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Trapianto di faccia: complicazioni, medici intervengono usando tessuti paziente

Trapianto di faccia: complicazioni, medici intervengono usando tessuti paziente

Salute e Benessere
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Ospedale Sant'Andrea, non ci sono preoccupazioni per la vita della donna

Trapianto di faccia: complicazioni, medici intervengono usando tessuti paziente
Trapianto di faccia: complicazioni, medici intervengono usando tessuti paziente


I medici hanno deciso di ricostruire il volto della paziente a cui avevano praticato il trapianto di faccia con i suoi stessi tessuti, in attesa di un nuovo donatore, dopo che "i tessuti trapiantati hanno manifestato segni di sofferenza del microcircolo".

"Le condizioni generali della paziente permangono buone e non ci sono preoccupazioni per la sua vita - si legge nuovo bollettino dell'ospedale Sant'Andrea di Roma - in considerazione del permanere della sofferenza del microcircolo, si è deciso di procedere alla ricostruzione temporanea con tessuti autologhi della paziente, in attesa di una eventuale ulteriore ricostruzione con tessuti facciali da nuovo donatore".

Il prossimo bollettino medico è previsto intorno alle ore 12.00 di domani.

A indurre i medici a intervenire è stato un "sospetto rigetto".  L'intervento chirurgico è tecnicamente riuscito" ma "i tessuti trapiantati hanno manifestato segni di sofferenza del microcircolo". Per questo si valuta "una ricostruzione temporanea con tessuti autologhi della paziente nell'attesa di una ulteriore ricostruzione con un nuovo donatore".

Esperto Usa, 'rigetto nel 90% dei casi'

 "Il rigetto è molto comune nei trapianti di faccia, e si presenta nel 90% dei pazienti entro il primo anno". Lo afferma all'Ansa Bohdan Pomahac, il chirurgo che ha effettuato il primo intervento di questo tipo negli Usa, commentando i problemi sorti dopo l'operazione effettuata a Roma.

Pohamac ha effettuato diversi trapianti a partire dal 2011, quando ha ridato un volto a un veterano Usa che era stato sfigurato da una scossa elettrica. "Nella nostra esperienza i pazienti hanno una crisi di rigetto all'anno anche dopo il primo periodo - aggiunge Pomahac, che ovviamente non si esprime sul caso specifico della donna romana che ha subito l'intervento -. Per fortuna la maggior parte delle crisi si risolve con i farmaci immunosoppressori".
Quando i farmaci non funzionano si può arrivare a fare un secondo trapianto. E' il caso di Jerome Hamon, che ha ricevuto un nuovo volto nel 2010 in Francia e che pochi mesi fa ne ha avuto un altro, proprio a causa del rigetto.

L'intervento di trapianto della faccia effettuato su una donna presso l'Azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea di Roma ed è tecnicamente riuscito.

L'équipe, composta da chirurghi e anestesisti, con infermieri strumentisti che si sono alternati in sala, ha operato complessivamente per 27 ore. Sottoposta a terapia immunosoppressiva antirigetto, la paziente è attualmente in coma farmacologico indotto e rimarrà in isolamento nella Terapia Intensiva. La prognosi è riservata.

Nel corso della giornata l'ospedale ha reso noto che la donna è in "buone condizioni cliniche" le che "è entrata in Terapia Intensiva intorno alle ore 6.00 di questa mattina. Tutti i controlli eseguiti finora "sono risultati nella norma". Di conseguenza "si sta progressivamente sospendendo la sedazione per svegliarla". La donna resterà in isolamento nel reparto di terapia intensiva per i prossimi giorni, in prognosi riservata.

"È stato come un concerto, nel quale bisogna coordinare una serie di artisti per sviluppare un'opera": così Fabio Santanelli di Pompeo, responsabile dell'Unità Operativa di Chirurgia Plastica dell'ospedale Sant'Andrea di Roma, ha descritto all'ANSA il primo trapianto di faccia eseguito in Italia.

Il fatto di essere stati gli apripista in Italia "non è importante", ha detto ancora Santanelli. "Non abbiamo mai pensato al fatto di essere i primi, ma - rileva - solo alla possibilità e al piacere di aiutare un paziente. Ora abbiamo la speranza che questo intervento possa aprire la strada ad altri simili, abbiamo qualche persona già in lista d'attesa ma sono sicuro che con la diffusione della notizia più pazienti capiranno che possono fare l'intervento". Anche la durata dell'operazione, oltre 27 ore, non è un problema per il chirurgo. "Capita spesso di avere interventi molto lunghi in chirurgia plastica - sottolinea Santanelli - e io stesso ne ho fatti già alcuni in passato. Ci si aiuta con la caffeina, ma comunque l'adrenalina dell'intervento è già sufficiente a non far pensare al tempo che passa, è una cosa che si guarda solo alla fine".

Red
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