(Adnkronos) - Dopo gli slogan e lo show, arrivano anche il programma e, a sorpresa, l'inno: Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci - non più, però, uomo solo al comando -, diventa realtà. O, per dirla come i tanti che nella due giorni di assemblea costituente all'Auditorium della Conciliazione a Roma prendono la
parola sul palco: un sogno, una speranza, che l'Italia torni agli italiani, per esempio, sicuramente di chi cerca "il cambiamento, perché oggi fra destra e sinistra si porta avanti l'agenda Draghi", dice l'ex capo della Folgore nella conferenza stampa che anticipa il suo intervento fiume davanti a una platea che sembra pendere dalle sue labbra.
Poltroncine rosse piene, molte bandiere della neonata formazione politica, è ora di pranzo quando l'ex parà ha il compito di raccontare, a modo suo, cosa farebbe se andasse al governo del Paese. Nonostante la fame, rimangono tutti dentro. Dopo tutto l'antipasto lo servono a tavola da Domenico Furgiuele, ultimo arrivato in casa Vannacci, che si rivolge ai camerati - così li chiama - strappando applausi, Laura Ravetto, che si occupa di donne e del merito che deve orientarle, non certamente le quote rosa, Massimo Arlechino, l'uomo di Gianni Alemanno, che legge una lettera (e si commuove) dell'ex sindaco di Roma che vale una standing ovation, e ancora Rossano Sasso e Lorenzo Gasperini, ideologo del programma, riempiono la pancia dei futuristi (non alla Marinetti) prima dell'abbuffata finale con il leader.
Strizzando l'occhio alla destra estrema, o comunque a quella destra che "o è coraggio o non è" di almirantiana memoria, Vannacci dapprima aizza la folla, ricalcando le parole del giorno prima sull'orgoglio di essere feccia e citando Via del campo di Fabrizio De André, per cui "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori, e oggi di fiori ne sono nati tanti", poi presenta la canzone che rappresenterà il partito: Futura, di Lucio Dalla. Poco importa se in platea non la conosce quasi nessuno, e che il cantautore bolognese avesse ben altre simpatie politiche, il brano è stato scelto perché rappresenta la speranza di un futuro diverso, nazionale ça va sans dire.
Un Futuro nazionale, ancora, che ha come stella polare la remigrazione, di cui però si è già scritto tanto, ma non solo. Di migranti, il generale fattosi politico, ne vuole solo il 4%, gli altri via: "Espulsione dei senza titoli, revoca della cittadinanza per chi commette gravi reati, l'Italia tornerà a essere la casa degli italiani", scandisce dal palco. E poi basta con i decreti flussi, quelli che rappresentano il vero tradimento che questo governo ha fatto agli elettori che lo hanno votato.
Sul capitolo energia, Vannacci ha le idee chiare: nucleare di ultima generazione, no alle rinnovabili, tanto che si devono levare pure gli incentivi in bolletta, e incentivi alle biomasse. Passare all'ora legale permanente, abolizione del Green deal sono un altro pezzo del pacchetto, che vede anche una riforma della giustizia che prevede un "immediato piano di realizzazione di nuove carceri e liberazione dei posti occupati dai detenuti non italiani", ma soprattutto "una giustizia che tuteli le vittime della criminalità non i criminali. Nessuno tocchi Caino? No, nessuno tocchi Abele, Caino va in carcere". Un fisco giusto e senza sprechi, che premi le piccole e medie imprese attraverso un'"aliquota forfettaria unica", ma soprattutto un quoziente famigliare che incentivi la natalità sono le altre ricette. "Oggi il panda" del Wwf "è il bambino italiano - dice -. L'italiano è in estinzione. E non ditemi che dobbiamo importare i bambini stranieri".
Poi c'è la scuola che deve essere "dura e selettiva, come è la vita" e "deve tornare a fare la scuola e formare gli italiani di oggi e domani", per creare cittadini e professionisti utili alla società anche attraverso l'addestramento. Mentre gli ospedali non devono fatti "per far morire i malati e gli anziani, né per chi vuol un corpo femminile pur essendo nato con un corpo maschile" per cui "alla mostruosità del modello progressista di sanità noi rispondiamo con taglio delle liste", che possono essere ulteriormente abbattute grazie allo sport, e il padre ne è un esempio, che deve essere accessibile a tutti. Anche a chi non può permetterselo, ma intanto tutti devono lavorare, persino i quattordicenni nelle pause scolastiche. "Riportiamo il libretto di lavoro a 14 anni - scandisce -. Non li manderemo in miniera, e sarà su base volontaria, ma se un ragazzo a 14 anni vuole fare il cameriere perché non lo può fare? Se vuole aiutare la madre e il padre perché non può farlo?".
Il nodo, quello della discordia, però, è tutto sul reato di femminicidio. Se prima di entrare in scena sul palco Vannacci dice di essere contrario perché "è un omicidio come tutti gli altri, e non c'è bisogno di una fattispecie specifica" perché "uomini e donne sono uguali, non c'è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole: non esiste il femminicidio. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità. Una posizione di lavoro la si guadagna in base al merito, non in base a quello che uno ha sotto le mutande, questa è parità", davanti alla platea rincara la dose spiegando che "è una assurdità, serve a fare il lavaggio del cervello alla cittadinanza. Non è questa la funzione del diritto penale la cui suddivisione in fattispecie non ha basi". E questo fa arrabbiare tanto a sinistra, quanto a destra, a cui però non chiude le porte per una futura alleanza.
"Io non voglio fare implodere il centrodestra, ho fondato un partito indipendente e vado avanti. Le alleanze si fanno prima delle elezioni, ho delle linee rosse che non sono disposto a negoziare", mette agli atti in conferenza stampa, la stessa in cui sembra tendere un ramoscello d'ulivo alla premier Giorgia Meloni che, dice, "ha perfettamente ragione" nel definire censura il patentino di antifascista che viene dato a Più liberi più libri, "perché in un Paese dove la libertà di espressione è in Costituzione questa libertà di espressione non deve essere soggetta ad alcun patentino, sia esso di artifascismo o di anti non so che cosa".
E un segnale di pace arriva persino per il suo ex segretario Matteo Salvini, che "ha già fatto il ministro dell’Interno" e quindi "perché no? Ci sono tante persone che potrebbero farlo, Salvini è tra queste". Non a Forza Italia, le truppe azzurre che ieri nel ring Vannacci aveva provato a mettere ko.
