciare spazio ai mandarini, mentre se avessero fatto un partito dinamico oggi saremmo un Paese diverso".  

Barbareschi si sofferma anche sul settore che gli appartiene: "Non bisogna tagliare gli investimenti Rai sulla fiction. L’unica cosa che la fa guadagnare. Noi avevamo 300 milioni di investimenti sulla fiction Rai e ora siamo arrivati a 150 milioni o forse meno. Il problema è di strategia culturale: ci interessa una ‘exception culturelle’ italiana, una narrazione italiana? Siamo interessati a pensare che i contenuti sono la manna del futuro?" 

"Lo ha capito così bene l’America che sta facendo la guerra mondiale dei contenuti per la colonizzazione del mondo attraverso aziende straordinarie, capitalizzate, non necessariamente in attivo ma sostenute da Wall Street - fa notare Barbareschi - Tutti gli Over The Top nascono da un progetto politico che l’America persegue per posizionarsi nel mondo. La politica, infatti, deve avere visione, quindi, strategie. Io sono un vecchio velista, non sono un motoscafista che va dritto al traguardo. E il velista deve avere un tattico con cui decidere se fare dei bordi per arrivare al traguardo. E quindi, chiedo, com' è la politica culturale italiana? E’ museale o è proattiva? Spero a tal proposito - esprime il suo auspicio personale il produttore - che Draghi faccia una politica proattiva". 

In ogni caso per Barbareschi ora il presidente del consiglio incaricato da Mattarella è l'uomo giusto al momento giusto, perché ora servono competenze di livello superiore in un mondo che sta cambiando così in fretta. Un mondo in cui, dice Barbareschi, "l'’America ha demandato tutto agli inglesi. Sì, so quello che dico. Ora l'America oramai ha un interesse relativo nei confronti dell’Italia. C’è un accordo Stati Uniti-Regno Unito per il quale saranno gli inglesi a occuparsi di tanti temi italiani, a partire da rigassificatori e molto altro. E quindi c’è bisogno di competenza, di ministri che non siano solo diplomati alle medie, così come c'è bisogno di un'Italia che smetta di tagliare le gambe all’aspirazione dei giovani, trasformandola in raccomandazione. C'è bisogno, piuttosto, di un'Italia che faccia crescere l'aspirazione dei giovani e che si fondi sulla meritocrazia. E anche di un'Italia in cui che conduca in porto la riforma della magistratura".  

(di Veronica Marino)