Legge elettorale: la fiducia non blinda la legge, il caso Cossiga del 1980
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Legge elettorale: la fiducia non blinda la legge, il caso Cossiga del 1980

Politica
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(Adnkronos) - Dopo il via libera del Senato, la partita sulla legge elettorale si sposta di nuovo alla Camera dei deputati, dove è calendarizzata per il 28 settembre. Il Governo sta valutando se mettere la fiducia, le opposizioni insorgono mentre Elly Schlein lancia l'alert: "Noi faremo muro contro la legge e speriamo di mandare sotto

alla Camera la maggioranza un'altra volta". L'opposizione può riuscirci anche in caso di fiducia? La storia delle legislature della Repubblica italiana dimostra che l'arma della maggioranza - la questione di fiducia - non rende un provvedimento invincibile. Il caso Cossiga del 1980 'docet': la fiducia può non bastare.  

La storia: Il 27 settembre 1980 il presidente del Consiglio Francesco Cossiga per evitare la discussione dei 90 articoli ed emendamenti del cosiddetto 'decretone', un maxi provvedimento di politica economica e finanziaria, pose la fiducia a cui seguì il voto a scrutinio segreto sul testo come approvato dalle commissioni. La fiducia passò: 329 sì contro 264 no. Appena trenta minuti dopo, a scrutinio segreto, si votò il testo finale del decreto che fu bocciato con 298 voti contrari e 297 voti a favore, dunque un solo voto di scarto. Una trentina i franchi tiratori con la beffa, che si racconta, consumata sui dettagli: due deputati arrivarono in ritardo di pochissimi minuti perché rimasti bloccati fuori dall'Aula. Caduto il decreto, Cossiga riunì il Consiglio dei ministri e poi salì al Quirinale per dare le dimissioni.  

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