Caso Regeni, Meloni: "Determinati a cercare verità". Tajani: "Non ho problemi ad andare in Parlamento"
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Caso Regeni, Meloni: "Determinati a cercare verità". Tajani: "Non ho problemi ad andare in Parlamento"

Politica
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(Adnkronos) - ''Voglio ribadire la mia vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni, alla loro richiesta, che è anche la nostra, di verità e giustizia. Lo Stato italiano è parte civile nel processo. Quindi anche noi siamo assolutamente determinati a cercare la verità sulla vicenda. Noi abbiamo sempre utilizzato tutti i

canali, anche quelli politici e diplomatici con il Cairo. Ho un po' il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi''. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, oggi, martedì 29 settembre, a Praga, all'indomani della sentenza della Prima Corte di Assise di Roma, che ha condannato tre 007 egiziani per il sequestro di Regeni. 

Un messaggio condiviso anche dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che a Bruxelles ha ribadito come il governo italiano sia "determinatissimo", non "cauto", nel cercare la verità sull'uccisione in Egitto del ricercatore italiano, e sta "dalla parte della vittima" e dei suoi familiari. Le opposizioni hanno chiesto al vicepremier di riferire in Parlamento dopo le sue dichiarazioni a proposito della sentenza ("non è stato condannato l'Egitto, sono state condannate tre persone"). "Sono andato più di 100 volte in Parlamento. Non ho mai problemi ad andare in Parlamento", afferma Tajani, dove "dirò sempre le stesse cose, la verità, che ho sempre detto. Però strumentalizzare alcune cose non mi pare che sia molto corretto. Sono stato presidente del Parlamento" Europeo, "figuriamoci se ho paura di andare in Parlamento", taglia corto. 

“Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall'Avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che, lungi dall'essere sicuro, tortura, uccide anche i cittadini degli stati cosiddetti amici”, ha detto ieri l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni. 

A una domanda sulla sentenza, Tajani ha risposto che "c'è la separazione dei poteri, la sentenza è di primo grado: c'è stata una condanna, non è stato condannato l'Egitto, sono state condannate tre persone". "E' stato deciso che sono colpevoli, vedremo quello che succederà in secondo e in terzo grado, però c'è stato un omicidio, quindi è stata una cosa non accettabile", ha aggiunto. Poi, a chi chiedeva se c'è stata collaborazione da parte del governo egiziano per l'individuazione dei colpevoli, Tajani ha replicato: "Noi abbiamo sempre chiesto collaborazione, sono stati condannati e la giustizia farà il suo corso". 

Critiche sono arrivate dalle opposizioni. "Tajani ha perso un’altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al Paese. Dimostra di non aver capito niente della sentenza di ieri, che condanna per il sequestro e la tortura di Giulio Regeni tre componenti dell’apparato di sicurezza del regime egiziano. Nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi. Le parole di Tajani sono molto gravi perché arrivano proprio quando la giustizia ha compiuto un importante passo avanti dopo dieci anni di tenace battaglia per la verità da parte della famiglia Regeni e uno sforzo encomiabile della Procura", ha detto tra gli altri Elly Schlein. "Tajani si risparmi i toni da assoluzione di ufficio, anche perché adesso è compito del governo far rispettare ed eseguire la sentenza emessa, con un’iniziativa politica e diplomatica forte e determinata, per pretendere dal governo egiziano di consegnare i responsabili alla giustizia e che paghi all’Italia il risarcimento che la sentenza ha stabilito", ha aggiunto la segretaria del Pd. Critiche anche da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, oltre che dal segretario di Più Europa, Riccardo Magi.  

In giornata Tajani è intervenuto nuovamente, rispondendo alle critiche, a margine del Forum Euromediterraneo dell'Acqua a La Nuvola di Roma. "Io sono stupito dalle polemiche - ha detto il vicepremier - mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri" che è "una sentenza limitata che non dice chi sono gli assassini di Regeni" mentre noi "vogliamo che si faccia piena luce su questo, noi non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane in ogni incontro su quello che per noi è fondamentale, scoprire la verità, scoprire chi sono gli assassini di Regeni", ha aggiunto, sottolineando che "agire con diplomazia, con discrezione, non significa non agire". Il titolare della Farnesina ha rimarcato che "l'attività diplomatica non ha nulla a che vedere con copertura, noi non copriamo nulla, vogliamo soltanto scoprire la verità".  

Le opposizioni hanno chiesto a Tajani di andare in Parlamento per spiegare "quali iniziative concrete il governo intende assumere" dopo la sentenza. E' la richiesta arrivata in apertura dei lavori al Senato dal M5S, a cui si sono associati anche Pd, Iv e Avs. 

"Giulio Regeni ha conosciuto sulla sua pelle 'tutto il male del mondo' - ha detto il capogruppo M5S, Luca Pirondini - Questa frase la disse sua madre, Paola Regeni. Dopo dieci anni, una sentenza della Corte d’Assise di Roma ha condannato tre appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani per il suo sequestro. Davanti a questo, Antonio Tajani ha scelto di sottolineare che 'non è stato condannato l’Egitto'. Ma lo sa Tajani che è ministro degli Esteri italiano? Quale risposta intende dare il governo italiano a una sentenza che riguarda la morte di un cittadino italiano? Per dieci anni le autorità egiziane non hanno fornito la piena collaborazione richiesta dalla magistratura italiana. Cosa intende fare ora il governo? Quali conseguenze politiche intende trarre? Giorgia Meloni in tutto questo continua a tacere, stavolta non dice nemmeno che 'non condivide né condanna'. Eppure cosa c'è di più sovranista che chiedere conto al Cairo del sequestro di un italiano? Tajani venga in Parlamento e risponda. Dica agli italiani quali iniziative concrete il governo intende assumere. Dopo dieci anni, la famiglia Regeni e tutti i cittadini italiani hanno diritto a vedere un governo che difende l'onore dell'Italia anziché rispondere con tutta la pavidità del mondo". 

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