(Adnkronos) - L'epidemia di Covid-19 ci ha lasciato tanti strascichi e quello forse più problematico riguarda la salute mentale dei ragazzi. "Dopo la pandemia abbiamo avuto un aumento del disagio che interessa i giovani già nella fascia pre-adolescenziale: è una vera emergenza. Vediamo ragazzi vittime di autolesionismo,
Il Covid è stata la causa? "Ci sono una serie di ingredienti e considerazioni, c'era già un sottobosco implicito - risponde Chieffo - che non era così colorato e rappresentato come oggi, la pandemia e il lockdown hanno alimentato forme di alienazione e stare tanto tempo in famiglia ha permesso ai genitori di capire e comprendere meglio il disagio dei ragazzi e allo stesso tempo i giovani sono stati 'obbligati' dalla chiusura per il Covid a dare spazio alle loro difficoltà emotive in famiglia".
Nel reparto di Psicologia clinica arrivano pazienti che hanno bisogno di cure, qual'è l'identikit dei ragazzi? "Sostanzialmente abbiamo due profili: una forma di disturbo può essere una psicopatologia, con depressione o ansia. Sono ragazzi che non rientrano nei percorsi di psicoterapia e che hanno un 'trigger' psichiatrico. Poi abbiamo un malessere psicologico: sono manifestazioni che si potrebbero intercettare precocemente. Ultimamente - continua - vediamo vittime di episodi ridondanti di cyberbullismo, oppure l'aumento dei disturbi alimentari: non solo disturbi del cibo ma del ritmo dell'assunzione del cibo, ad esempio si mangia durante la notte o si abusa di cibo spazzatura. Sono profili con aspetti organici che hanno necessità di percorsi di cura personalizzati e non necessariamente di assumere farmaci".
Quali sono le figure che possono intercettare il disagio? "Secondo la nostra esperienza, sulla base delle storie che raccogliamo, è importante l'approccio personalizzato, ogni paziente ha una sua storia e alcuni disturbi possono nascere in diverse fasi. Noi puntiamo su una sensibilizzazione nella vita di tutti i giorni, chi fa questo viaggio insieme agli adolescenti ha una grande opportunità. La scuola è una cornice fondamentale, non perché vogliamo caricarla di responsabilità, ma perché siamo con la scuola. Sicuramente in quel contesto i ragazzi hanno la possibilità di manifestare il malessere. I pediatri con gli adolescenti hanno un ruolo già più secondario a quell'età, e anche le famiglie sono molto avvantaggiate rispetto ad una informazione, spesso chiedono aiuto in modo inappropriato: serve segnalare il disturbo quando condiziona la vita del figlio".
