(Adnkronos) - "Il ruolo dei vaccini" anti-Covid "è stato fondamentale e indiscutibile". In 3 anni di pandemia, in cui siamo cambiati noi ed è cambiato Sars-CoV-2, anche la loro funzione si è evoluta. Oggi, nell'era Omicron, "i vaccini spray potrebbero essere decisivi". Lo sottolinea all'Adnkronos Salute il virologo
Gli esperti parlano anche dei vaccini e ribadiscono: "I dati raccolti in questi anni dimostrano senza alcun dubbio la loro grande efficacia e estrema sicurezza". Ma con Omicron, approfondisce Burioni, professore della Facoltà di Medicina dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, "anche nel caso dei vaccini ci sono alcune differenze: prima di Omicron, infatti, l'efficacia della vaccinazione era elevata anche nell'ostacolare le infezioni e la trasmissione del contagio, efficacia che con questa variante è diminuita. Ma questo non significa che i vaccini non funzionino. Anzi: continuano a funzionare benissimo perché prevengono le forme gravi di Covid, evitando ospedalizzazioni e morti. E non mi sembra poco".
Quello che sta succedendo è che, "analizzando tutte le caratteristiche evolutive della variante Omicron, sembra proprio che il virus stia progressivamente evolvendo verso una forma che causa infezioni sempre più localizzate per esempio al naso o alla gola", evidenziano Burioni e Gili.
Nell'articolo si va ancora più nel dettaglio: con Omicron, spiegano gli autori, "forse entra in gioco" anche "l'assenza di IgA, necessarie per la protezione a livello delle mucose contro le infezioni virali localizzate". Le IgA (immunoglobuline di tipo A) sono anticorpi che difendono le mucose. Lo sviluppo di vaccini da somministrare per naso e per bocca potrebbe essere una chiave contro il Sars-CoV-2 di oggi? "Certo - risponde Burioni - i vaccini spray potrebbero essere decisivi nel fornire una protezione mediata da IgA, fondamentali per la difesa contro i virus che danno infezioni 'localizzate', come l'influenza".
Il mondo dopo Omicron: "Si può guardare avanti con ottimismo"
Il futuro della pandemia? "Avendo a che fare con un virus completamente nuovo, non si possono fare previsioni, se non molto azzardate. Però è vero che possiamo guardare avanti con un certo ottimismo, anche dovuto al fatto che tutte le sottovarianti attualmente circolanti" di Sars-CoV-2 "discendono sempre da Omicron e nessuna di esse riesce a prendere il sopravvento sulle altre, segno che non è ancora emersa una nuova caratteristica evolutiva veramente diversa e importante da rendere una di queste forme virali predominante", riflettono Burioni e Gili.
L'articolo offre un'analisi che aiuta a comprendere com'è il mondo dopo Omicron. Perché questo mutante di Sars-CoV-2 ha impresso una svolta, e Burioni e Gili approfondiscono nel dettaglio cos'è cambiato. Oggi viviamo immersi in una 'zuppa di varianti', o 'sciame di varianti' - le definizioni usate nell'articolo - un fenomeno per cui nessuna delle tante 'figlie' di Omicron in circolazione stabilisce un predominio assoluto sull'altra. Ma i due studiosi riavvolgono il nastro di 3 anni di pandemia e raccontano come si è arrivati fino a oggi. Perché con Covid, "per la prima volta nella storia della medicina", spiegano nell'analisi, "abbiamo potuto osservare e studiare in modo molto approfondito l'evoluzione di un nuovo virus che si diffonde attraverso una popolazione completamente immune", e quello che succede dopo, man mano che l'immunità aumenta.
E si è visto che, di fatto, c'è un prima e un dopo Omicron: "Comparsa alla fine del 2021, nel giro di pochissimo tempo si è capito che questa variante aveva caratteristiche molto diverse rispetto a quelle che l'hanno preceduta", approfondiscono Burioni e Gili. "E' stato infatti dimostrato non solo che è più contagiosa (cosa che è accaduta progressivamente in tutte le varianti precedenti), ma anche che ha una grande capacità di reinfettare individui guariti e vaccinati e di sfuggire senza troppe difficoltà dalla nostra risposta immunitaria. Omicron, inoltre, entra nelle nostre cellule in modo diverso rispetto alle varianti precedenti, e preferisce infettare le cellule del naso e della gola piuttosto di quelle dei polmoni".
Queste differenze, continuano Burioni e Gili, "si confermano anche a livello clinico: da un lato Omicron causa una patologia meno grave, dall'altro i sintomi che dà sono molto diversi. Se il sintomo tipico di una persona infettata dalla variante Delta era la perdita del gusto e dell'olfatto, con Omicron è molto più frequente che un paziente ti dica che ha un intenso mal di gola".
Osservare questa evoluzione di Sars-CoV-2 passo passo è stato possibile perché, come si spiega nell'articolo, con "gli strumenti molecolari oggi a nostra disposizione le sequenze virali sono state analizzate e condivise a un ritmo senza precedenti, consentendo una sorveglianza quasi in tempo reale". Nella loro analisi Gili e Burioni si pongono una domanda, fin dal titolo: Sars-CoV-2 prima e dopo Omicron, due virus diversi e due diverse malattie? "E' una questione di nomenclatura, alla fine poco importante - rispondono in definitiva gli esperti - Però, analizzando tutte le caratteristiche evolutive della variante Omicron, effettivamente sembra proprio che il virus stia progressivamente evolvendo verso una forma che causa infezioni sempre più localizzate (per esempio al naso o alla gola), con minore coinvolgimento dell'intero organismo, come invece succedeva con Delta e con le varianti prima".
Cosa riserva il futuro si vedrà. Ma, seguendo il suggerimento di Burioni, dal punto in cui ci troviamo adesso possiamo provare a guardare oltre l'orizzonte con la lente dell'"ottimismo".
