(Adnkronos) - "La diagnosi precoce per i tumori del colon retto è fondamentale. Questo ce lo dicono tanti dati prodotti nella fase pre-Covid, in particolare i dati che hanno analizzato gli screening di popolazione che sono stati istituiti a partire dalla metà degli anni 2000 e che hanno dimostrato che l'utilizzo degli screening
"Con la diagnosi precoce - sottolinea Ricciardiello, che è anche responsabile del percorso diagnostico terapeutico aziendale cancro colon rettale presso l'Azienda ospedaliera universitaria Sant'Orsola Malpighi d Bologna - abbiamo sicuramente la possibilità di identificare le lesioni pre-maligne, ovvero i polipi, attraverso un test semplice del sangue occulto fecale. Quindi, la colonscopia in caso di positività dà la possibilità di asportare i polipi e di prevenire quella che è la sequenza che poi porterebbe allo sviluppo del cancro".
Lo screening "inoltre ha la possibilità di identificare i tumori maligni in una fase molto precoce - evidenzia lo specialista all'Adnkronos Salute - e suscettibile quindi di trattamento. Considerando che il cancro colorettale rappresenta il secondo cancro più frequente sul territorio nazionale con 48mila mila casi diagnosticati nel 2022, con un aumento dell'1,5% negli uomini e dell'1,6% nelle donne, è assolutamente intuitivo quanto lo screening sia fondamentale e la diagnosi precoce altrettanto". Il tumore nelle fasi iniziali è asintomatico "ed è per questo che lo screening è importante. Però ci possono essere dei sintomi che possono allertare il paziente, quindi il medico di riferimento - precisa Ricciardiello - per poter eventualmente indirizzare il paziente stesso a fare la colonscopia: alterazioni dell'alvo improvvise, perdita di peso involontaria, sanguinamento rettale, anemizzazione e affaticamento. Con questi sintomi, di fatto un paziente dovrebbe andare dal medico curante che dovrebbe prescrivergli una colonscopia".
