Vaia: "Persone con disabilità possono e devono diventare protagoniste di un New deal"
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
27
Lun, Apr

Abbiamo 2379 visitatori e nessun utente online

Vaia: "Persone con disabilità possono e devono diventare protagoniste di un New deal"

Salute e Benessere
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - "E' tempo di puntare sulla soggettività esplosiva e coinvolgente delle persone con disabilità; loro stesse possono e devono diventare protagoniste di un New deal: rinnovare il welfare, investire meno in strumenti di morte e molto di più in strumenti di vita. Ce la faremo". Così sui social, Francesco

Vaia, ex direttore Generale della Prevenzione del ministero della Salute e ora componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità.  

"C'e' sempre un fil rouge nella nostra vita - evidenzia Vaia - In questi ultimi sei anni occupandomi prima di tumori (Regina Elena e San Gallicano), poi di malattie infettive (Spallanzani), quindi Prevenzione (direzione generale-ministero Salute), infine oggi all'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, ho potuto constatare da un lato la grande forza soggettiva di chi si occupa di queste problematiche, con professionalità e spirito di sacrificio, dall'altro lato la necessità che il sistema Paese si faccia carico maggiormente di ciò".  

"Si parla, ed è un bene, dei giovani, del loro malessere, spesso scuro e sottovalutato, dei tumori che crescono in una societa' che sembrerebbe dimenticare quanto l'ambiente incida, di famiglie che hanno nel proprio seno persone con disabilita', troppe volte abbandonate e nei cui occhi si legge il terrore del dopo di noi, (cosa succederà ai nostri figli quando noi non ci saremo più?) - conclude Vaia - Si guarda, e giustamente, alle attività sportive, soprattutto quelle simboliche e/o planetarie, come esempio di grande momento di inclusione e spesso ci si dimentica del quotidiano, di chi non ha nessuna possibilità di accedervi perché gli impianti o hanno barriere o non esistono affatto". 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.